22 Aprile 1994

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Signor Presidente, Signori Commissari,

Ho ascoltato con attenzione la relazione del Commissario Bangemann sul libro bianco della Commissione sulla crescita, competitività e occupazione.

Per il conseguimento di più intenso sviluppo e maggiore crescita dell’occupazione, egli ha sottolineato come occorra accrescere la competitività dell’industria europea ed ha riassunto i vari obiettivi e le varie azioni necessarie per conseguirla.

Mi consenta di esprimere il contributo alla discussione della delegazione italiana nella forma che, nelle presenti circostanze, appare la più opportuna: in quella cioè di un consuntivo. Si tratta del consuntivo dell’azione svolta dal nostro Governo, ora dimissionario, che può essere valutata proprio per la sua sintonia e coerenza con gli obiettivi della UE.

Si è detto che al di là dei nuovi impegni relativi alla formazione, alla ricerca, alla elasticità del mercato del lavoro per conseguire più elevato sviluppo ed occupazione occorrono: un quadro macro-economico favorevole, un intenso flusso di investimenti produttivi e comportamenti delle imprese fortemente orientate alla competizione, all’innovazione e al mercato, e ciò in tutti i campi, manifatturiero e dei servizi (da cui l’importanza delle privatizzazioni).

L’azione del Governo italiano nel biennio 92/93 è stata rivolta proprio al conseguimento di questi obiettivi.

In un anno di crisi economica ed occupazionale non è mutato l’indirizzo verso il risanamento della finanza pubblica.

L’Italia è stata uno dei pochi Paesi che nel 1992 ha visto decrescere il rapporto tra fabbisogno dello Stato e prodotto interno lordo.

Per il secondo anno consecutivo si è realizzato un avanzo primario nel bilancio pubblico.

In un anno in cui l’impiego interno delle risorse registrava una caduta di ben il 5% è stato possibile mantenere una severa politica di bilancio, anche per il contributo dato al sostegno dell’economia da uno straordinario aggiustamento del saldo estero che ha consentito di contenere la caduta del PIL allo 0,7%.

La contrazione dei consumi non è stata accompagnata da contrazione della propensione al risparmio.

In quest’anno veniva stipulato tra le parti sociali ed il Governo il più importante accordo della storia delle Repubblica, che consente una decisiva evoluzione delle relazioni industriali in Italia. Il costo del lavoro per unità di prodotto è cresciuto solo dell’1,6% nonostante la forte svalutazione della moneta.

Una serie di circostanze e di interventi volti a razionalizzare il settore conduceva infine alla caduta prima e al contenimento poi delle risorse impegnate in lavori pubblici e nell’edilizia.

In breve sintesi: il notevole miglioramento della bilancia commerciale e dei pagamenti poggia su solide basi di riconquistata competitività nel breve periodo.

Essa crea una condizione favorevole, un consistente margine, perché possa essere avviata una sostenuta ripresa in condizioni di equilibrio. Non può sfuggire che tutto ciò può essere riassunto in una considerazione: che l’Italia si presenta in condizioni ben più favorevoli del passato perché una maggiore disponibilità di risparmio possa essere convogliata verso investimenti produttivi.

È stato arduo compito del Governo creare siffatte condizioni e, nel bel mezzo di una crisi, additare come via d’uscita solo la costosa e difficile via della ricomposizione di un quadro favorevole per una futura più intensa ripresa a più elevati livelli di efficienza.

I primi cenni di ripresa degli investimenti sull’industria sembrano giungere proprio nel primo trimestre di quest’anno.

Nel frattempo si è compiuto un importante tratto di strada sulla via delle privatizzazioni; dal maggio scorso ad oggi sono stati ceduti al mercato da parte di enti dello Stato partecipazioni per un valore di circa 6,4 mdi di ECU.

Elasticità ed articolazioni nell’organizzazione del mercato del lavoro, nuove necessità di formazione e qualificazione professionale, un maggiore impegno per la ricerca che tutti noi riconosciamo condizioni essenziali per la riconquista di nuova competitività in Europa trova, già nell’accordo sul costo del lavoro, piena adesione delle parti sociali.

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