Intervento del Ministro dei Lavori Pubblici e dell’ambiente Paolo Baratta al Convegno nazionale sull’ambiente.
Fin dal momento in cui feci il mio primo rapporto alla commissione ambiente del Senato, all’insediamento del governo Dini, sottolineai che a mio avviso la questione ambientale era oggi in Italia essenzialmente una questione di gestione amministrativa.
Gli eventi recenti lo confermano. Con questa osservazione intesi evidenziare indirettamente una dicotomia: non c’è dubbio che, attraverso una serie cli norme e, oggi, anche attraverso la concorrenza, si riesce ad incidere sul comportamento dell’industria e ad indurre aggiustamenti verso obiettivi di maggior rispetto ambientale; appare invece assai arretrata la capacità delle amministrazioni pubbliche dì far fronte alle numerose loro responsabilità.
È anche per questo che non posso non reagire quando sento dire che il governo italiano sarebbe troppo spesso “al rimorchio” dell’U.E. in materia ambientale. Per molti aspetti è vero l’opposto.
Quest’anno il governo ha approvato per decreto alcune norme che ci mettono all’avanguardia dell’UE. Ricordo il decreto sul benzene che anticipa la direttiva sulla materia, la quale stenta invece ad essere approvata anche perché la situazione presente in molti paesi è più sfavorevole cli quella italiana. Infatti il livello attuale di benzene nelle benzine italiane è mediamente più basso (1,8) rispetto a quello che si riscontra in molti altri paesi europei (dal 2 al 3).
Abbiamo imposto limiti assai severi per l’insieme d i combustibili. Ad esempio per ciò che riguarda il contenuto cli zolfo abbiamo oggi 1Iìmiti più severi nell’ambito europeo.
Per quanto riguarda la lotta contro la distruzione della fascia di ozono abbiamo la legislazione più severa in tema di produzioni di HCFC e CFC. È stata nostra conquista recente la modifica nei criteri di riparto tra i paesi europei delle produzioni ammesse di HCFC. Finora si praticava il riparto in termini puramente quantitativi senza riferimento alla capacità di distruzione dell’ozono dei vari prodotti rientranti in questa categoria; d’ora in avanti grazie al nostro intervento i criteri saranno modificati.
Dobbiamo prendere atto che da tutte queste decisioni discendono oneri per l’industria e che l’industria ha in larga misura affrontato i problemi, anche se vi sono ancora frange arretrate che traggono da una cattiva gestione aziendale vantaggi competitivi.
Il mercato poi tende sempre più ad orientarsi verso prodotti più rispettosi dell’ambiente. Le industrie europee più evolute già stanno sollecitando l’adozione di norme severe in molti campi e l’anticipazione nel tempo degli obiettivi ambientali sapendo di essere in grado di produrre nel rispetto di quei vincoli e sperando così di acquisire eventualmente nuove quote di mercato.
Siamo ad un punto di svolta, i vincoli ambientali stanno diventando sempre più importanti nel governo dei sistemi industriali e nel governo dei commerci internazionali.
Ospiteremo a Roma dal 10 al 15 dicembre prossimo un’importante riunione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici: in sostanza sulla produzione di CO2 e cioè sull’uso dell’energia e sulle tecnologie per produrla. È un tema che riguarda lo sviluppo del sistema industriale mondiale. Da un lato i paesi sviluppati devono procedere sulla via dell’ulteriore riduzione nonostante il costo marginale per ottenerla cresca via via che le produzioni migliorano; d’altra parte i paesi in via di sviluppo affrontano la prima fase della loro crescita utilizzando tecnologie arretrate, ma il loro crescente peso nell’economia mondiale fa sì che le loro responsabilità non possano più essere ignorate.
Sorge quindi un vero e proprio problema di governo dell’economia mondiale, che va seriamente affrontato se non si vuole che la questione ambientale diventi veicolo per attivare aggressioni o per giustificare nuovi protezionismi.
L’equilibrio dei commerci mondiali è in prospettiva affidato – dopo che è stata concordata una generalizzata riduzione delle tariffe – all’abbattimento o quanto meno al contenimento entro margini limitati delle cosiddette barriere non doganali e quindi alla diffusione di norme e regole tendenzialmente omogenee: in particolare alla omogeneità tendenziale delle regole sulla concorrenza e sulla tutela ambientale. La presidenza italiana dell’UE. nel primo semestre ’96 dovrà lavorare per la formazione della posizione comune che l’Europa dovrà tenere nella conferenza delle parti sulla convenzione di Berlino che si riunirà a metà luglio 1996.
Tornando all’Italia, come si diceva, se il governo delle regole ambientali per il sistema industriale dà positivi risultati che la crescente concorrenza potrà ulteriormente sollecitare, siamo molto indietro nell’azione delle amministrazioni pubbliche: ed è così che abbiamo le benzine migliori d’Europa ma anche il traffico urbano peggiore d’Europa; abbiamo una buona industria energetica ma la peggiore gestione dei rifiuti solidi urbani.
La grave crisi della gestione dei rifiuti a Milano che si manifesta proprio in questi mesi è emblematica dello stato delle cose nel nostro paese. Al riguardo il governo ha fatto tutto ciò che è oggi in suo potere: ha attribuito poteri straordinari al sindaco e al presidente della Regione, ha conferito risorse aggiuntive; certamente non potranno essere risolti in poche settimane problemi accumulatisi nel corso di decenni di assenteismo.
Inquinamento da traffico, scarsissimo grado di depurazione delle acque, scarso governo dei rifiuti da parte delle amministrazioni locali non solo fanno sì che le nostre realtà urbane e territoriali siano arretrate ma ritardano anche l’aggregazione di una nuova domanda potenziale per l’industria e per la ricerca tecnologica. Si ritarda cioè la crescita delle industrie che producono apparati, impianti moderni e sistemi di regolazione, non contribuendo così alla crescita della capacità concorrenziale del nostro sistema produttivo e non favorendo, come sarebbe invece possibile, il funzionamento di quella “catena” che dagli obiettivi ambientali passando per la domanda pubblica, gli investimenti, il progresso tecnico e il miglioramento della concorrenzialità internazionale dell’industria italiana, può concludersi in più elevata crescita e occupazione.
Il miglioramento della gestione dell’ambiente da parte delle amministrazioni richiede una visione complessiva delle funzioni che ciascuna di esse deve svolgere ed un coerente disegno per ciò che riguarda l’ordinamento istituzionale, il decentramento delle competenze e le modalità di gestione delle risorse.
Alcuni principi guida devono essere rispettati. Innanzitutto il principio di sussidiarietà. Al di là di ogni centralismo tradizionale, localismo di maniera o regionalismo ideologico, occorre realizzare un ordinamento ispirato al principio di funzionalità nel quale cioè i diversi livelli, piuttosto che vedersi attribuite competenze esclusive, possano esercitare all’interno di ciascuna materia la funzione che meglio ad essi compete e che meglio si addice al loro livello istituzionale e alla dimensione geografica.
Occorre introdurre norme ispirate al principio di compensazione. Difficile infatti risulterà una corretta gestione del territorio e dell’ambiente se ai vincoli che si dovranno introdurre non si accompagneranno anche compensazioni e ai vantaggi indotti, non si accompagnino tassazioni.
Occorre peraltro introdurre il principio della tassazione anche senza che il servizio di tutela ambientale sia svolto. Nessuno deve poter trarre vantaggio economico ad esempio da un più basso prezzo dell’acqua determinato per il fatto che non vi è la depurazione.
Le risorse così prelevate è bene poi siano vincolate alla realizzazione dei servizi mancanti.
Occorre infine con convinzione dar vita e sostenere congruamente l’azione di organismi di tutela attiva “dedicati”. L’ambiente e il territorio richiedono che l’interesse comune rappresentato dai singoli obiettivi di tutela sia adeguatamente rappresentato e perseguito nel tempo con costanza, al di là delle vicende politiche delle ordinarie amministrazioni locali.
A questi indirizzi ci siamo ispirati nell’azione di governo dando un forte impulso alla costituzione di nuovi parchi nazionali (ne saranno costituiti 5 nuovi) nel definire un sistema fiscale che abbia in sé contenuti incentivanti e disincentivanti, quale ad esempio la tassa sulla depurazione dell’acqua, da pagarsi anche nei comuni dove non vi è ancora la depurazione e le cui entrate devono essere accantonate per la realizzazione degli impianti depuratori. Infine, con la nuova tassa dei rifiuti solidi urbani che vengono avviati a discarica, introduciamo la prima forma compiuta di tassa ambientale, anch’essa coerente con un disegno di incentivazione verso comportamenti ambientalmente più corretti.
L’obiettivo della tutela dell’ambiente sarà poi presente in modo del tutto particolare nella politica del ministero dei lavori pubblici, impegnato nella redazione del nuovo regolamento per gli appalti pubblici. Sarà previsto in questo regolamento che ogni progetto per le opere pubbliche dovrà essere corredato di analisi preliminari sul territorio e l’ambiente, di studi di impatto ambientale. Quello della tutela ambientale diventa quindi per la prima volta elemento col quale si definisce un progetto e non soltanto lo si qualifica.