Relazione alla “Giornata del Credito” della Fiera del Levante
in “Nuovo Mezzogiorno” rivista mensile, anno XXX, ottobre 1987, n° 10, pagg. 7–9

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La «Giornata del Credito» alla Fiera del Levante di Bari ha consentito un approfondito confronto tra i «vertici» del sistema bancario ordinario e degli istituti speciali operanti nel Sud sui problemi e prospettive connessi con l’applicazione della nuova legge sull’intervento straordinario. L’intervento del Presidente dei Crediop Paolo Baratta, che vanta anche una specifica esperienza in materia di politica industriale maturata alla «Svimez», va annoverato tra gli interventi più autorevoli e incisivi. Siamo lieti di riportarne il testo.

Nella «Giornata del Mezzogiorno» dell’anno scorso si discusse del problema del credito nell’area meridionale in rapporto ai suoi problemi di sviluppo, essendo la legge n. 64 non ancora operativa in molte sue parti.

È trascorso un anno e, limitando la nostra osservazione alle parti della legge che riguardano il finanziamento dello sviluppo delle imprese, il quadro si presenta caratterizzato da un forte chiaroscuro. Da un Iato molti articoli non hanno trovato ancora esplicitazioni operative nelle necessarie normative secondarie.

Ci si riferisce agli articoli 10, 12, 17 che riguardano in particolare le agevolazioni su emissione di prestiti obbligazionari emessi per il finanziamento cli attività produttive e infrastrutture nel Mezzogiorno, la costituzione di un fondo di rotazione presso ciascun istituto speciale, destinato alla concessione di mutui agevolati per scopi particolari legati all’innovazione tecnologica, la concessione di una garanzia dello Stato a parziale copertura dei rischi di cambio sui prestiti contratti all’estero dagli istituti operanti nel Mezzogiorno, nonché l’acquisto e la produzione di servizi di consulenza, servizi che nel Mezzogiorno vengono definiti «reali».

Una attenta lettura di queste norme non può esimerci dal quesito se la mancanza di una normativa per la loro applicazione sia soltanto da imputare alle lentezze nelle decisioni o piuttosto derivi dalla difficoltà oggettiva di dare contenuto e forma a previsioni di legge di difficile interpretazione e implementazione.

Per la parte invece che attiene il tradizionale complesso di incentivi, il quadro si presenta relativamente chiaro.

Le norme hanno trovato applicazione con conseguenti decreti; le misure degli incentivi risultano incrementate rispetto al passato e le procedure per la loro acquisizione risultano snellite.

Non credo sia superfluo riassumere brevemente i principali incentivi in vigore a favore degli investimenti industriali nel Mezzogiorno. Il contributo in conto capitale è pari al 40% degli investimenti fissi fino a 7 miliardi, al 30% sulla quota eccedente i 7 miliardi e fino a 30 miliardi, e al 15% per la parte eccedente. Tale contributo può essere incrementato del 20% per la localizzazione e di un ulteriore 20% per settori particolari. Il finanziamento agevolato è pari al 30% sul primo scaglione di investimenti, al 40% sulle quote eccedenti i 7 miliardi. Analogamente alla precedente normativa risultano finanziabili al 40% le scorte di materie prime e semilavorati fino alla mi­sura massima del 40% degli investimenti fissi agevolabili.

Il tasso di interesse praticabile su tali finanziamenti è pari a poco più di 1/3 del tasso di mercato, per le iniziative che realizzino o raggiungano investimenti fissi fino a 30 miliardi, sale al 60% del tasso di mercato per investimenti superiori a 30 miliardi.

Tra le altre agevolazioni più significative ricordo l’esenzione totale decennale dell’ILOR IRPEG per le nuove iniziative nonché lo sgravio totale degli oneri sociali per la nuova manodopera occupata, che introduce uno sgravio del costo del lavoro del 30% circa.

Per quanto riguarda le procedure sono state stipulate le convenzioni con gli istituti mobiliari che svolgeranno l’istruttoria sia per la concessione dei contributi in conto capitale che per i prestiti a tasso agevolato.

Degne di rilievo sono le semplificazioni delle procedure di acquisizione degli incentivi ed il notevole snellimento delle procedure di erogazione in particolare nel caso del contributo in conto capitale, essendo stata estesa a tutto il Mezzogiorno una normativa straordinaria sperimentata nelle aree colpite da eventi sismici che prevede l’erogazione anticipata del contributo rispetto allo stato di avanzamento dei lavori.

Da questo insieme di norme possiamo trarre argomenti per alcune riflessioni.

La prima riguarda il ruolo delle istituzioni creditizie che risulta essere ancora centrale nel sistema degli incentivi, essendo state ad esse attribuite, oltre ai compiti di finanziamento, le funzioni di supporto tecnico nelle procedure di accertamento e nelle procedure di erogazione dei contributi.

Non possono non essere richiamate le preoccupazioni di varia natura che già in passato furono sovente rappresentate, intorno a questa commissione di funzioni. In particolare tra funzione creditizia e funzione amministrativa per conto dello Stato.

Gli istituti affrontano questo problema con grande serenità e soprattutto con grande professionalità, sapendo scindere nettamente quelle che sono le valutazioni proprie dell’attività bancaria di rischio che si riferisce alla concessione del credito, rischio che è tanto maggiore quando il credito è a medio termine, da quelli che sono compiti di supporto tecnico della Pubblica Amministrazione e cioè agli accertamenti della esistenza delle condizioni oggettive, fisiche, geografiche e quantitative previste dalla legge perché l’investimento rientri nelle categorie e classificazioni cui sono attribuite le diverse misure degli incentivi.

A questa maggiore serenità ha contribuito da un lato il legislatore con la precisa affermazione dell’art. 1 del DPR 350/ 1985 che sancisce il carattere di impresa dell’attività creditizia e dall’altro l’Autorità Giudiziaria che con la sentenza della Corte di Cassazione – Sezioni Unite Penali del 23 maggio 1987, ha fatto subire alla giurisprudenza una evoluzione assai rassicurante al riguardo.

La seconda riflessione riguarda l’entità di queste misure.

Non posso nascondere che dal complesso di questi provvedimenti deriva un livello di incentivazione di proporzioni ragguardevoli.

Considerati gli sgravi fiscali e contributivi sul costo del lavoro, nonché il contributo in conto capitale, non si può sottovalutare l’agevolazione sul credito che, stante anche il livello dei tassi attuali, in valore attualizzato si ragguaglia ad un equivalente contributo variabile dal 13 al 20% dell’investimento fisso.

Di fronte ai flussi di risorse che possono giungere all’impresa sotto forma di contributi o sgravi, assume particolare importanza la clausola che l’impresa sia dotata di mezzi propri per almeno il 30% del fabbisogno; condizione certamente rilevante ai fini della credibilità di chi assume il rischio e che è misura di tale credibilità assai più di una buona istruttoria.

D’altro lato assume importanza in questa situazione la capacità di discernimento delle istituzioni creditizie nella loro selezione e assunzione di rischio che è, come ho detto, insita in modo particolarissimo nella forma del credito a medio termine.

In tal senso confermo la nostra piena consapevolezza del ruolo che ci è affidato come intermediari creditizi nella funzione di allocazione del risparmio del Paese.

Con questo apparato di misure possiamo dire che non siamo di fronte ad un problema di difficoltà di accesso alle risorse finanziarie.

E dunque esiste un problema del credito in quanto tale nel Sud? Nel senso sopra richiamato dobbiamo rispondere di no.

Un più efficiente sistema di pagamenti è certo auspicabile per tutto il Paese e se esistono vischiosità nel mercato del credito nel Mezzogiorno esse sono superabili essenzialmente tramite una più vivace concorrenza nello stesso mondo bancario. Contribuiranno certamente ad una maggior concorrenza i nuovi indirizzi di liberalizzazione negli acquisti e vendite di sportelli bancari e i processi di ristrutturazione già in corso nel sistema creditizio e che saranno accelerati nella prospettiva del mercato unico europeo.

Se guardiamo alle imprese esistenti nel Mezzogiorno mi pare si possa dire che il problema che emerge non è tanto quello della quantità di credito disponibile ma piuttosto quello della qualità della domanda e della qualità della risposta che dà l’istituto di credito.

Già ho sottolineato l’importanza della funzione selettiva degli istituti di credito mobiliare nell’erogazione del credito a medio termine per gli investimenti agevolati.

Alla capacità selettiva deve seguire la disponibilità ad accompagnare l’impresa nei vari passaggi della sua crescita, di fronte ai vari problemi che ad essa si affacciano nel continuo mutarsi delle condizioni del mercato e nelle condizioni dell’operare della impresa stessa.

Sia ben chiaro che non va confusa una più efficace azione creditizia con una generica disponibilità a concedere crediti con indiscriminata generosità.

Componente essenziale della funzione creditizia è anche quella di indurre disciplina nella conduzione dell’impresa. Il modo migliore di aiutare un’impresa ad affrontare i suoi problemi di evoluzione è quello di concorrere a evidenziarli e a chiarirli e a indurre i necessari provvedimenti, le necessarie iniziative in tempo utile.

Una generica disponibilità a concedere credito facile può rappresentare infatti anche un ausilio al protrarsi di situazioni nelle quali i problemi di fondo sono celati e non affrontati, può significare anche favorire la stagnazione dell’industria nella sua compagine e struttura attuale, nei suoi limiti, e favorire la conservazione di strutture che tendenzialmente devono invece evolversi.

Dico queste cose perché l’impresa operante nel Mezzogiorno ha davanti a sé importanti e delicati problemi di trasformazione. Imprese cli piccole e medie dimensioni nate negli anni scorsi devono fronteggiare diversi problemi di trasformazione e mutamenti significativi se vogliono affrontare il futuro con una capacità dinamica di competizione, pena il ristagno alla prima soglia dello sviluppo.

Se gli incentivi favoriscono gli investimenti e soprattutto la nascita di nuove unità, l’ulteriore crescita delle imprese pone problemi per la cui soluzione né gli incentivi né una generica disponibilità di credito sono sufficienti.

La crescita dell’impresa, il superamento delle fasi critiche che via via incontra nella sua evoluzione devono essere affrontati con una forte carica innovativa per ciò che riguarda tre principali fattori: il management, l’organizzazione, i mercati.

Molte imprese sorte dall’iniziativa di imprenditori capaci ed intelligenti, devono dotarsi ora di più articolate capacità manageriali, devono adottare strutture organizzative conseguenti, devono dotarsi, nell’organizzare le diverse funzioni, di adeguate capacità specialistiche gestionali che sempre più appaiono insostituibili nell’impresa anche minore. Esse devono proiettarsi sui mercati con iniziative volte a sfruttare le innumerevoli possibilità che il mercato nazionale ed internazionale offre alla singola impresa.

Una crescita industriale moderna richiede una cultura industriale moderna e nell’evoluzione dell’impresa minore il progressivo passaggio da ambizioni di possesso a quelle di comando, a quelle di controllo e governo mano a mano che l’impresa si evolve.

Occorre sapersi aprire alle alleanze e alle partnership che spesse volte rappresentano i passi necessari per evitare la sclerosi e per conseguire nuovi obbiettivi di mercato e di crescita. Occorre celerità nelle trasformazioni, senza attardarsi alla ricerca di soluzioni tampone nella frequente deformazione ottica che vuole a tutti i costi vedere come congiunturali problemi di natura strutturale organizzativa.

La funzione creditizia moderna segue questi sviluppi, li sollecita, consapevole che la sua funzione di allocazione delle risorse si riferisce a realtà dinamiche e non statiche.

Di fronte ad iniziative di ammodernamento e crescita, la funzione creditizia può arricchirsi di vari strumenti tecnici, può proporre varie soluzioni, può assumere più coraggiosi atteggiamenti a fianco del coraggio imprenditoriale.

Solo dall’incontro tra le esigenze dell’impresa che affronta dinamicamente i suoi problemi e una funzione creditizia moderna possono emergere occasioni di innalzamento del livello qualitativo della intermediazione.

L’Istituto che rappresento ha scelto di rafforzare la sua presenza nel Sud ed in particolare in Puglia. L’obbiettivo non è quello di uno sviluppo puramente quantitativo dell’attività ma l’incontro qualitativamente più efficace con le realtà più dinamiche dell’area meridionale.

 

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