Marrakech, 15 maggio ’94

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Signor Presidente, Signori Delegati,

vorrei anzitutto esprimere la mia gratitudine al Re del Marocco, Sua Maestà Hassan II, per l’opportunità che ci ha offerto di incontrarci in un grande Paese, con il quale l’Italia intrattiene tradizionalmente rapporti di amicizia e di collaborazione.

Presidente, noi siamo oggi qui riuniti per celebrare insieme la positiva conclusione del più lungo negoziato commerciale multilaterale nei 47 anni di vita del GATT.

Siamo tutti coscienti che stiamo prendendo parte ad un grande evento: si compiono atti fondamentali proprio nel momento in cui la storia lo richiede.

Vorrei ricordare che l’impulso decisivo alla positiva conclusione del negoziato è stato dato nel corso del 1993, anno in cui si è toccato il culmine di un’ampia e prolungata stagnazione economica in molte parti del mondo.

Il 1993 ha conosciuto tassi di disoccupazione mai registrati nei passati decenni.

Il fatto che governi abbiano saputo resistere alle lusinghe del protezionismo e siano stati capaci di manifestare senso di responsabilità e di leadership, sarà ricordato come un risultato di grande rilievo politico.

In tali circostanze è stata data priorità alla accelerazione di un negoziato volto all’apertura dei mercati e ad ulteriori miglioramenti delle regole del commercio internazionale: obiettivi questi ambedue in grado di fornire nuove prospettive di sviluppo all’economia mondiale.

Per la prima volta i PVS sono stati pienamente coinvolti nei negoziati.

L’accordo si qualifica quindi come veramente generale e globale, e risponde pienamente ai grandi cambiamenti verificatisi e tuttora in corso su scala planetaria.

La promozione del commercio diviene così parte integrante della promozione dello sviluppo economico.

Ciò implica il riconoscimento da parte dei Paesi industrializzati che la nuova concorrenza dei PVS non va più vista solamente sotto il profilo della minaccia all’occupazione, ma può’ divenire uno stimolo per lo sviluppo delle loro stesse economie.

Ciò implica anche il riconoscimento da parte dei PVS che l’apertura reciproca dei mercati e l’accettazione di regole comuni è un imperativo per garantire una crescita sostenuta ed un flusso di esportazioni a livello adeguato.

Vorrei solo ricordare i maggiori risultati del negoziato, in particolare quelli raggiunti in materia di accesso al mercato, di estensione delle nuove discipline all’agricoltura, ai servizi, alla proprietà intellettuale, di progressiva integrazione del settore tessile nel sistema commerciale multilaterale, di rafforzamento delle regole in molti settori sensibili.

Tutti questi risultati sono coronati dalla più importante innovazione: un significativo trasferimento di sovranità attraverso l’adozione di un nuovo sistema multilaterale di regolamento delle controversie concordate e vincolanti, e la creazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (O.M.C.).

L’Italia e gli altri membri dell’Unione Europea hanno sempre considerato essenziale il raggiungimento di questi obiettivi in ragione dell’ampiezza senza precedenti dei negoziati, e della crescente complessità dei temi trattati, che per la loro stessa natura richiedono continui miglioramenti.

Va sottolineato che la piena adesione a tante nuove regole vincolanti da parte di tanti Paesi richiede che ciascuno di loro sia in una situazione di “par condicio” in caso di controversie.

Con questa scelta noi riaffermiamo la nostra fiducia in una politica commerciale multilaterale; la sua supremazia deve essere ora confermata dalle capacità della nuova istituzione a far fronte ai compiti che le sono affidati.

Il primario interesse comune deve essere quello di dare all’Organizzazione Mondiale del Commercio obiettivi, portata e funzioni di grande chiarezza e, conseguentemente, adeguati strumenti.

Signor Presidente, molti argomenti irrisolti sono ancora sul tappeto e dobbiamo cercare di concludere in tempi brevi tutti i negoziati già avviati in diversi settori, come i servizi finanziari, l’acciaio, le telecomunicazioni, gli aeromobili civili e i trasporti marittimi.

Anche noi sosteniamo con vigore la creazione di un Comitato Commercio-Ambiente e siamo pronti ad avviare i lavori nel Comitato preparatorio, dopo la firma dell’Atto Finale.

Noi dobbiamo soprattutto prestare una speciale attenzione al fatto che tutti gli impegni assunti da tutti i partecipanti debbono essere onorati: a questo fine è essenziale che ii sistema di risoluzione delle controversie e le sue procedure diano prova di funzionare correttamente e con efficacia.

Ma non dobbiamo attenderci che l’Organizzazione Mondiale del Commercio svolga solo un ruolo passivo di natura giurisdizionale, ma che sia anche motore per il progressivo miglioramento delle discipline nelle materie coperte dall’Accordo.

Oltre ciò esiste spazio per progressi in altri campi per un maggior sviluppo del commercio e degli investimenti.

Mi riferisco a temi importanti che inequivocabilmente ricadono nella portata e nelle funzioni dell’O.M.C.

Ne vorrei menzionare due.

Primo, le barriere non tariffarie.

Alcune specifiche importantissime regolamentazioni relative a strumenti che possono costituire ostacoli agli scambi sono già coperte dall’Accordo. In futuro ciò può non essere sufficiente.

Dobbiamo considerare l’opportunità di ampliare le finalità   del “meccanismo di esame delle politiche commerciali” attraverso più approfondite analisi dei vari ostacoli occulti che possono essere identificati in diversi Paesi.

Secondo, commercio e diritto interno.

Anche recenti esperienze ci indicano che discipline giuridiche nazionali inadeguate o tra loro incompatibili possono porsi come ostacoli significativi alle attività di commercio e di investimento.

L’O.M.C. può divenire la sede adeguata per analisi, proposte e futuri negoziati per possibili impegni multilaterali volti a migliorare le legislazioni nazionali nei campi del diritto di proprietà, del diritto societario e del diritto commerciale, almeno nei loro aspetti legati al commercio.

Ciò potrebbe avere la stessa importanza dei possibili sviluppi nel campo delle interrelazioni tra commercio e concorrenza.

L’O.M.C. sarà una struttura istituzionale completa, con regole ma anche con sanzioni caratterizzate da un grado di elevata efficacia.

Ciò comporta l’inevitabile tentazione di attrarre nella sua orbita molti temi, alcuni dei quali rientrano nella competenza di altri organismi internazionali, e di attribuire all’O.M.C. un ruolo sempre crescente.

In effetti potrebbero emergere molti collegamenti indiretti fra il commercio ed aspetti sostanziali della vita economica e sociale cui noi annettiamo la più grande importanza.

La prudenza è necessaria. Dobbiamo evitare di sovraccaricare la nave prima del varo.

Il comune buon senso ci indica che questi collegamenti non possono essere ignorati.

Non possiamo infatti sottovalutare le implicazioni di comportamenti come lo sfruttamento del lavoro minorile, il lavoro forzato, il divieto della libertà di espressione e di associazione dei lavoratori.

Si tratta di problemi delicati, e a noi compete di trovare il giusto equilibrio per non lasciare spazio ad azioni bilaterali né ad iniziative protezionistiche.

Signor Presidente, pochi decenni orsono, in un momento cruciale del suo sviluppo economico, l’Italia ha compiuto una scelta coraggiosa e lungimirante a favore del libero mercato, divenendo un membro fondatore della Comunità Economica Europea.

Guidati dagli stessi principi e dall’esperienza abbiamo dato il nostro contributo costruttivo alla positiva conclusione dell’Uruguay Round e siamo impegnati, insieme ai nostri partner europei, a dare attuazione agli accordi che firmeremo domani.

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