Allegato alla relazione del Prof. Pasquale Saraceno tenuta alla giornata del Mezzogiorno – Fiera del Levante, Bari, 12 settembre 1970
in  “Nord e Sud”, anno XVII, n° 130, ott. 70

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1. Nel periodo trascorso a partire dall’inizio dell’azione straordinaria in favore del Mezzogiorno, il prodotto dei settori extra-agricoli si è sviluppato nel Sud ad un tasso leggermente inferiore a quello del resto del Paese (5,60% contro il 6% m.a.) – si fa riferimento al periodo 1951-1968. Si tratta di un risultato dovuto ad una crescita delle attività industriali meridionali (comprese le costruzioni) ad un saggio leggermente inferiore a quello registrato nel Centro-Nord (7,30% contro un 7,55% m.a.); dei servizi ad un saggio di poco superiore (5,65% contro il 5,35% m.a. del Centro-Nord) e della Pubblica Amministrazione ad un saggio uguale a quello del resto del Paese (2,9% m.a.).

Come si può notare, le differenze tra i tassi di sviluppo realizzati rispettivamente nel Sud e nel Centro-Nord dai singoli settori extra-agricoli non sono rilevanti. I vari comparti hanno cioè sperimentato grosso modo un grado di dinamismo analogo nelle due parti del Paese.

Ove si tenga conto però che la struttura iniziale del prodotto lordo dei settori extra-agricoli meridionali era caratterizzata da una bassa incidenza relativa delle attività industriali (36%, comprendendo l’edilizia, contro il 50% del Centro Nord), risulta evidente che nella formazione del prodotto addizionale le attività industriali del Mezzogiorno hanno giocato un ruolo decisamente inferiore rispetto a quello del resto del Paese.

All’incremento del prodotto lordo dei settori extra-agricoli ne: Sud, infatti, hanno contributo per il 40% le attività industriali (compresa l’edilizia) e per il 60% i servizi e la Pubblica Amministrazione, mentre nel Centro-Nord i due settori hanno contribuito in pari misura (50% industria e 50% servizi e P.A.).

Tale risultato va ulteriormente chiarito, analizzando le modalità di crescita del settore industriale al Sud e al Centro Nord. Dell’aumento di occupazione industriale del Mezzogiorno, pari tra il 1951 e il 1968 a circa 600.000 unità, il 70% è stato assorbito dall’industria delle costruzioni e il rimanente 30% dalle altre industrie. Nel Centro-Nord, invece, dei 1.780.000 occupati addizionali, il 25% circa è stato assorbito dalle costruzioni e il rimanente 75% dalle altre industrie.

A seguito di questi diversi andamenti, l’economia extra-agricola meridionale, pur a un livello maggiore cli attività, risulta oggi a confronto di quella del Centro Nord, ancor più che nel passato, caratterizzata da un peso maggiore delle attività terziarie, mentre l’apparato industriale del Sud ancor più che nel passato è caratterizzato da un maggior peso di occupati nel settore delle costruzioni.

Occupati nelle attività industriali
Sud Centro-Nord
1958 1961 Increm. 1958 1961 Increm.
Industria
di cui:
1.240 1.850 610 4.260 6.000 1.780
– costruzioni 340 770 430 710 1.140 430
– altre industrie 900 1.080 180 3.550 4.900 1.350
(migliaia di unità)

 

2. La crescita edilizia è stata determinata non tanto dall’incremento degli investimenti in opere pubbliche, che già all’inizio degli anni ’50 costituivano una parte molto considerevole degli investimenti in costruzioni e che sono cresciuti al saggio medio del 3-4% all’anno, quanto allo sviluppo dell’edilizia per abitazioni, ove gli investimenti sono aumentati a saggi annui del 10-11%.

A seguito di questi sviluppi, alle soglie degli anni ’70 il consumo pro-capite di cemento è salito nel Sud a valori analoghi a quelli raggiunti dal Centro-Nord (525 Kg. p.c. circa contro i 550 circa del Centro Nord). Risultato significativo certamente, ove si considerino, oltre al divario dei redditi pro-capite, i cospicui fenomeni di immigrazione, gli intensi movimenti interni di popolazione che hanno interessato il Nord e il peso maggiore che hanno in questa area le costruzioni di tipo industriale.

La produttività del settore risulta notevolmente diversa nelle due aree. Al 1968 il valore aggiunto per addetto nel Sud era inferiore circa del 40% a quello del Centro Nord; nello stesso anno il consumo di cemento per addetto alle costruzioni era inferiore del 30% a quello del Centro-Nord. Dati, questi, che portano a concludere che, rispetto alle tecniche di produzione disponibili e già diffuse nel Paese, il settore delle costruzioni celi neI Sud una rilevante quota di sottoccupazione.

Fra le attività manifatturiere, come è noto, il fenomeno di maggiore portata nello sviluppo industriale del Sud è dato dalla nascita di numerosi impianti di base nei settori della raffinazione del petrolio, della petrolchimica e nel settore metallurgico.               ‘

Complessivamente questi impianti di base hanno assorbito una quota di poco inferiore al 50% del complesso di investimenti che hanno goduto di agevolazioni, realizzati nel periodo 1951-68 nel campo manifatturiero.

Ove si tenga conto, di fianco a questi impianti, anche delle altre iniziative minori sorte negli stessi settori, metallurgico e chimico – col che si viene a coprire il 53% circa del totale degli investimenti agevolati –  sempre tra il 1951 e il 1968 si osserva che l’occupazione complessiva nei due settori, non molto elevata all’inizio (circa 30.000 unità) è salita a tassi relativamente alti (4,55% m.a. nel settore metallurgico, 5,38% m.a. nel settore chimico), ai quali corrisponde però un aumento assoluto complessivo relativamente modesto, pari a 40.000 unità circa.

Una quota significativa di investimenti si è indirizzata verso quei settori che già all’inizio degli anni ’50 formavano la componente principale dell’apparato industriale del Sud. Le industrie alimentari e quelle della lavorazione dei minerali non metalliferi (legate in prevalenza al­ l’industria delle costruzioni) hanno infatti assorbito ciascuna il 10% circa degli investimenti agevolati.

A differenza di quanto avvenuto nel Centro-Nord, non si è avuto se non in minima parte un processo di maturazione di attività artigianali verso livelli superiori, mentre si è avuta una riduzione delle unità di dimensione più piccola; molto modesta, inoltre, è risultata la crescita di quelle attività dalle quali è venuto invece il maggior contributo alla diffusione industriale nelle altre regioni. In particolare le industrie meccaniche, che al 1968 occupavano nel Sud circa il 15% degli addetti alle attività manifatturiere contro il 32% del Centro Nord (165.000 addetti nel Sud, l .590.000 nel Centro-Nord), hanno assorbito solo una quota dell’ordine dell’8% degli investimenti agevolati nelle industrie manifatturiere di tutto il periodo 1951-1968.

 

3. Per rendersi conto delle tendenze manifestate nelle scelte ubicazionali degli investimenti, si devono esaminare separatamente i diversi settori:

a) è noto che per i grandi impianti di base, l’approvvigionamento delle materie prime costituisce un importante fattore discriminante non solo per le scelte ubicazionali tra diverse regioni o aree economiche, ma anche per la localizzazione sul territorio. La soluzione di gran lunga più economica è fornita dalla costruzione di impianti dotati di banchina propria.
Le coste del Mezzogiorno offrono numerosi punti ove è tecnicamente possibile la loro installazione; mentre il carattere autonomo ed altamente integrato cli questi impianti ne eleva il grado di indifferenza circa la scelta tra le diverse soluzioni. Per l’assenza di porti industriali di dimensioni significative in grado cli accogliere attività differenziate, si è avuta una dispersione lungo le coste meridionali di impianti, per di più aventi scarsi rapporti con l’entroterra. La loro capacità di indurre altre iniziative collegate nelle zone ove si sono installati è stata praticamente trascurabile.

b) tra le industrie legate alle attività di costruzione, in un buon numero di casi l’incidenza dei costi di trasporto riduce notevolmente l’elasticità di ubicazione. Questa caratteristica, alla quale si può far risalire il fatto che molte attività del settore siano sorte nel Sud in concomitanza con il grande sviluppo dell’industria delle costruzioni, è anche alla base del carattere diffusivo assunto dalla loro crescita. Ciò vale sia nel caso dell’industria del cemento, con il sorgere di numerosi nuovi impianti distribuiti nelle diverse regioni, che nel caso delle altre numerose attività (laterizi, lavori in cemento, ecc.).

c) il carattere proprio assunto dallo sviluppo dell’industria alimentare, fondato prevalentemente su imprese di modeste dimensioni, può spiegare la sua localizzazione all’interno del Mezzogiorno. Mentre nel caso dell’industria alimentare di grandi proporzioni, tra la raccolta dei prodotti che ha luogo in diversi punti sparsi e la organizzazione delle vendite nelle diverse aree di consumo si possono presentare una serie di soluzioni organizzative e di scelte ubicazionali alternative, l’industria piccola o media tende a localizzarsi vicino al luogo di raccolta dei prodotti, poiché nel suo caso i rapporti con i luoghi di produzione agricola acquistano carattere prioritario. Non va d’altra parte dimenticato che, in un buon numero di casi, le nuove unità installate al Sud altro non sono che centri di raccolta e di confezionamento.

d) gran parte del rimanente sviluppo industriale manifatturiero si è concentrato in un numero limitato di aree. La zona di intervento delle agevolazioni agli investimenti è stata estesa, nella fascia settentrionale del Mezzogiorno, alla zona di Latina. Proprio in quest’area, insieme a quella di Pescara (oltre che nell’ambito dell’area napoletana, nell’area di Bari e in minor misura nell’area di Catania) si è avuto il più significativo aumento di iniziative industriali di media e piccola dimensione.

Se si considera anche il fatto che nella distribuzione degli investimenti agevolati sul territorio meridionale la percentuale di iniziative ubicate all’interno delle aree e nei nuclei – a prescindere dai grossi impianti la cui costruzione in molti casi ha determinato semmai la costituzione di un’area e non viceversa –  risulta per l’intero periodo 1951-68 dell’ordine ciel 70% (si tenga conto del notevole numero dei consorzi esistenti), si può dedurre che la collaborazione rispetto alle aree metropolitane e alle grandi infrastrutture cli comunicazione ha assunto un’importanza prevalente ai fini della localizzazione industriale manifatturiera.

 

Conclusioni

Si è visto come lo sviluppo dell’economia extra-agricola meridionale, conseguito in passato, sia da attribuire in misura prevalente alla crescita delle attività di servizio e, tra le attività industriali, alla crescita dell’industria delle costruzioni. Lo sviluppo degli anni passati sembra essersi imperniato su un meccanismo di induzione secondo cui l’aumento della domanda interna ha sollecitato in primo luogo e con particolare intensità la crescita di quelle attività che, non soggette alla diretta concorrenza esterna, per loro natura tendono a localizzarsi nell’area ove si sviluppa la domanda. Queste attività, per gli stessi motivi, tendono a crescere secondo modalità che maggiormente risentono delle condizioni locali. In particolare, in presenza di un’offerta di lavoro particolarmente elevata, l’industria delle costruzioni e, analogamente, molte attività del settore terziario si sono sviluppate mantenendo al loro interno una elevata intensità relativa di manodopera.

Si può concludere che l’aumento di occupazione che si è verificato, può essere considerato il massimo che si potesse ipotizzare, date le condizioni di partenza e dato il modesto sviluppo dell’industria manifatturiera.

Ove si consideri però la struttura produttiva attuale e i livelli relativi raggiunti dall’occupazione nei settori che hanno dimostralo finora le maggiori capacità cli assorbimento, ci si può chiedere se le modalità dello sviluppo passato possano continuare a riprodursi nel futuro.

L’attività edilizia, come si è visto, ha già raggiunto livelli alquanto elevati e, per quanto il fabbisogno di abitazioni nuove si prospetti ancora cospicuo, è difficile pensare che il settore possa continuare a crescere ai ritmi del passato. ln secondo luogo appare improbabile che il settore possa continuare a mantenere l’elevato rapporto occupazione­prodotto che si riscontra a tutt’oggi. Il crescente costo del lavoro e la tendenza alla sua parificazione con il resto del Paese, il conseguente maturare di stimoli a progressivi adeguamenti delle tecniche di produzione a quelle prevalenti nel resto del Paese, pongono una certa quota delle unità oggi occupate nel Sud nella prospettiva di trovarsi in condizioni di sottoccupazione. In complesso, quindi, il settore non sembra in grado per il futuro di generare un’altrettale vivace domanda di lavoro, né il fenomeno potrà sostanzialmente essere mutato accelerando anche in misura significativa la spesa per opere pubbliche. Nella costruzione delle grandi opere pubbliche, più che nel settore delle abitazioni, già oggi le tecniche cli produzione sono intensamente meccanizzate e il rapporto spesa-occupazione diretta è relativamente modesto. Un’accelerazione del processo cli crescita dell’industria manifatturiera pare quindi la condizione indispensabile non solo per lo sviluppo futuro dell’area meridionale, ma anche solo per il consolidamento dei livelli raggiunti finora. Vi è il rischio infatti che, in assenza di tale accelerazione, l’area meridionale non sia in grado in futuro di esprimere neppure una domanda di lavoro quale quella espressa nel passato, domanda che, come è noto, è stata nettamente inferiore all’offerta di lavoro, generata dall’area stessa.

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