In “Mondo economico”, anno XXVIII, n° 49-50, dicembre 1973

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1. Premessa

È ormai tratto caratteristico di un’epoca particolarmente dinamica come l’attuale che si producano con sempre maggiore frequenza mutamenti nel valore relativo dei beni, e che il controllo dello sviluppo richieda sempre più frequenti interventi dell’Autorità pubblica.

Tali mutamenti e interventi hanno rilevanti effetti di redistribuzione delle risorse; in particolare, rilevanti effetti di redistribuzione territoriale, che in una economia dualistica come la nostra assumono importanza decisiva ai fini del superamento del divario, dal momento che potrebbero sia neutralizzare sia aumentare gli effetti prodotti dall’intervento diretto nel Mezzogiorno. Si pensi del resto alla dinamica salariale, che non può non avere una forte incidenza regionale, data la ineguale distribuzione sul territorio degli addetti delle varie categorie interessate ai singoli contratti che nel corso del tempo vengono stipulati. Altro fenomeno meritevole di osservazione è quello dei prezzi politici, che comportano un onere per lo Stato a cui corrisponde un vantaggio diverso da Regione a Regione, a seconda della proporzione con cui si ripartono sul territorio i beneficiari.

Il recente complesso di provvedimenti, che collega aumento dei minimi di pensione con aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, si presta in modo particolare a questo genere di riflessione. Come si vedrà, si tratta di un abbinamento che reca un vantaggio, sia pure modesto, al Mezzogiorno.

2. L’accordo sulle pensioni e sugli assegni familiari

Le misure che il Governo si è impegnato ad attuare dopo l’accordo raggiunto con i sindacati (1) sono le seguenti:

(a) Misure riferentisi ai trattamenti pensionistici

  1. Innalzamento delle pensioni minime dei lavoratori dipendenti a L. 42.950 mensili pari al 27,75% del salario medio di fatto dei lavoratori dell’industria previsto al 1° gennaio 1974. La vigente disciplina prevede per l’1/1/1974 due minimi: il primo (per i pensionati di età inferiore ai 65 anni) di L. 34.750, il secondo (per i pensionati di età superiore ai 65 anni) di L. 37.050.
  2. Innalzamento delle pensioni dei lavoratori autonomi a L. 34.800 mensili a partire dal 1° gennaio 1974. La vigente disciplina prevede per l’1/1/1974 un livello minimo di L. 30.800.
  3. Innalzamento delle pensioni sociali a favore degli ultrasessantacinquenni sprovvisti di reddito dalle L. 20.850 mensili previste dalla legislazione vigente a L. 25.850 a partire dal 1° gennaio 1974.
  4. Innalzamento delle pensioni per i minorati civili: di L. 6.000 per i ciechi di 1a e 2a categoria, per i sordomuti e gli invalidi civili totalmente inabili. Aumento di L. 4.000 mensili per i ciechi di 3a categoria.

(b)          Misure per l’indennità di disoccupazione

  1. Aumento da L. 400 a L. 800 giornaliere.

(c)          Misure per gli assegni familiari

  1. Elevazione alla misura unica mensili di L. 8.000 per moglie e figli. Attualmente gli assegni familiari sono pari a L. 4.160 per il coniuge a carico e a L. 5.720 per ogni figlio a carico.

2.1 Lavoratori dipendenti

L’onere addizionale complessivo per il 1974 derivante dall’aumento dei minimi di pensione ai lavoratori dipendenti, è stato stimato dalla Commissione suddetta in 403 miliardi (2). La ripartizione tra Centro-Nord e Mezzogiorno di tali opere può essere fatta con un discreto margine di approssimazione in base al rapporto tra il numero di pensioni, ai livelli minimi, pagate nelle due circoscrizioni. Gli ultimi dati ufficiali di cui si dispone si riferiscono al dicembre 1971, ma per quanto riguarda la ripartizione territoriale si può presumere che la situazione non sia sostanzialmente mutata da allora (cfr. tabella 1).

1 – Numero delle pensioni per i lavoratori dipendenti erogate al dicembre 1971
  Minori del

minimo

Al minimo

I

Al minimo

Il

Superiori al minimo Totale
Centro-Nord 420.981 1.075.022 1.334.099 1.606.600 4.436.702
Mezzogiorno 106.418 632.857 728.556 427.115 1.894.946
Pensioni pagate all’estero 1.366 7.933 18.757 5.377 33.433
Italia 528.765 1.715.812 2.081.412 2.039.092 6.365.081
Fonte: INPS

Come si può vedere, il numero di pensioni ai minimi pagate nel Mezzogiorno rappresenta circa il 35% del totale, percentuale che può considerarsi elevata in relazione all’incidenza degli occupati dipendenti extra-agricoli del Mezzogiorno sul totale nazionale, e che si spiega in gran parte grazie all’elevato numero assoluto e percentuale delle pensioni per invalidità erogate nel Mezzogiorno.

Si può stimare, in conclusione, che i 400 miliardi circa di oneri previsti per il provvedimento si ripartiranno in 260 miliardi circa a favore del Centro-Nord, e in 140 miliardi a favore di pensionati residenti nell’area del Mezzogiorno.

2.2 Lavoratori autonomi

Come si è ricordato, i livelli minimi passerebbero secondo l’accordo raggiunto dalle 30.800 lire mensili già previste dalla vecchia legislazione per il 1° gennaio 1974, a L. 34.800.

L’onere definitivo del provvedimento può essere per il 1974 stimato in 152,3 miliardi (3).

Poiché la quasi totalità delle pensioni erogate a lavoratori autonomi si trova al livello minimo, si è ritenuto di poter ripartire il flusso di risorse derivante dal provvedimento, tra Centro-Nord e Sud, proporzionalmente alla ripartizione territoriale delle pensioni erogate. Anche in questo caso si può fare riferimento ai dati del 1971 ultimi disponibili in via ufficiale.

Come si vede dalla tabella 2 le pensioni pagate al Sud rappresentano all’incirca il 31-32% del totale. L’onere addizionale complessivo (per il 1974) di 150 miliardi può essere ripartito, pertanto, in circa 100 miliardi a favore del Centro-Nord e in 50 miliardi a favore del Mezzogiorno.

2 – Numero delle pensioni erogate ai lavoratori autonomi al dicembre 1971
Categorie Centro-Nord Mezzogiorno Pensioni pagate all’estero Italia
Per vecchiaia 717.694 279.403 1.959 999.056
Per invalidità 858.284 476.077 1.680 1.336.041
Totale 1.575.978 755.480 3.639 2.335.097
Fonte: INPS

2.3 Pensioni sociali

I minimi delle pensioni sociali, come si è detto, passerebbero dalle 20.850 lire mensili già previste dalla vecchia legislazione per 1’1/1/1974 a L. 25.850.

L’onere definitivo del provvedimento può essere stimato in 52,3 miliardi (4). Anche in questo caso tale onere è stato ripartito, tra le due circoscrizioni, sulla base del numero di pensioni sociali erogate nel Centro­ Nord e nel Mezzogiorno al 1971. Le pensioni sociali erogate nel Mezzogiorno costituiscono circa il 38% del totale.

3 – Numero delle pensioni sociali erogate (dicembre 1971)
Centro-Nord 508.806
Mezzogiorno 310.966
Italia 819.772
Fonte: INPS

Il provvedimento convoglierebbe verso le aree meridionali 19,8 miliardi di lire contro i 32,5 diretti all’area del Centro-Nord.

2.4 Misure per indennità di disoccupazione

L’indennità di disoccupazione dovrebbe salire dalle attuali 400 lire ad 800 lire giornaliere.

Il più delle volte citato studio del Ministero del Lavoro valuta in 81 miliardi l’onere addizionale derivante da questa misura.

Per stimare, almeno approssimativamente, l’incidenza di questo provvedimento nelle due circoscrizioni territoriali del Paese occorrerebbe fare riferimento a precise ipotesi sul probabile andamento futuro della disoccupazione al Sud e al Centro-Nord.

Come è noto, gli iscritti alle liste di collocamento sono distinti dal Ministero del Lavoro in cinque classi: lavoratori disoccupati già occupati, giovani in cerca di 1a occupazione a loro volta distinti in «già occupati» o «mai occupati», casalinghe in cerca di 1a occupazione, pensionati in cerca di occupazione, lavoratori occupati in cerca di altra occupazione. L’indennità di disoccupazione interessa, anche se non interamente, solo i lavoratori della prima classe e una parte di quelli della seconda (la categoria «già occupati»). In prima approssimazione si può quindi suddividere la spesa totale annua per indennità di disoccupazione in base alla percentuale di disoccupati appartenente alla prima classe iscritti mediamente nell’anno alle liste di collocamento nelle Regioni meridionali (cfr. tabella 4).

4 – Iscritti nelle liste di collocamento per classi e per circoscrizione territoriale

(medie annuali 1972)

  1a classe Composizione %
Centro-Nord 331.945 43
Mezzogiorno 441.184 57
ltalia 773.129 100
Fonte: INPS

Nell’ipotesi, assunta in via del tutto provvisoria, che anche per il 1974 il numero medio annuo di iscritti alle liste di collocamento che potranno percepire l’indennità di disoccupazione, sia al Sud dell’ordine del 57% del totale, la spesa stimata per il 1974 dalla Commissione del Ministero del Lavoro per questo provvedimento si potrà ripartire in 35 miliardi a favore del Centro-Nord e in 46 miliardi a favore del Sud.

2.5 Misure per gli assegni familiari

Riguardano l’aumento da 4.160 a 8.000 lire mensili per i coniugi a carico, e da L. 5.720 a L. 8.000 mensili per i figli a carico.

Nella tabella 5 è riportata la consistenza numerica dei figli e coniugi «a carico» per circoscrizione territoriale nei settori extra-agricoli e per gli operai agricoli nel 1971.

5 – Numero medio giornaliero di coniugi e figli a carico (1971)
Circoscrizioni Figli Coniugi
Centro-Nord 4.917.945 2.911.644
Mezzogiorno 3.046.449 1.213.936
Italia 7.964.394 4.125.580
Fonte: INPS

Nella tabella 6 sono riportati i figli a carico dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni nel 1970 (i coniugi in questi casi non percepiscono assegni familiari).

6 – Numero di figli a carico di coltivatori diretti, mezzadri e coloni (1970)
Centro-Nord 623.370
Mezzogiorno 324.424
Italia 947.794
Fonte: INPS

Il citato studio della Commissione del Ministero del Lavoro ha stimato in 534 miliardi l’onere addizionale del provvedimento. Tale onere è stato ripartito per circoscrizione territoriale in base al numero medio giornaliero di coniugi e figli a carico e al diverso valore dell’aumento previsto nei due casi (cfr. tabella 7)

7 – Stima della ripartizione territoriale della spesa conseguente all’aumento degli assegni familiari (miliardi di lire)
    Ripartizione %
Centro-Nord 351,9 65,9
Mezzogiorno 182,1 34,1
ltalia 534,0 100,0

Il Mezzogiorno usufruirebbe, dunque, del 34% circa dei proventi derivanti da queste misure.

Occorre tuttavia considerare che molte grandi aziende versano tutti i contributi all’INPS nella Regione ove risiede il loro centro contabile. Di conseguenza può essere sottostimata la percentuale di beneficiari di assegni familiari residenti nel Mezzogiorno.

2.6 Pensioni per minorati civili

Non è stato possibile trovare dati ufficiali sulla ripartizione per Regione delle pensioni per minorati civili. Lo studio della Commissione del Ministero del Lavoro stima l’onere per questo provvedimento in 42 miliardi.

Nella tabella 8 che segue si riepilogano i risultati dei paragrafi precedenti.

8 – Stime degli oneri addizionali per il 1974 a seguito delle misure riguardanti il sistema pensionistico (1) (miliardi di lire)
Misure Ripartizione degli effetti per circoscrizione
Centro-Nord Mezzogiorno Italia
1 – Aumento pensioni lavoratori dipendenti 260 140 400
2 – Aumento pensioni lavoratori autonomi 100 50 150
3 – Aumento pensioni sociali 32,5 19,8 52,3
4 – Aumento indennità di disoccupazione 34,7 46,3 81
5 – Aumento assegni familiari 351,9 182,1 534
Totale 779,1 438,2 1.217,3
(1) La tabella non include le pensioni pagate all’estero (per le quali si può prevedere un onere addizionale di 3 miliardi circa per i lavoratori dipendenti e di 0,3 miliardi circa per i lavoratori autonomi). Non è stata inoltre riportala la voce relativa agli oneri addizionali per le pensioni ai minorati civili (42 miliardi) della quale non è stato possibile effettuare una ripartizione territoriale.

Secondo queste stime, al Mezzogiorno spetterebbe all’incirca il 36% dell’aumento di spesa conseguente alle misure riguardanti il sistema pensionistico e gli assegni familiari.

3. La «copertura finanziaria degli oneri» conseguenti all’accordo sulle pensioni e sugli assegni familiari

Le risorse che saranno necessarie per la copertura finanziaria del provvedimento (1.260 miliardi circa per il 1974) deriveranno da tre fonti (si veda la tabella 8 e la relativa nota):

  1. a) Disponibilità del sistema previdenziale (560 miliardi circa)
  2. b) Apporti della produzione (400 miliardi circa)
  3. c) Apporti dello Stato (proventi conseguenti all’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi) (300 miliardi circa)

(a) Disponibilità del sistema previdenziale

Si tratta degli avanzi di esercizio delle seguenti gestioni (i dati riportati costituiscono una stima, in miliardi di lire, degli avanzi al 1974):

Disoccupazione 170 miliardi
Tubercolosi 102 miliardi
Assegni familiari 286 miliardi
Totale 558 miliardi

(b) Apporti della produzione

È stato deciso un cambiamento radicale del sistema di contribuzione delle aziende alla Cassa Unica Assegni Familiari a partire dall’1/1/1974. Ad oggi la contribuzione delle aziende viene commisurata (nella misura del 15% nei settori: agricoltura, industria, artigianato e commercio e del 15,40% nei settori del credito, assicurazione e servizi) alle retribuzioni versate entro un limite massimo di retribuzione giornaliera imponibile di L. 4.000 (ad esclusione dei settori dell’artigianato, 2.100 lire, e del commercio, 3.100 lire). Le retribuzioni superiori al limite massimo vengono riportate, ai fini del calcolo della contribuzione, al limite massimo su riportato.

A partire dall’1/1/1974 verranno eliminati i limiti massimi («massimali contributivi») e verrà applicata a tutte le imprese una aliquota media del 7,30%. Per il 1974 questo provvedimento dovrebbe comportare maggiori entrate per circa 400 miliardi.

Ai fini della ripartizione territoriale di tale somma occorre osservare che l’effetto del provvedimento potrà essere tanto quello di ridurre i profitti delle imprese, quanto quello di indurre aumenti nei prezzi. Nel primo caso esso verrebbe ad incidere in misura di gran lunga prevalente sui redditi degli abitanti delle Regioni del Centro-Nord; nel caso invece di un trasferimento sui prezzi, i nuovi oneri si distribuirebbero secondo la ripartizione geografica degli acquirenti.

Non è questa la sede per addentrarci nel tema delle possibilità di un trasferimento sui prezzi, degli aumenti dei costi aziendali e quindi, come caso specifico, di questi nuovi oneri. Tuttavia si può affermare che quand’anche questo trasferimento si verificasse in misura rilevante, il prelievo di risorse che interesserà il Mezzogiorno non potrà essere, rispetto al totale, superiore all’incidenza del reddito dell’area meridionale sul reddito nazionale (circa il 25%).

(c) Apporti dello Stato

Gli apporti del Bilancio dello Stato saranno coperti dalla maggiorazione dei carichi fiscali sul prezzo di vendita dei carburanti al cui esame è dedicata la seconda parte di questa nota.

4. L’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi

I provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri in data 29.9.1973 hanno comportato gli aumenti di prezzo riportati nel seguente prospetto:

Prodotti   Vecchi prezzi Nuovi prezzi Aumento
Benzina normale L./litri 152 175 23
Benzina super 162 185 23
Gasolio per autotrazione 80 95 15
Gasolio per riscaldamento L./kg 24 28 4

Tali aumenti vanno ripartiti tra prelievi fiscali, entrate dei produttori e dei distributori nella misura seguente:

Prodotti   Produttori Distributori Stato Totale
Benzina normale L./litri 5,83 1,50 15,67 23,00
Gasolio per autotrazione circa 7 circa 8 15,00
Gasolio per riscaldamento L./kg 4 4,00

Nel 1971, ultimo anno per il quale si dispone di dati, i consumi dei prodotti interessati alle variazioni di prezzo, furono quelli riportati nella tabella 9.

9 – Consumi di carburanti interessati alla variazione di prezzo al 1971

(migliaia di litri salvo diversa indicazione)

  Benzina autotrazione Gasolio autotrazione Gasolio riscaldamento (migl. di kg.)
Circoscrizione normale super
Centro-Nord 987.144,6 8.884.301,2 3.629.422,7 7.295.540,0
Mezzogiorno 328.518,5 2.956.666,9 1.614.641,0 884.780,0
Amministrazione ed Enti vari 8.474,5 76.270,3 170.560,7 19.680,0
Italia 1,324.1 7.6 11.917.238,4 5.414.624,4 8.219.680,0

Al fine di pervenire alla valutazione per il 1974 degli oneri addizionali derivanti dalla variazione dei prezzi si è applicato ai consumi di carburanti del 1971, specificati per circoscrizione territoriale, un tasso di aumento medio annuo pari a quello registrato nelle singole circoscrizioni nel quadriennio 1968-71 (5).

Tale stima è stata effettuata prescindendo dai mutamenti che a seguito delle ben note vicende in campo petrolifero potranno subire i consumi, mutamenti probabilmente cospicui rispetto a quanto qui stimato, ma al momento di ben incerta determinazione (cfr. tab. 10).

10 – Stima dei consumi di carburanti interessati alla variazione di prezzo al 1974 (*)

(migliaia di litri salvo diversa indicazione)

  Benzina autotrazione Gasolio autotrazione Gasolio riscaldamento (migl. di kg.)
Circoscrizione normale super
Centro-Nord 1.189.050 10.701.443 4.096.333 15.884.804
Mezzogiorno 403.090 3.627.811 2.007.202 2.355.674
Amministrazione ed Enti vari 6.758 60.814 215.347 43.800
Italia 1.598.898 14.390.068 6.318.862 18.284.278
(*) La stima è stata effettuata senza tener conto delle variazioni nei consumi che potranno essere determinate dai recenti provvedimenti restrittivi sui consumi di carburante.

 

Prendendo in considerazione i soli carichi fiscali sui prodotti petroliferi, gli aumenti nelle entrate fiscali dalle due circoscrizioni a seguito del provvedimento citato sarebbero come da tabella 11.

11 – Stima delle variazioni del carico fiscale conseguenti agli aumenti di prezzo dei prodotti petroliferi

(milioni di lire)

  Benzina autotrazione Gasolio autotrazione Gasolio riscaldamento Totale
Circoscrizione normale super
Centro-Nord 18.532,4 167.691,6 32.770,7 219.094,7
Mezzogiorno 6.316,4 56.847,8 16.057,6 79.221,8
Amministrazione ed Enti vari 105,9 953,0 1.722,8 2.781,7
Italia 25.054,7 225.492,4 50.551,1 301.098,2

La percentuale del prelievo fiscale aggiuntiva interessante il Mezzogiorno sarebbe pertanto il 26,3% del totale.

5. Conclusione

In sintesi, le Regioni meridionali usufruiranno all’incirca del 36% dell’aumento di spesa conseguente alle misure riguardanti il sistema pensionistico e gli assegni familiari (cioè, oltre 360 miliardi, dei circa 1.265 complessivamente redistribuiti nel 1974).

D’altro canto, il Mezzogiorno contribuirà, presumibilmente, per circa il 26%, ai prelievi fiscali connessi all’aumento del prezzo della benzina (nella misura di circa 79 miliardi, dei circa 300 previsti).

Per quanto riguarda il prelievo di risorse connesso con i nuovi oneri previdenziali a carico delle aziende (400 miliardi) la sua ripartizione territoriale è di più incerta determinazione; per i motivi sopra ricordati si può, però, affermare che anche nell’ipotesi più sfavorevole per il Mezzogiorno il contributo dell’area non supererà il 25%.

 

 

 

NOTE

[1] Tale accordo, raggiunto e reso pubblico il 13 ottobre 1973, non è stato ancora tradotto in provvedimento legislativo.

[2] Le informazioni contenute in questa nota circa gli oneri dei provvedimenti sono state tratte dalle indicazioni contenute nello studio preliminare condotto dalla Commissione insediata il 12 settembre dal ministro del Lavoro e reso pubblico il 19 settembre 1973.

[3] La Commissione di studio del Ministero aveva stimato, per il 1974, in 217 miliardi l’onere complessivo che sarebbe derivato da un aumento del livello minimo delle pensioni ai lavoratori autonomi nella misura di L. 5.700 mensili, derivanti per L. 4.000 dall’aumento una tantum e per L. 1.700 dall’aggancio alla scala mobile “retribuzioni di fatto operai industria” previsto nella “piattaforma” iniziale, ma non nell’accordo finale. Si sono pertanto scorporati, proporzionalmente, dai 217 miliardi suddetti, gli oneri relativi a questa seconda componente.

[4] Il più delle volte citato studio della Commissione del ministero del Lavoro aveva stimato, per il 1974, in 69 miliardi l’onere complessivo per un aumento del livello minimo delle pensioni sociali di L. 6.000 mensili, derivante per L. 5.000 da un aumento una tantum e per L. 1.600 dall’aggancio alla scala mobile “retribuzioni di fatto operai industria”. Essendosi soprasseduto a questa seconda parte del provvedimento l’aumento definitivo è risultato di L. 5.000 (dalle 20.850 lire mensili già previste dalla vecchia legislazione per l’1/1/1974 alle 25.850 decise col nuovo provvedimento). Si sono pertanto scorporati dai 69 miliardi suddetti gli oneri relativi alla seconda parte del provvedimento.

[5] Per il gasolio si sono adottati tassi pari alla metà di quelli registrati dal 1968 al 1971, dal momento che negli anni passati si sono verificati elevatissimi aumenti nei consumi a seguito della conversione degli impianti di riscaldamento.

 

 

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