Nota interna Svimez
di Paolo Baratta
1.- Molte nuove iniziative industriali sia tra quelle realizzate che tra quelle annunciate di prossimo avvio nel Mezzogiorno, hanno prescelto localizzazioni fortemente decentrate rispetto ai grandi agglomerati urbani e metropolitani.
Una certa quota del recente sviluppo industriale dell’area napoletana è situato all’estremo Nord della stessa, ai margini se non al di fuori del tessuto dei centri urbani e delle aree industriali presenti al suo interno.
Un importantissimo fenomeno di industrializzazione ha avuto luogo lungo l’asse autostradale Roma-Napoli.
Una serie di nuove iniziative hanno scelto località come Vasto (SIV), L’Aquila (Sit-Siemens), Sulmona (Fiat), Battipaglia. Un altro gruppo ancora, località come Termoli (Fiat), Nardò (Fiat), la Valle del Basento (Programma annunciato dalla Pirelli), la Valle del Tirso (Montedison-Eni), ecc.
Si osserva cioè che nel caso di localizzazioni in ambiti metropolitani vengono non di rado prescelti i territori situati ai loro margini estremi, mentre non manca il caso di localizzazioni in aree totalmente esterne alle zone di influenza delle grandi aree metropolitane e in aree decisamente “periferiche”.
2.- Avviandosi il processo di industrializzazione del Sud, in larga parte, sotto la forma di estensione dell’apparato produttivo delle regioni settentrionali e delle imprese di grande dimensione operanti su scala internazionale, tendono ad essere applicati anche nell’area meridionale criteri di localizzazione analoghi a quelli che l’industria applica oggi nelle aree sviluppate (spesso congestionate). Tali criteri sono resi possibili dalle modalità con cui procede la crescita delle attività produttive, dell’evoluzione della tecnologia e degli apparati tecnico-organizzativi delle aziende stesse. La crescita della dimensione aziendale e la crescente qualificazione e autonomia delle attività di gestione rispetto alle attività di produzione vera e propria, consentono una articolazione sul territorio delle imprese secondo le diverse esigenze ubicazionali delle varie loro componenti. In particolare della componente terziaria, ancora in larga misura tipicamente metropolitana e dalla componente secondaria (per la quale i problemi di reperimento di manodopera diventano sempre più gravi per l’industria europea).
Ubicazioni decentrate delle unità produttive sono in generale sollecitate dai nuovi problemi creati dalla congestione urbana e metropolitana nonchè dalla possibilità di stabilire in aree decentrate più facili rapporti con l’ambiente circostante, in articolare più agevoli rapporti con la manodopera locale.
A ciò si aggiunga che una serie di ostacoli tecnico-economici al decentramento sembrano decrescere di importanza relativa: dall’incidenza sempre minore dei costi di trasporto sui costi dei manufatti (1) alla nuova agilità con cui possono essere gestiti una serie di “servizi alla produzione”; si nota in particolare la diffusione della pratica secondo cui le manutenzioni e le riparazioni più delicate vengono organizzate ed eseguite da imprese specializzate operanti su ampi territori e spesso dalla stessa impresa dalle quali il macchinario o l’impianto furono acquistati.
3.- Il processo di diffusione territoriale dell’industria nel Sud sembra dunque svolgersi in forme molto articolate, ben diverse da quelle ipotizzate dalla strategia dei poli di viluppo. Si è visto che per alcune iniziative, neppure la prossimità fisica di grandi aree metropolitane sembra abbia costituito fattore di attrazione determinante. A ciò si aggiunga che, per un discreto numero di iniziative tra quelle avviate da grandi imprese settentrionali o multinazionali nell’ambito delle zone di influenza degli agglomerati metropolitani (in particolare sull’asse Roma-Napoli), da un primo sommario esame, la vicinanza di grandi centri urbani non appare determinante ai fini dell’economicità della loro gestione. Vero è che comodità marginali, che molte aree intermetropolitane offrono rispetto ad altre zone più periferiche, diventano decisive in presenza di un sistema di incentivazione indifferenziata. Non pare azzardato affermare che un diverso sistema di incentivi avrebbe potuto indurre le stesse imprese a decidere, per questi loro impianti, localizzazioni in altre aree più periferiche, dal momento che ciò non avrebbe comportato sensibili oneri aggiuntivi.
Si vuole con ciò dire che la percentuale di nuove iniziative per le quali può essere vantaggiosa una localizzazione anche all’esterno delle zone di diretta influenza delle aree metropolitane potrebbe rivelarsi superiore a quella che si rileva in base alle sole iniziative che già, e nonostante il vigente sistema di incentivi, si sono localizzate in aree periferiche negli anni recenti.
4.- Tutto ciò non comporta la conclusione che debba essere ridimensionata l’importanza dei fattori agglomerativi di tipo urbano e metropolitano, che restano fondamentali ai fini di uno sviluppo industriale differenziato che abbia carattere di completezza. Significa solo che per il Mezzogiorno la successione delle fasi dell’evoluzione industriale si prospetta diversa da quella stabilita nei processi di diffusione che hanno avuto luogo nelle altre aree industriali, in particolare in quel le del Centro-Nord, e che la strategia di sviluppo deve tenere conto che una componente significativa delle nuove iniziative (quella oltretutto sulla quale si può fare maggiore affidamento in considerazione delle obiettive difficoltà che si frappongono ad un processo di diffusione delle iniziative locali) fin dalle fasi iniziali del processo di industrializzazione, “chiede” di localizzarsi in aree decentrate.
Per molte di queste aree, quindi, non necessariamente una prospettiva di sviluppo deve essere rinviata ad un futuro, lontano nel tempo, come risultato del progressivo “debordamento” della crescita industriale intorno alle grandi concentrazioni urbano-industriali e della moltiplicazione di piccole e medie imprese locali (sull’esempio dello sviluppo di molte provincie venete rispetto all’area milanese (1). Fin da stadi arretrati dello sviluppo del Sud, quale quello odierno, può prospettarsi per esse l’installazione di unità manifatturiere (soprattutto di stabilimenti) di media e anche di grande dimensione.
5.- Di fronte alle nuove tendenze di diffusione territoriale di una quota non trascurabile dello sviluppo industriale manifatturiero sul quale il Mezzogiorno può far conto nel prossimo futuro, è lecito affermare che l’avere reso accessibili e disponibili ampi territori non metropolitani, ove tuttavia è distribuita una significativa offerta di lavoro, intervento che poteva apparire come dispendioso per l’esuberanza di infrastrutture di trasporto che si andavano realizzando, può dimostrarsi, invece, come una condizione importante ai fini dell’accelerazione dello sviluppo industriale di tutto il Sud.
A sua volta il fatto che il processo di crescita industriale nel Sud possa avviarsi anche in queste forme, costituisce una condizione favorevole per il Sud stesso ove si tenga conto:
1) che le aree urbane e metropolitane sono in larga parte ancora semplici agglomerazioni demografiche, non ancora in grado di esprimere una completa offerta di servizi metropolitani all’industria moderna, nè ancora centri di forte sviluppo di iniziative locali;
2) che di fronte al già grave stato di congestione che le caratterizza, solo uno sviluppo industriale decentrato può offrire la possibilità di una loro razionalizzazione e di un loro adeguamento a ricevere e sviluppare i necessari servizi direzionali (oltre che, naturalmente, le molte altre attività manifatturiere e di servizio tipicamente metropolitane).
3) che è meno difficile per il Mezzogiorno, ridurre in tempi ravvicinati, il divario esistente tra le condizioni di molte aree decentrate europee verso le quali si indirizzano molte nuove scelte di localizzazione, che non ridurre il suo svantaggio in termini di “presenze metropolitane”; il superamento del divario tra le “presenze metropolitane” del Sud rispetto al resto dell’Europa è certamente obbiettivo prioritario, per realizzare il quale è necessaria la mobilitazione di risorse ed energie ingentissime, ma appunto per questo si tratterà di un processo lungo e difficile e comunque condizionato dall’intensità del processo di sviluppo dell’industria nell’intero Mezzogiorno, anche non metropolitano.
6.- In relazione a quanto detto appare necessaria una più puntuale verifica della consistenza delle tendenze riscontrate e di una più profonda conoscenza dei vari motivi che inducono o possono indurre, scelte ubicazionali decentrate, nonché dei diversi ostacoli alla gestione delle attività produttive (e più in generale alla gestione delle imprese) che possono essere incontrati al variare del tipo di impresa, del tipo di impianti, del tipo di produzione, ecc. Non è da escludere, tra l’altro, che la predilezione per localizzazioni decentrate possa manifestarsi non solo nel caso di impianti produttivi di imprese di grande e media dimensione aventi i loro centri direzionali altrove, ma anche per una serie di iniziative aventi il carattere di nuove imprese la cui attività, però, e i cui rapporti di mercato non implichino una forte esigenza di prossimità fisica ai centri urbani (si pensi al caso di alcune imprese sub-fornitrici di altre grandi industrie manifatturiere).
Una più approfondita conoscenza in tale direzione porterebbe a valutare con più precisione: l’estensione della gamma di iniziative suscettibili di localizzazioni decentrate; quanta e quale parte del Mezzogiorno possa essere interessata a tali localizzazioni, i termini esatti in cui si pongono per le aree decentrate i problemi di adeguamento ambientale e infrastrutturale.
Tali accertamenti potrebbero consentire di valutare:
1) l’eventuale esigenza di revisione del sistema degli incentivi e della loro differenziazione territoriale, in riferimento soprattutto ai divari esistenti tra le diverse aree decentrate, quanto a comodità di accesso e di collegamenti con l’esterno e in relazione alla tipologia che lo sviluppo industriale può assumere nelle diverse parti del territorio meridionale a seguito delle tendenze qui delineate;
2) i contenuti di un’azione promozionale specifica per l’industrializzazione delle zone decentrate;
3) l’importanza di un’adeguata offerta di aree decentrate opportunamente dotate come fattore di attrazione di fronte all’industria europea alla ricerca di nuovi bacini di manodopera;
4) i possibili rapporti di integrazione tra sviluppo delle aree decentrate e sviluppo metropolitano e l’opportunità di distribuire quest’ultima tra le varie aree di concentrazione anche alla luce delle prospettive che ne deriverebbero per i cosiddetti “assi di penetrazione”.
(1) Resta importante, come è facile intuire, la disponibilità di un efficiente sistema di trasporti.