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La Mostra internazionale della Biennale è una libera ricerca sull’arte e sugli artisti del tempo presente.
È affidata a un curatore unico che può scegliere quali linee percorrere, quali fili tessere, quali fenomeni evidenziare, e che può dare unità di lettura alle diverse vie della sua indagine.
Un curatore unico può tenere conto delle vocazioni degli spazi disponibili, tra loro così diversi, e può dare unitaria regia alla rappresentazione; un curatore unico che la sente propria saprà ben illustrarla e, se necessario, difenderla.
L’unicità del curatore della Mostra appare necessaria, poi, per un motivo pratico: la chiarezza di lettura del complesso universo rappresentato oggi dalla Biennale e dagli eventi che le fanno da corona.
Si affiancano infatti alla Mostra principale ben 77 Partecipazioni nazionali di diversi paesi. Dall’anno dell’apertura dell’Arsenale e dalla rinnovata capacità che La Biennale conseguì come Mostra internazionale, un crescente numero di paesi ha deciso di prendervi parte. A questi 77 paesi si affiancano 44 Eventi collaterali.
La formula antica e unica di una mostra con Padiglioni di vari paesi appare oggi più che mai viva e vitale: consente una rappresentazione ancor più vasta, arricchisce la pluralità delle presenze e, prevedendo responsabilità distribuite, consente un’ordinata gestione.
Nell’ambito della Mostra, acquista da quest’anno una nuova dimensione il Padiglione italiano con sede all’Arsenale, che ora assume la denominazione di Padiglione Italia (si supera così una contestualità di denominazione che era fonte di qualche confusione). Ospiterà la mostra organizzata direttamente dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dedicata a una significativa selezione di artisti italiani, secondo i desideri espressi dallo stesso Ministero che ne ha nominato i curatori.
La presenza di artisti italiani in quella mostra a essi dedicata e la presenza di artisti italiani anche nella Mostra internazionale secondo le scelte del nostro curatore, offrirà occasione di conoscenze e di confronto sulla variegata realtà dell’arte contemporanea del nostro paese e sarà fonte di arricchimenti e di conoscenza per il mondo dell’arte e per il pubblico.
Si aggiungerà quest’anno, fuori dal contesto della Biennale, ma in coincidenza temporale con essa, l’apertura del Centro d’Arte di Punta della Dogana e la mostra in esso organizzata. Iniziative promosse da soggetti di grande rilievo impegnati nella collezione di opere si affiancano così alla Mostra, ispirata come si è detto a spirito di ricerca. Ne potranno emergere interessanti confronti di prospettive e visuali diverse.
Daniel Birnbaum è il più giovane curatore nella storia delle Biennali.

Impegnato da anni in una scuola in cui transitano giovani e artisti affermati, vive e opera dalla parte degli artisti: una sottolineatura che gli può essere particolarmente utile per curare una mostra che mira non a offrire informazioni sulle recenti evoluzioni del mercato dell’arte (altri luoghi svolgono egregiamente questa funzione) o a lanciare artisti alla moda, ma che vuole indagare dove stanno andando gli artisti e, se vogliamo, attraverso la loro opera, dove sta andando il mondo.
Il titolo da lui scelto, Fare Mondi, è già un richiamo al fatto che l’arte non è fare oggetti e sottolinea dunque la differenza che vi è, ad esempio, tra arte e design. Ma forse vuole anche dirci che l’opera d’arte deve avere una sua compiuta capacità di rappresentazione del mondo che con essa si vuol creare, non bastando la gestualità dell’atto creativo.
La 53. Mostra coincide con alcune importanti novità per il futuro della Biennale di Venezia.
Con l’acquisizione in concessione del vecchio Padiglione Italia, ora Palazzo della Biennale, essa ha, per la prima volta nella sua storia, una sede permanente.
L’ASAC, l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee, riapre al pubblico e trova posto a fianco di questo Palazzo, confermando la sua connotazione come sede delle future attività permanenti.
La sede di Ca’ Giustinian è ritornata alla Biennale di Venezia più ampia e completamente restaurata. Essa offre, per la qualità dell’edificio e per le sue caratteristiche funzionali, la possibilità di realizzare un punto vivo all’interno del tessuto urbano della città, sede di incontri e iniziative e non solo sede di uffici.
Se gli sviluppi che portarono all’espansione della Biennale di Venezia all’Arsenale furono frutto di un importante incontro con le Istituzioni dello Stato, questi recenti e importanti sviluppi sono frutto della collaborazione con il Comune di Venezia. All’Istituzione e alle persone che la governano va la nostra gratitudine. La gratitudine, oltre al Ministero che ci sostiene, va anche alla Regione del Veneto e alla Provincia di Venezia per l’attenzione rivolta e per il sostegno dato al nostro lavoro.
Come si è detto, un vero arcipelago di iniziative diverse si estenderà sull’area della città di Venezia in occasione della 53. Mostra che, oltre ai Giardini e all’Arsenale, avrà come sua terza sede proprio la città.
Alla città che ci ospita, a chi ha collaborato con noi, a tutti i critici, ai rappresentanti della stampa, ai visitatori della Mostra e a coloro che lavorano con La Biennale e nella Biennale, il nostro più vivo ringraziamento.