Roma, 22/05/1972
1- Il ruolo delle amministrazioni locali e della finanza locale
La redistribuzione di risorse economiche pubbliche e la dislocazione delle attività produttive fra le varie parti del paese sono promosse in Gran Bretagna attraverso due diverse azioni di governo:
- La gestione della finanza per le autorità locali;
- la politica regionale propriamente detta, che in pratica coincide con l’insieme delle misure (incentivi, disincentivi e azioni promozionali) dirette all’industria.
È opportuno richiamare qui alcuni aspetti del sistema amministrativo e della finanza locale.
Il governo e l’amministrazione dei servizi e delle infrastrutture in Gran Bretagna è per tradizione compito dell’autorità locale. Le competenze del governo centrale e il rapporto tra amministrazione centrale e autorità locali sono definiti di volta in volta, per ciascun servizio pubblico, nei singoli provvedimenti legislativi che tali servizi istituiscono e regolano, senza schemi prefissati, ma secondo criteri di opportunità. È norma che venga attribuito al governo centrale il minimo di competenza e di compiti di controllo compatibile con l’efficiente gestione di ciascun servizio. Nel caso della costruzione di infrastrutture e nella gestione di servizi che interessano più autorità locali – ad esempio le autostrade, i porti più importanti, ecc. – di norma si ricorre all’istituzione di “non-profit corporations” e di “authorities”.
Sono tradizionali compiti delle autorità locali (counties e county boroughs): il sistema educativo, lo sviluppo dell’edilizia abitativa, l’assistenza sanitaria (ora coordinata dal National Health Service e amministrata da “health authorities” di area), un’ampia serie dei servizi sociali, i lavori pubblici, i cosiddetti servizi di protezione (polizia, vigili del fuoco, ecc.), nonché le decisioni circa la destinazione del suolo.
Le risorse delle autorità locali provengono principalmente:
- dalle tasse locali sulle rendite delle abitazioni e delle terre non agricole, pagate dagli occupanti (35% dei proventi complessivi delle “local authorities”);
- dall’assegnazione di un grant annuale da parte del governo stabilito per ciascuna “local authority” secondo criteri relativamente rigidi, cui si sommano grants assegnati per specifici interventi (45%) (1);
- dai proventi delle risorse di proprietà dell’autorità locale (20%).
Per le spese di investimento normalmente si ricorre a prestiti a medio e lungo termine (nel complesso delle “local authorities” il carico annuo per interessi è pressoché pari all’insieme dei proventi delle loro proprietà).
Il prelievo totale della “tassa locale sulla rendita” è deciso dal locale consiglio di contea in relazione alle necessità di spesa. Il carico è ripartito tra gli occupanti le proprietà, sulla base del valore di rendita delle proprietà stesse.
Il grant annuale governativo invece è assegnato alle singole autorità locali sulla base di parametri demografici (n° di abitanti, n° di abitanti con meno di 5 anni, n° con più di 65 anni) e di altre formule che tengono conto della relativa insufficienza rispetto ai bisogni locali, delle risorse prelevate con la tassa locale. La quota assoluta per abitanti del grant governativo è pertanto tanto più elevata quanto più povera è la contea interessata (2).
Si realizza con ciò un poderoso sistema di redistribuzione di risorse da aree ricche ad aree povere. A queste ultime è garantito, indipendentemente dalla ricchezza prodotta localmente, un minimo livello di risorse per abitante, da amministrare localmente per i fabbisogni locali di servizi e per lo sviluppo delle opere pubbliche.
Tale sistema di ripartizione della finanza pubblica, insieme alla forte autonomia locale di gestione e di amministrazione di tali risorse, hanno prodotto due importanti risultati:
1) da un lato, hanno fatto sì che localmente, nella generalità delle singole autorità locali, si sviluppassero capacità tecniche e amministrative in relazione ai servizi collettivi e alle dotazioni ambientali, senza eccessivi squilibri da area ad area;
2) in secondo luogo, hanno condotto ad una situazione per cui le differenze nelle dotazioni civili-infrastrutturali e sociali tra le varie parti del paese sono assai ridotte. Se differenze si riscontrano in alcuni importanti settori quali la scuola e le dotazioni sanitarie ospedaliere, queste sono semmai a favore delle aree più povere.
È noto come il sistema educativo sia migliore in Scozia, mentre in gran parte delle regioni del Centro-Nord il numero di posti letto ospedalieri per abitante è superiore a quello riscontrabile nel Sud-Est, analogamente non vi sono grandi differenze nelle dotazioni stradali, di interesse regionale (3).
2- La natura del problema regionale e gli strumenti della politica regionale attualmente operanti.
Il problema regionale in Gran Bretagna è principalmente problema di riconversione industriale e di distribuzione dei nuovi sviluppi industriali e solo subordinatamente problemi di infrastrutture e di dotazioni civili e ambientali.
Il problema è maturato nel corso dell’ultimo mezzo secolo in relazione al processo di contrazione dell’attività produttiva di alcuni settori che costituivano la base dell’economia industriale delle regioni del Galles e del Centro-Nord, Scozia compresa (siderurgia, miniere, cantieri, tessili). Lo sviluppo dell’industria di guerra il notevole aumento nella domanda mondiale nell’immediato dopoguerra consentirono una forte ripresa nell’attività di questi settori (la disoccupazione in queste regioni in pratica scomparve dopo gli elevatissimi livelli raggiunti tra il 1922 e il 1934).
È intorno al 1958 che riemerge acuta la crisi di questo complesso di attività e con essa la crisi economica, accompagnata da elevati livelli di disoccupazione, in ampie zone all’interno delle regioni settentrionali, mentre va accentuandosi la tendenza a localizzare nuove attività industriali e terziarie nel Sud-Est del paese.
Gli strumenti della politica regionale possono essere così suddivisi:
1) azioni promozionali;
2) autorizzazione alle localizzazioni industriali;
3) incentivi.
L’azione promozionale
È svolta da “non-profit corporations”, che acquistano e gestiscono aree da destinare ad attività economiche, costruiscono rustici industriali successivamente venduti, ma soprattutto dati in affitto a privati, e costruiscono, su richiesta, nuovi stabilimenti, sempre per conto di privati.
Questa forma di intervento è stata la prima azione regionale di rilievo messa in atto dal governo britannico fin dal 1936 e certamente la più importante componente della politica regionale in atto nell’immediato dopoguerra (insieme al controllo delle localizzazioni), dopo che erano entrate a far parte del patrimonio governativo anche numerose “fabbriche di guerra”.
A seguito del Local Employment Act del 1960 sono state costituite tre grandi lndustrial Estate Corporations (Inghilterra, Galles, Scozia). Le stesse funzioni sono svolte nell’Irlanda del Nord dal Ministero per il commercio.
Le Industrial Estate Corporations operano come agenti del Segretario di Stato per il commercio e l’industria.
Negli anni recenti la spesa totale annua da parte delle tre Corporations per l’acquisto di terreni, per le opere di attrezzature e per la costruzione di rustici è ammontata a circa 15 milioni di sterline (circa 22,5 miliardi di lire).
L’attuale patrimonio è costituito da circa 32,8 Kmq di terreni, 6,1 milioni di m2 di superficie costruita; 1.100 sono le aziende affittuarie di rustici di proprietà delle Corporations, per una occupazione totale di 230.000 lavoratori.
L’affitto è regolato sui valori di mercato (6% circa della spesa di costruzione, rivisto periodicamente). Nei primi due anni di occupazione non viene riscosso alcun affitto.
Il controllo della localizzazione delle attività industriali
È esercitato sempre dal Department of Trade and lndustry attraverso il sistema dei cosiddetti Certificati di Sviluppo Industriale (I.D.C.).
Tale strumento trae origine dal sistema di licenze di costruzione introdotto come forma di controllo durante il periodo bellico. Nelle forme attuali è stato introdotto dal Town and Country Planning Act del 1947.
Un permesso di sviluppo deve essere ottenuto da ogni iniziativa, che preveda l’occupazione di nuova superficie superiore a un certo limite. Tale limite è stato innalzato in tempi recenti ad una misura pari a circa 1.100 mq. nel Sud-Est (1.650 mq. nelle altre regioni esterne alle aree assistite).
Un’idea dell’intensità con cui tale procedura può avere influito sulle scelte di localizzazione è offerta dai dati relativi al biennio 1970-71. Durante questi due anni sono stati negati permessi a 225 iniziative – per un totale di circa 900.000 mq. di superficie coperta – che intendevano localizzarsi nelle regioni sviluppate del Sud-Est e delle Midlands.
Nello stesso biennio sono stati emessi pareri favorevoli per 2819 iniziative (per un totale di 8,6 milioni di mq.), che intendevano localizzarsi in queste regioni, ad essi si affiancano altri 1710 permessi favorevoli emessi per localizzazioni nelle regioni esterne alle regioni più sviluppate.
Gli incentivi
Gli incentivi all’industria rientrano in 3 categorie: contributi a fondo perduto (grants) – assistenza finanziaria – contributi al costo del lavoro. L’attuale sistema di incentivi all’investimento è quello stabilito dal recente Industry Act 1972 che ha definito anche i confini territoriali delle aree “assistite”.
Queste comprendono la Scozia, il Galles, la regione del Nord, la regione del Nerd-0vest, lo Yorkshire e lo Humberside Region, la Cornovaglia e parte del Devon, parte del Nottinghamshire e del Derbyshire, e sono suddivise in tre gruppi:
Le Special development Areas, che coincidono con i principali bacini minerari ove più grave fu la crisi delle miniere del 1966-67, quando furono istituite per la prima volta.
Le Intermediate areas, costituite dalle regioni centrali di Leeds Manchester Sheffield e, più a sud, da parte del Devon; tra le “intermediate areas” e l’area sviluppata del Sud-Est sono individuate le “Derelict Land Clearance Areas”, che riceveranno aiuti solo fino al 1974.
Le Special development Areas, comprendenti il resto del territorio compreso nelle assisted Areas (4).
I grants
Tale suddivisione territoriale è rilevante per la fruizione degli incentivi è per la loro misura. Questi sono costituiti principalmente da grants assegnati in relazione ad ogni spesa di investimento in impianti; macchinari, costruzioni e lavori, alla condizione che tale spesa sia diretta interamente o principalmente a specifiche attività nel settore manifatturiero delle costruzioni e minerario, sia che si tratti di nuovi impianti o di ampliamenti, ammodernamenti ecc.
La misura è fissa senza riguardo alla dimensione dell’investimento e all’occupazione creata, ed è stabilita come segue:
Grants agli investimenti industriali
| Aree di localizzazione | Spese in impianti macchine e lavori in miniera | Spese per le opere murarie e servizi |
| Special Development Areas | 22% | 22% |
| Development Areas | 20% | 20% |
| Intermediate Areas | 20% | |
| Derelict Land Clearance Areas (solo fino al 1974) | 20% |
Assistenza finanziaria
Tale assistenza può essere fornita secondo le recenti disposizioni per molte vie (prestiti a lungo temine, garanzie sul credito, partecipazioni azionarie), ma la forma normale è, e sarà costituita, da prestiti a lungo termine, contributi sugli interessi, contributi sui costi di trasferimento.
I progetti sono classificati in due categorie:
- nuovi investimenti e ampliamenti che generano occupazione addizionale
- investimenti di ammodernamento e razionalizzazione che non generano nuovo impiego, ma contribuiscono alla stabilità dell’impiego attuale e al miglioramento delle prospettive di lungo periodo dell’azienda.
L’ammontare di nuova occupazione nel caso dei progetti del 1° tipo e le implicazioni sull’occupazione dei progetti di 2° tipo sono tenuti in considerazione nel decidere l’entità dell’assistenza finanziaria.
Per i progetti di 1° tipo possono essere assegnati prestiti a lungo termine ad un tasso che sarà di norma di circa 3 punti inferiore al tasso di mercato (oggi, pertanto, a tassi del 7-7,5%). Nel caso di finanziamenti ottenuti al di fuori del settore pubblico potrà essere assegnato per la durata di 4 anni un grant annuo sugli interessi pari al 3% del prestito.
I progetti del 2° tipo saranno assistiti solo nel caso in cui non possono essere ottenuti mezzi finanziari dalle normali fonti di credito. L’assistenza prende la forma di credito a medio temine a tasso pressoché identico a quello di mercato (oggi al 10%).
Quando investimenti del 1° tipo si riferiscono al trasferimento di impianti da altre parti della Gran Bretagna nelle regioni assistite, potranno essere assegnati grants fino all’80% del costo di rimozione degli impianti e macchinari, delle scorte e dei materiali.
Le operazioni di assistenza finanziaria fino ad un certo limite (fino a crediti dell’ordine di 1 milione di sterline) sono gestite localmente dai dipartimenti regionali del Department for Trade and Industry, assistiti e consigliati dai “Regional Industrial Development Boards” (formati da esperti, industriali, finanziari, commerciali); le operazioni maggiori sono trattate nella sede centrale del D.T.I., con l’assistenza di gruppi di esperti privati.
Contributi sul costo del lavoro
Furono introdotti nel 1966 a favore delle imprese manifatturiere operanti nelle Development Areas; consistono nel pagamento di un contributo fisso settimanale per ogni lavoratore occupato, nella misura seguente:
- Maschi 1,50 sterline (circa 2200 lire)
- Femmine 75 pence (circa 1110 lire)
- Giovani 47,5 pence (circa 700 lire)
La loro incidenza sui costi di produzione va progressivamente riducendo all’aumentare delle retribuzioni; attualmente è valutata intorno al 4% del costo del lavoro.
3- Principali mutamenti introdotti rispetto alle passate legislazioni
Le linee direttrici di politica regionale e il sistema di incentivi decritti sono quelli risultanti dopo il recente “Industry Act 1972” e il “White Paper on Industrial and Regional Development”. Con tali documenti sono state confermate alcune linee di politica regionale introdotte nel passato a fianco di alcune importanti modifiche. È qui opportuno richiamare tanto le prime che le seconde.
L’insieme delle “aree assistite” è stato marginalmente ampliato, ultimo passo di un processo di allargamento di confini, che inizialmente, all’apparire delle prime misure di assistenza, comprendevano solo un ristretto numero di piccoli bacini industriali, e che sono venuti includendo progressivamente più ampie aree fino a coprire oltre il 50% del territorio britannico.
È stata confermata la tendenza alla standardizzazione e semplificazione del sistema degli incentivi e una netta preferenza verso la forma del grant.
Fino al 1963 non esisteva un sistema standardizzato di incentivi, “grants” e prestiti potevano essere ottenuti a giudizio di un Comitato appositamente istituito prima presso il Tesoro successivamente presso il Board of Trade.
Dal 1963 al 1972 il sistema di incentivi è stato più volte modificato con radicali alterni mutamenti, in connessione con i mutamenti introdotti dal governo nel sistema fiscale (1966), e con i frequenti mutamenti introdotti nel complesso delle misure volte a promuovere lo sviluppo degli investimenti industriali su tutto il territorio nazionale.
Anche in occasione dell’ultima revisione operata con l’lndustry Act 1972, le innovazioni nel sistema degli incentivi e delle altre azioni a favore delle regioni assistite sono tate introdotte in concomitanza con una revisione dell’intero sistema di incentivi all’industria nazionale; più precisamente in connessione con l’estensione a tutto il territorio nazionale di un sistema di incentivi fiscali erogati ai nuovi investimenti.
- È stata confermata la discriminazione degli incentivi tra i 3 diversi tipi di aree con un differenziale che è notevole tra le aree intermedie e le aree di sviluppo, ma irrilevante tra le aree di sviluppo e le cosiddette aree speciali.
- Alla netta preferenza attribuita all’incentivo erogato otto forma di grant corrisponde la conferma dell’assistenza finanziaria come insieme di misure volte più a facilitare l’accesso al credito che a ridurne il costo.
- È stata riconfermata la fiducia nel sistema dei controlli sulle localizzazioni. Tale sistema è stato reso più elastico, riconoscendo che la maggior parte dei piccoli progetti difficilmente possono spezzare legami locali e d’altro lato adottando un più duttile atteggiamento nei confronti di progetti di ammodernamento anche se implicanti un aumento di occupazione, purché modesto.
- È stata riconfermata la linea secondo cui l’intervento promozionale è affidato agli Industrial Estates Corporations alle quali è tata conferita anche la facoltà di acquistare terra e di costruire fabbriche per progetti che riguardino il completo ammodernamento di impianti industriali. Ad esse è tata conferita inoltre maggiore libertà di intervento, previo accordo, nella gestione delle fabbriche, terreni e proprietà appartenenti ad altre autorità pubbliche.
- In accoglimento della considerazione avanzata da più parti circa la scarsa incidenza, e quindi la scarsa efficacia, degli incentivi sul costo del lavoro (REP) rispetto al loro costo totale all’erario (100 milioni di sterline annue pari a 150 miliardi di lire circa, per abbassare il costo del lavoro di circa il 4%) è stata affermata l’intenzione di provvedere alla loro graduale eliminazione a partire dal settembre 1974.
- È stato infine accolto il principio secondo cui le spese del governo per la politica regionale abbiano in futuro ad aumentare. L’insieme delle misure di politica regionale comporta attualmente una spesa annua di 350 milioni di sterline (520 miliardi di lire circa). Molto approssimativamente tale somma può essere così ripartita:
Spese del Governo britannico per la politica regionale previste per il 1973
| Sterline | Miliardi di lire | |
| Grants | 180 | 270 |
| Assistenza finanziaria | 55 | 82 |
| REP (inc. sul lavoro) | 100 | 150 |
| Investimenti degli Industrial Estates Corporations | 15 | 22 |
| Spesa totale | 350 | 524 |
4- Principali indirizzi di fronte alla politica regionale della CEE
Il rilievo crescente assunto dalla “politica regionale” in Gran Bretagna, in concomitanza con il suo ingresso nel Mec, è da mettere in relazione a due considerazioni:
1) Le preoccupazioni circa gli effetti della più intensa e competizione con l’industria europea e, in generale, le preoccupazioni intorno al basso livello relativo cui si mantengono da tempo gli investimenti manifatturieri nell’economia britannica, hanno portato a mettere progressivo accento sulla necessità di favorire un più intenso sviluppo della produttività industriale. Sorta come politica sociale, sviluppatasi poi come politica in favore dell’occupazione, la politica regionale si è venuta qualificando come parte di un insieme di misure volte a promuovere la crescita e l’aumento dell’efficienza del sistema industriale.
2) La prospettiva di un elevato costo per la Gran Bretagna della politica agricola della CEE ha portato ad attribuire notevole rilievo alla politica regionale europea e, in particolare, all’istituzione di un Fondo europeo, dal quale la Gran Bretagna si attende un afflusso netto di risorse.
Tenuta sempre in grande considerazione presso i laburisti, guardata sempre con molto sospetto dai conservatori, che certamente non la considerarono mai una priorità (anche se ciò non impedì che un rilevante numero di misure fossero adottate da governi conservatori), la politica regionale è divenuta un impegno programmatico importante proprio del partito conservatore, al fine di rafforzare il consenso intorno alla sua scelta europeista. All’interno del partito labourista la corrente pro-MEC attribuisce alla politica regionale europea grande importanza al fine di raccogliere consensi intorno alla loro scelta europeista, proprio nelle regioni del Centro-Nord e del Galles ove il partito labourista occupa posizioni maggioritarie.
Sano questi i motivi che concorrono a definire una posizione britannica fortemente orientata verso l’ottenimento al più presto di positivi risultati in sede di politica regionale europea, in particolare verso l’avvio di un Fondo Regionale Europeo dotato di un significativo ammontare di risorse.
L’importanza attribuita al raggiungimento di risultati concreti a breve termine induce ad un comportamento prudente nel formulare proposte circa gli obiettivi e gli strumenti; un comportamento tale, cioè, da non urtare né i “partners” che più dovrebbero contribuire, né quelli che più si aspettano, in termini di risorse, da un Fondo Europeo.
Tale atteggiamento prudente ha portato alla richiesta, ampiamente accettata a Bruxelles, che il Fondo debba agire soprattutto quale supporto delle politiche regionali condotte dai vari Stati, condizione ritenuta indispensabile per motivi politici – non aumentare eccessivamente i poteri discrezionali della Commissione – di opportunità pratica – solo così si può sperare in un avvio immediato e sufficientemente elastico del Fondo stesso – e di opportunità economica – solo così ciascun paese potrà vedere sovvenzionate le iniziative che meglio si confanno alle finalità che al suo interno si perseguono con la politica regionale
Pur premendo per una dotazione cospicua del Fondo, si vuol evitare a tutti i costi di diffondere il sospetto che dal Fondo stesso la Gran Bretagna si attenda un ammontare di risorse che compensi pienamente il costo derivante dall’adesione al mercato comune agricolo, secondo il discreditato principio del “just retour”, quindi il sospetto che si intenda fare della politica regionale una sorta di strumento di ricatto permanente, come in qualche misura lo è stata la politica agricola per alcuni paesi europei.
Resta il fatto che la politica regionale è diventata un problema politico rilevante per la Comunità in quanto parte di misure volte a favorire una più facile e costante adesione della Gran Bretagna. Le possibilità di avvio di una politica regionale efficace, di un Fondo dotato di risorse non troppo modeste paiono oggi dipendere in primo luogo dalla misura con cui tali obbiettivi saranno posti dalla Gran Bretagna in sede politica europea. È cioè la Gran Bretagna ad avere oggi il maggior potere contrattuale nei confronti degli altri paesi europei in relazione a tali obbiettivi.
È accolto in Gran Bretagna il principio secondo il quale dovrà essere l’Italia il maggior beneficiario degli interventi del Fondo.
Con tale premessa, è vivo l’interesse ad accordarsi con l’Italia circa i criteri di operatività del Fondo, in particolare per ciò che riguarda le priorità assegnate ai diversi tipi di problemi regionali. Si vuole in particolare evitare l’accendersi di una troppo viva discordia circa affermazioni rigide di priorità per “aree agricole” rispetto ad “aree industriali in declino”.
Circa gli incentivi allo sviluppo si osserva come l’adozione di un sistema che fa perno su incentivi del tipo grants; l’annuncio che l’incentivo sul costo del lavoro (REP) sarà progressivamente abolito; nonché l’eliminazione di incentivi di tipo fiscale sul piano regionale (incentivi fiscali sono adottati in Gran Bretagna, ma sull’intero territorio nazionale), definiscono un indirizzo di politica regionale, che si accorda in larga misura con gli indirizzi espressi in tema di incentivi dalla Commissione CEE.
Ciò però non sta a significare l’accoglimento in toto, da parte degli organi responsabili britannici, dei criteri e delle motivazioni che stanno alla base di tali indirizzi, in particolare non sta ad indicare l’accoglimento della discriminazione che la Commissione introduce tra incentivi commisurati all’investimento iniziale e incentivi all’esercizio e della condanna di questi ultimi come incompatibili con le regole del Trattato di Roma (5). L’annuncio della graduale abolizione in Gran Bretagna degli incentivi sul costo del lavoro (REP) discende, come si è detto, da considerazioni di opportunità economica (alto costo per l’erario, scarsi benefici per l’azienda), non dall’adesione a tali principi. D’altra parte l’espressione adottata a tale riguardo nel “White Paper” lascia aperta la porta ad una riconsiderazione del problema ed eventualmente all’adozione di incentivi sul costo del lavoro, secondo forme diverse da quelle attuali. A tale riguardo va rilevato come sia diffusa l’opinione sulla utilità di mantenere tali forme di incentivo, in particolare sono state preannunciate da parte laburista – e, va sottolineato, proprio dallo stesso commissario Thomson – nuove proposte in merito.
Circa i progetti da finanziare attraverso il Fondo Europeo, coerentemente con le Finalità perseguite all’interno con la politica regionale nazionale, si ritiene che questi potranno essere (e dovranno essere) nel caso della Gran Bretagna, in primo luogo, e certamente per la quota di gran lunga più cospicua, progetti di investimenti industriali.
Il Fondo Regionale è visto cioè principalmente come supporto finanziario della politica degli incentivi.
Spese relative ad opere infrastrutturali, connesse con il sorgere di singoli impianti, con interventi di qualificazione ambientale, con programmi di sviluppo di grandi reti viarie saranno presentate per ottenere finanziamenti dal Fondo ma solo in via subordinata.
Nel campo delle infrastrutture la prospettiva è quella di veder finanziate parzialmente opere di varia dimensione e natura tra quelle realizzate nelle aree assistite dalle diverse autorità locali, e tra quelle promosse a livello regionale attraverso “corporations” o “authorities”.
Le proposte formulate a Bruxelles dalla Commissione circa i criteri di funzionamento del Fondo Regionale Europeo sono in perfetta armonia con tali aspettative, nel senso che prevedono per progetti relativi ad investimenti e ad opere di non grande dimensione la massima “decentralizzazione” agli Stati membri delle decisioni circa i progetti da finanziare con le risorse messe a disposizione dal Fondo, senza altro condizionamento da parte della Commissione che la verifica che si tratti di interventi in aree ove è previsto l’intervento del Fondo stesso.
Non è attribuita grande importanza all’istituzione di una società finanziaria di sviluppo regionale a livello europeo (proposto invece, e con una certa insistenza dall’Italia).
Note
(1) La somma totale erogata sotto forma di grants alle autorità locali dal centro ammonta a cifre dell’ordine di 3,5-4 mila miliardi di lire all’anno per la sola Inghilterra e Galles.
(2) In valori percentuali il grant governativo giunge a rappresentare nelle contee più povere l’80% dei proventi dell’autorità locale.
(3) Non ancora particolarmente sviluppata è invece la rete di grandi assi di comunicazione stradale, alla cui costruzione provvedono non-profit corporations pubbliche appositamente costituite.
(4) Le Special Development Areas e le Development Areas includono oltre il 40% del territorio britannico e il 20% della sua popolazione.
(5) Tale posizione pare però venga perdendo forza all’interno della Commissione stessa con il relativo ridimensionamento – intervenuto con la recente riorganizzazione delle direzioni – del rilievo e dell’importanza della direzione “Concorrenza”.