Relazione introduttiva al Convegno tenuto a Roma, luglio 1991,
in “Banche e mercati finanziari in Germania” (altri interventi: Ciampi, Helmuth Schlesinger, B. Andreatta, G. Carli, A. Fazio, GG.Nardozzi, G. Visentini)
Pubblicato a cura del Centro Alberto Beneduce, pagg. 11-23

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Scopo di questo intervento è quello di offrire alcuni elementi di conoscenza del sistema bancario-finanziario tedesco e qualche raffronto con quello italiano. I dati sulla Germania sono in gran parte ricavati dallo studio promosso dal Centro Alberto Beneduce: Banche e mercati finanziari in Germania. Preciso subito che essi si riferiscono alla vecchia Repubblica Federale, prima dell’unificazione.

Nello studio viene analizzato in particolare il concreto operare dei vari soggetti. Esso risponde in tal senso all’esigenza di superare i limiti di tradizionali analisi comparate – così frequenti, ma anche così insoddisfacenti – che si risolvono sovente nel verificare se i sistemi siano più o meno «orientati ai mercati finanziari» piuttosto che «orientati alle banche». Siffatto metodo di indagine, a sua volta, si fonda sull’assunto che un sistema di intermediazione sia tanto più efficiente nell’allocazione delle risorse quanto più esso risulti orientato ai mercati finanziari piuttosto che agli intermediari. Tale assunto non è per nulla ovvio, soprattutto se considerato in astratto, senza riferimenti alla complessa realtà di ciascun paese, alla sua storia economica, alle varie tappe del suo sviluppo, alle diverse fasi del ciclo economico, e tende ad escludere dal conto il problema della sua efficacia complessiva e dei costi della sua stabilità. Tale metodo, tra l’altro, rischia molte imprecisioni anche statistiche, soprattutto per quei sistemi – come quello italiano e tedesco per l’appunto – nei quali una ragguardevole parte delle attività che ali­ mentano il mercato finanziario è di intermediari specializzati, creati proprio a questo fine.

Ci sembra in ogni caso indispensabile avere una visione di «sistema».

L’efficacia e l’efficienza relativa di un’organizzazione del risparmio e degli intermediari finanziari non si misurano solo dalla «competitività» dei prodotti, ma anche, per non dire soprattutto, dalla coerenza delle sue strutture e del modo di operare che essa esprime rispetto a tutta la re­ stante realtà del paese della quale è al servizio e in sintonia alla quale deve agire ed evolversi. L’apertura all’Europa mette a confronto singoli organismi e imprese, ma pone soprattutto uno accanto all’altro sistemi diversi. E, nel momento della caduta dei limiti geografici alle possibilità operative, uno dei quesiti principali è fino a che punto la specificità, le differenze nelle consuetudini, negli strumenti, nelle normative, nelle scelte politico-istituzionali che le ispirano, debbano attenuarsi o scomparire (e con quali tempi debbano modificarsi), oppure possano restare.

* * *

Per una breve descrizione dei due sistemi occorre una chiave di lettura introduttiva. Una possibile può forse essere ancora una volta ricercata nelle caratteristiche assunte dalla crisi degli inizi degli anni Trenta. Nei sistemi di intermediazione, sovente, le linee guida degli orientamenti e dei comportamenti sono ispirate fortemente dalla preoccupazione di evitare il ripetersi dei fenomeni indesiderati, manifestatisi nella patologia dell’ultima grande crisi.

Quando nel 1933, dopo un lungo periodo di interventi di salvataggio, si affrontò con decisione la crisi bancaria italiana, emerse che le banche finanziatrici dell’industria avevano accumulato immobilizzi e perdite, e di fatto assunto il controllo di molte delle industrie finanziate in crisi e che da questo processo era derivato un sostanziale condizionamento all’operato della banca centrale e al governo della moneta. Il risanamento che ne seguì, con la costituzione dell’IRI, rappresentò, in effetti, una copertura di perdite e un generale smobilizzo del sistema bancario ed in un certo senso anche della stessa banca centrale.

Nell’esperienza compiuta nel caso italiano imputati erano gli esiti patologici cui può condur­ re la facoltà delle banche di andare troppo oltre nel finanziamento dei capitali permanenti e di rischio delle imprese. È per questo motivo che si ritenne, negli anni successivi, di dover sviluppare un sistema di intermediari speciali, estendendo anche al finanziamento del capitale permanente dell’industria una specializzazione di funzioni del tipo di quella già in opera per il credito fondiario, attraverso la costituzione di istituti di credito mobiliare a medio termine. Ed è sempre per questo motivo che si ritenne poi di dover istituire, nell’ambito dell’amministrazione statale, un ente di gestione di partecipazioni industriali, con la funzione di «fornitore di ultima istanza» del capitale di rischio alle imprese industriali non in grado di raccoglierlo sul mercato, portando questa funzione fuori dal circuito di governo della moneta, nell’ambito del circuito fiscale, anche allo scopo di realizzare un sistema trasparente di rapporti di proprietà e di responsabilità.

Riandiamo ora un momento con la memoria alla crisi che colpì il sistema bancario tedesco. Nel 1931, mentre si preparavano pesanti misure fiscali e di riduzione dei salari, alcuni eventi esterni e ancor più alcune prese di posizione dell’allora cancelliere Brüning sulla questione delle riparazioni di guerra, determinarono in campo internazionale un improvviso ribaltamento dell’atteggiamento di fiducia che si era precedentemente diffuso sull’economia tedesca che, in quel momento, era fortemente esposta verso l’esterno. Le banche tedesche avevano accumulato ben 7 miliardi di marchi di debito a breve scadenza, che si affiancavano ai 7,5-8 miliardi di marchi di debiti, anch’essi a breve, accumulati dal resto dell’economia.

Era stata questa la via con la quale si era aggirata la politica restrittiva della banca centrale, che ora avrebbe dovuto temporaneamente farsi ancora più restrittiva, per tutelare il cambio, aggravando con ciò una situazione interna già molto difficile. La crisi di sfiducia si tradusse in una crisi ad un tempo finanziaria e di cambio. Le riserve della banca centrale scesero in pochi giorni da 2,6 a 1,6 miliardi di marchi. Seguirono controlli sui cambi, accordi di stabilizzazione e congelamento del debito estero e, a brevissima distanza, un colossale intervento di sovvenzioni statali e di ricapitalizzazione pubblica delle principali banche.

Dunque, un passivo bancario troppo volatile – sia perché troppo a breve, sia perché forma­ to da investimenti di provenienza estera, sull’onda di occasionali attese – emergeva come il maggiore imputato della grave crisi di instabilità di un sistema fortemente impegnato nel sostegno dell’industria.

Non vogliamo stabilire rapporti di causa effetto, né avanzare particolare teorie storiche, ma è certo che è stata sempre fortemente presente, in questa seconda metà del secolo, nel sistema bancario e finanziario della Germania, proprio la preoccupazione di mantenere forme sta­ bili nel passivo delle banche, di sviluppare ulteriormente un già vasto sistema di istituzioni previdenziali-assicurative per l’organizzazione durevole del risparmio, di curare lo sviluppo di un grande mercato obbligazionario, quale fonte di fondi a medio termine, di incentivare comportamenti di stabilità nei rapporti con la clientela e di gestire con grande gradualità il nuovo pro­ cesso di internazionalizzazione.

Gli eventi degli anni Trenta segnano dunque una svolta. In tutti e due i paesi, Italia e Germania, le banche miste avevano svolto un ruolo importante – pure se su scale diverse – nei primi stadi dello sviluppo industriale, nell’apporto di capitali e nella promozione soprattutto della grande industria. Da un lato, l’Italia rifiuta la prosecuzione di un ruolo eccessivo delle banche e mira a realizzare nel finanziamento dello sviluppo un sistema più articolato, anche al fine di dar vita ad un sistema di istituzioni dell’economia, nel quale vi fosse maggior corrispondenza tra ruoli svolti e mandati ricevuti e minori trasferimenti impropri di oneri. Dall’altro lato, in Germania, sembra emergere un ancor più convinto indirizzo mirante al rafforzamento della stabilità, soprattutto della stabilità nella raccolta del risparmio bancario, proprio al fine di conservare alle banche la possibilità di mantenere rapporti durevoli e stabili di finanziamento all’industria.

Si badi bene, però, che anche in Germania la tradizionale banca mista si venne in ogni caso evolvendo verso forme proprie di un sistema industriale avanzato; essa assunse non più tanto, come nelle precedenti fasi, la funzione di fornire direttamente capitali per l’intrapresa di nuove iniziative, ma piuttosto la funzione di sovraintendere fiduciariamente ai processi di evoluzione e adattamento di un grande sistema industriale maturo, che avrebbe trovato nell’autofinanziamento la premessa della sua stabile crescita.

***

Nel raffronto con la nostra realtà va subito rilevata una delle più significative differenze nell’organizzazione del risparmio finanziario: quella relativa alla dimensione del risparmio finanziario gestito dal sistema delle imprese assicuratrici e previdenziali.

Pochi numeri bastano al riguardo. Il sistema delle imprese assicuratrici e dei fondi pensione deteneva in Germania a fine 1989 attività finanziarie (sotto forma di depositi, titoli e finanzia­ menti) per circa 641 miliardi di DM (pari a circa 480.000 miliardi di lire), una cifra pari a circa 9 volte quella che si può desumere dalle statistiche relative all’Italia. Per completezza dobbiamo considerare poi il capitale delle gestioni previdenziali collettive (per lo più gestite direttamente dalle stesse imprese) che secondo varie stime, nel suo complesso, raggiunge cifre comprese fra 250 e 300 miliardi di DM (pari a circa 190-220.000 miliardi di lire). Per l’Italia tali gestioni rappresentano non più di 40-50.000 miliardi (cui potremmo aggiungere circa 70-80.000 miliardi ove ricomprendessimo anche i fondi per il trattamento di fine rapporto).

Una ben maggiore strutturazione in forme istituzionali del risparmio è confermata dai dati relativi al risparmio familiare. Tra le attività finanziarie detenute dalle famiglie si osserva in tutti e due i paesi una notevole diffusione dei depositi bancari (andrebbe aggiunta la quota di titoli obbligazionari emessi da istituti bancari). È notevolmente diversa invece l’incidenza delle attività verso il sistema assicurativo-previdenziale. Nel caso italiano per contro domina la forma detenuta direttamente in titoli di Stato.

Tabella 1

Principali attività finanziarie delle famiglie (escluse azioni)

I dati riportati in questa e nelle successive tabelle derivano da elaborazioni effettuate nel corso della ricerca su dati della Deutsche Bundesbank e della Banca d’Italia.
Gli importi sono espressi in migliaia di miliardi di lire.
Gli importi in DM sono convertiti in lire in base al rapporto 1.000 lire = 1,33651 DM

GERMANIA 1989 Val. ass. % ITALIA 1989 Val ass. %
Moneta e depositi bancari (*) di cui: 1.016 52,1% Moneta e depositi bancari (*) 573 41,9%
·         fondi presso casse di risparmio per l’edilizia (90) 4,6%      
Titoli (escluse azioni) (**) di cui: 329 16,9% Titoli (escluse azioni)(**) di cui: 624 45,6%
·         obbligazioni bancarie n.d. n.d. ·         obbligazioni e CD istituti (84) 6,2%
·         titoli di stato n.d. n.d. ·         titoli di Stato (***) (524) 38,3%
Sistema assicurativo e previdenziale di cui: 605 31,0% Sistema assicurativo e previdenziale di cui: 170 12,5%
·         imprese assicurative (443) 22,7% ·         imprese assicurative (50) 3,7%
·         altri (162) 8,3% ·         altri (tra cui: TFR) (120) 8,8%
Totale attività suddette 1.950 100,0% Totale attività suddette 1.367 100,0%

(*) Esclusi depositi postali
(**) Compresi titoli dei fondi comuni
(***) Compresi BOT

 

Il sistema assicurativo previdenziale svolge in Germania un ruolo importante ai fini della stabilità delle forme di raccolta sia per la natura delle scelte di portafoglio compiute dalle istituzioni operanti in questo settore, sia per i comportamenti da loro tenuti nel tempo. A questo riguardo si osservi l’importanza delle risorse da queste organizzazioni reinvestite in depositi bancari (42%), quasi esclusivamente nelle forme a termine e a tempo, oltre che in titoli obbligazionari emessi da banche e istituti.

Tabella 2

Principali attività finanziarie delle imprese assicuratrici (escluse azioni)

Gli importi sono espressi in migliaia di miliardi di lire.
Gli importi in DM sono convertiti in lire in base al rapporto 1.000 lire = 1,33651 DM.

GERMANIA 1989 Val. ass. % ITALIA 1989 Val ass. %
Deposti 203 42,3% Deposti 3 5,5%
Titoli 125 26,1% Titoli 45 86,8%
Finanziamenti 152 31,6% Finanziamenti 4 7,7%
Totale 480 100,0% Totale 52 100,0%

 

Sempre a tale riguardo ricordiamo che un recente parziale spostamento del risparmio delle famiglie dai depositi a risparmio verso il sistema assicurativo previdenziale, ha trovato compensazione in una crescita del reinvestimento di quest’ultimo in depositi presso il sistema bancario. In breve sintesi, in Germania, le imprese assicuratrici-previdenziali da sole (senza cioè contare i fondi presso le altre forme di previdenza) detengono all’incirca il 10-12% dei depositi bancari, il 12% circa delle obbligazioni in circolazione (pubbliche e bancarie). Minori che in altre realtà (UK e USA) sono i loro investimenti in azioni (riguardano all’incirca il 15% del loro attivo finanziario complessivo, percentuale inferiore a quella massima consentita). Ciò non di me­ no il sistema assicurativo detiene 1’11% dello stock di azioni in circolazione.

* * *

Anche nella raccolta del sistema bancario dominano forme a medio termine. Una parte importante è costituita – come detto – da obbligazioni, ed un’altra da depositi di risparmio, oltre che a tempo. Importante è anche il peso del risparmio-casa depositato a medio termine presso le Bausparkassen.

Tabella 3

Passività di banche e istituti di credito: depositi e titoli

Gli importi sono espressi in migliaia di miliardi di lire.
Gli importi in DM sono convertiti in lire in base al rapporto 1 000 lire = 1,33651 DM.

GERMANIA 1989 Val. ass. % ITALIA 1989 Val ass. %
Depositi di cui: 1524 72,8% Depositi (*) di cui: 625 77,1%
·         depositi a vista (234) 11,2% ·         depositi a vista (358) 44,1%
·         depositi a tempo (599) 28,6% ·         altri depositi (267) 32,9%
·         depositi a risparmio (690) 33,0%      
Titoli 569 27,2% Titoli ICS (**) 186 22,9%
Totale depositi e titoli 2093 100,0% Totale depositi e titoli 811 100,0%

(*) Esclusi depositi postali
(**) Compresi CD

Una più approfondita analisi delle diverse forme di contratto, se attutisce i termini delle classificazioni e delle rigidità temporali, conferma comunque ampiamente un ben più diffuso ricorso a forme durevoli di raccolta in Germania, nonostante la diffusione assunta presso il nostro sistema, nel recente passato, dai certificati di deposito. La politica della riserva obbligatoria concorre a questo risultato (cfr. tabella 4 alla pagina seguente).

Tutto questo è in contropartita con crediti all’economia nei quali dominano forme di finanzia­ mento a medio-lungo termine. Assai diffusa è la durata oltre i quattro anni.

Il dettaglio delle varie forme contrattuali rivela ovviamente una più ampia articolazione rispetto ai semplici dati riportati in tabella. Resta in ogni caso questa una caratteristica di fondo del sistema tedesco che bene evidenzia il suo specifico modo di operare.

Va ricordato che, per misurare il grado dell’impegno temporale nel credito all’industria, al di là delle durate dei contratti, è importante il ruolo che la singola banca assume nel finanzia­ mento della singola impresa. Vedremo essere tipico del modo di operare del sistema bancario tedesco quello ispirato al principio della Hausbank.

Degna di nota, sempre in questo contesto, è l’importanza che in quel sistema ha il finanzia­ mento a medio termine al settore «abitazioni» (comprensivo di crediti agli acquirenti ed alla costruzione). Verso questo settore si sviluppa un’attività di intermediazione pari a circa l’80% dell’intera attività creditizia del sistema italiano (cfr. tabella 5 alla pagina seguente). La generalizzata tendenza al mantenimento di rapporti di finanziamento a medio termine fa sì che nel sistema tedesco sia presente una sensibile trasformazione di scadenze tra passivo e attivo.

 

Tabella 4       

Coefficienti di riserva obbligatoria          

GERMANIA (livelli progressivi) Fino a 10 mln. DM Tra 10 e 100 mln. DM Oltre 100 mln. DM
Passività verso residenti:      
·         passività a vista 6,60% 9,90 12,10%
·         passività a scadenza 4,95% 4,95% 4,95%
·         depositi a risparmio 4,15% 4,15% 4,15%
Passività verso non residenti:      
·         passività a vista 12,10% 12,10% 12,10%
·         passività a scadenza 4,95% 4,95% 4,95%
·         depositi a risparmio 4,15% 4,15% 4,15%
Remunerazione
ITALIA   Aliquota ordinaria  
Raccolta netta da residenti (in lire o in valuta)   22,50%  
Raccolta netta da non residenti (in lire)   22,50%  
Obbligazioni e CD istituti    
Remunerazione:      
·         ordinaria   5,50%  
·         certificati di deposito (in lire)   8,50%  

 

Tabella 5

Attività delle banche e degli istituti di credito: finanziamenti in essere

Gli importi sono espressi in migliaia di miliardi di lire.
Gli importi in DM sono convertili in lire in base al rapporto 1.000 lire = 1,33651 DM.

 

GERMANIA 1989                                                               Settore di destinazione
Finanziamenti di cui: Totale Famiglie Imprese (*) Abitazioni (**) Altri (*)
2152 168 712 550 721
·         a breve termine (***) 546 43 248 12 243
·         a medio-lungo termine 1606 126 464 538 478
Bausparkassen 100 0 0 95 5
ITALIA 1989                                                                       Settore di destinazione
Finanziamenti di cui: Totale Famiglie Imprese   Altri
674 99 480   95
·         a breve termine (***) 393 28 330   35
·         a medio-lungo termine 281 71 150   60

 (*) Escluso il settore abitazioni
(**) Abitazioni: il settore comprende tutti i finanziamenti a imprese e privati collegati a costruzioni di nuove case o allo stock esistente di abitazioni
(***) Finanziamenti a breve termine; Germania = fino a 12 mesi; Italia = fino a 18 mesi.

Il sistema bancario è costituito da una vasta gamma di istituzioni tradizionalmente caratterizzate da un notevole grado di specializzazione, soprattutto per quanto riguarda la durata e le tipologie della raccolta. È attraverso un complesso sistema di rapporti interbancari che si compensano le varie disparità tra durata media della raccolta e durata media degli impieghi. Anche per questo il mercato interbancario ha una dimensione superiore a quella di altri sistemi (1). Continui richiami della Deutsche Bundesbank fanno presenti i rischi insiti in una dilatazione del grado di trasformazione delle scadenze, se derivanti da un affievolimento della propensione ad investire a medio termine e sollecitano, per contrastare il fenomeno, l’offerta di più attraenti opportunità di investimento.

Dalla ricerca è emerso un tema da approfondire: in che misura la stessa politica del tasso di interesse sia influenzata dalla preoccupazione di mantenere tendenze all’investimento finanziario congeniali all’operare delle banche. In ogni caso, in Germania, ove sono diffusi impegni a tasso fisso e le banche svolgono una funzione di trasformazione di scadenze, la curva dei tassi per scadenze temporali assume un particolare rilievo quale indicatore delle aspettative. Da quella curva si deducono anche le conseguenze sui conti economici delle banche derivanti dalle manovre sui tassi di interesse a breve; nel periodo corrente che ha visto dominare una politica di tassi a breve relativamente elevati, la curva, sovente «rovesciata», ha rivelato una forte pressione negativa sui conti delle istituzioni creditizie.

***

Come già accennato, anche il sistema tedesco appare caratterizzato da un forte grado di specializzazione al suo interno, in parte derivante dalla normativa (istituzioni che esercitano il credito ipotecario, istituzioni speciali, istituzioni che possono emettere obbligazioni garantite da enti locali, casse di risparmio, casse di risparmio per l’edilizia, ecc.), in parte dovuto alle caratteristiche dimensionali e di diffusione sul territorio (grandi banche, banche regionali, ecc.). Complessivamente, come nel caso italiano, si ha un relativamente basso grado di concentrazione bancaria (cfr. tabella 6 alla pagina seguente) (2).

Mentre ci accingiamo in Italia a costruire gruppi polifunzionali, è interessante notare come anche nel caso della Germania siano presenti forme articolate di organizzazione. La forma consortile (partecipazione di più banche in un unico soggetto) è parzialmente diffusa nel caso di alcune funzioni molto specializzate; banche di deposito di titoli, banche che danno garanzie, venture capitai, gestioni immobiliari e leasing immobiliare, società di partecipazione.

Il diretto controllo, nell’ambito di un gruppo bancario, si ha in particolare nel caso di banche ipotecarie, di società di partecipazione, di società di gestione patrimoniale, di alcune attività del parabancario. Tendenzialmente all’interno della banca è mantenuta invece l’attività di inter­ mediazione in titoli; quando però si è deciso di operare su altri mercati, si è preferito procede­ re ad acquisizioni di società specializzate. La formazione del gruppo sembrerebbe dunque, in ogni caso, la forma necessaria all’internazionalizzazione.

Negli ultimi anni si è assistito alla creazione da parte di banche di società di assicurazioni, alla partecipazione di banche in società di assicurazione esistenti, ad un crescente interesse del sistema assicurativo ad acquisire partecipazioni in banche. La crescita del risparmio previdenziale e contrattuale ne è la facile spiegazione. L’Allfinanz è vista come un’ulteriore evoluzione di un sistema che mira a dare forme stabili al risparmio: esso rappresenta il cambiamento strutturale più rilevante in atto e in prospettiva. Come evidenzia il nostro studio, sono nume­ rosi i problemi che potranno emergere in un sistema nel quale partecipazioni incrociate tradizionalmente coesistevano con un principio di separazione di aree di influenza.

Tabella 6

Germania 1989: quote di mercato in termini di volume d’affari per singole categorie di istituti di credito

Gli importi sono espressi in migliaia di miliardi di lire.
Gli importi in DM sono convertii in lire in base al rapporto 1.000 lire = 1,33651 DM.

  Val. ass. %
Banche di credito: 796 24,9%
·         grandi banche (307) 9,6%
·         banche regionali ed altre (379) 11,8%
·         banche estere (61) 1,9%
·         banchieri privati (50) 1,6%
Istituto centrale casse di risparmio 496 15,5%
Casse di risparmio 685 21,5%
Istituti centrali delle cooperative 138 4,3%
Cooperative 391 12,2%

Totale banche universali


2506

78,3%
Istituti di credito fondiario 431 13,5%
Istituti di credito con compiti speciali 217 6,8%
Uffici postali 46 1,4%

Totale sistema


3200

100,0%

 

Per quanto riguarda la proprietà bancaria, va rilevata anche per la Germania una elevata quota di proprietà pubblica che essenzialmente è costituita da casse di risparmio e istituti fondiari e speciali pubblici, nonché da società private controllate da banche pubbliche, per unto­ tale di circa il 50% dell’attivo del sistema bancario. Alla cooperazione fa parte un ulteriore 16% dell’attivo bancario totale.

Se in Italia solo di recente sono state introdotte norme e limiti alle possibilità di partecipazione e controllo di banche, la legge bancaria tedesca non stabilisce nessun limite al riguardo. In alcuni casi sono le regole interne statutarie a limitare la quota in possesso di un solo soggetto. In ogni caso nessuna società o gruppo industriale è presente nell’azionariato delle banche in misura degna di nota.

Dai conti economici delle banche, in breve sintesi, si evince che mentre è venuto assumendo, soprattutto in alcune di esse, crescente peso la quota delle entrate derivante da attività di intermediazione e di servizio, la componente di gran lunga dominante del margine bancario è costituita dal margine di interesse. Giova richiamare come in Germania – e così anche in Italia – il sistema sia riuscito a contenere i costi della provvista, anche se la diminuzione delle forme tradizionali di raccolta abbia condotto ad una crescente pressione sui margini. Il fenomeno è graduale, anche perché non sono diffuse, né certamente incoraggiate, forme di money market funds.

Se rivolgiamo l’attenzione al restante attivo bancario, osserviamo come le obbligazioni, in particolare le obbligazioni bancarie, ne costituiscano un’importante quota, a conferma ulteriore degli intensi rapporti interbancari di cui si è detto. Per quanto riguarda le partecipazioni in portafoglio, ancora oggi appare difficile darne una compiuta rappresentazione, non essendo previsto per i bilanci delle banche tedesche lo stesso tipo di pubblicità in materia che la normativa italiana impone alle banche del nostro paese. Il complesso delle partecipazioni detenute dalle banche sembra allinearsi su un livello non superiore mediamente all’1,1% del loro attivo, con una punta del 5% nel caso delle tre grandi banche che detengono il 40% di tutte le partecipazioni possedute da istituti di credito (3).

Per i motivi già richiamati sarebbe insufficiente valutare il rapporto esistente tra banche e industria in Germania solo dall’entità delle partecipazioni detenute. Esso, come è noto, si sviluppa attraverso l’esercizio, per delega, del diritto di voto nelle assemblee per le azioni detenute in deposito, per la presenza di esponenti bancari nei consigli di sorveglianza e di amministra­ zione, nonché per il ruolo che le banche esercitano nel mercato primario e secondario dei titoli azionari.

Alle ricorrenti osservazioni circa i pericoli di collusioni e conflitti di interesse, puntualmente riemerge la risposta sull’importanza che questo sistema rappresenta ai fini della stabilità e della programmazione dello sviluppo delle grandi e medie industrie. Anche le modifiche suggerite dal rapporto Waigel del 1989 sono state accantonate. Esse riguardavano: informazioni complete sulla presenza dei rappresentanti bancari nei consigli di amministrazione, con possibilità di intervento degli uffici federali antimonopolio nei casi di conflitto di interesse; riduzione della possibilità delle banche di utilizzare il diritto di voto nelle assemblee delle società; fissazione di un limite massimo alle partecipazioni bancarie in imprese industriali.

Tra i più importanti aspetti del rapporto banca-industria va poi segnalato il modo con cui so­ no finanziate le medie industrie, che in Germania costituiscono una componente di primaria importanza nel sistema produttivo, e che per lo più sono organizzate secondo forme societarie diverse dalla società per azioni.

Nei confronti soprattutto della media industria ciascuna banca opera essenzialmente secondo il principio della Hausbank, provvedendo ad una quota importante del fabbisogno della singola impresa, fornendole un’ampia gamma di servizi; con ciò si viene a stabilire un rapporto di quasi partnership, che per sua natura rappresenta un impegno durevole. In ciò sta una delle principali differenze nell’operare rispetto al sistema italiano che tende a finanziare anche l’industria minore con un alto grado di riparto di rischio e quindi di impegno.

* * *

Per quanto riguarda il mercato dei capitali va ricordato che la capitalizzazione complessiva di borsa si situa intorno a grandezze dell’ordine del 20-25% del PIL, a fronte di una cifra di poco inferiore nel caso dell’Italia e simile nel caso francese. (Confronti con altri grandi paesi ci paiono meno significativi in quanto anche sedi di grandi piazze del mercato internazionale). Una quota relativamente importante, circa il 15%, è posseduto da investitori esteri. È evidente la differenza per quanto riguarda le norme relative ai mercati finanziari.

L’Italia ha completato recentemente un sistema normativo complesso in ciò allineandosi per grandi linee, ancorché non nelle specifiche norme, a quanto elaborato in Gran Bretagna e Francia. In Germania non è prevista nessuna innovazione rispetto alla normativa tradizionale che riserva alle banche una funzione centrale nel mercato finanziario e secondario (4). La legge bancaria riserva in via esclusiva alle banche la funzione di raccolta degli ordini di acquisto, di custodia e di gestione. E anche la gestione dei fondi comuni è riconosciuta dalla legge attività bancaria. Le norme sulla borsa prevedono che le emissioni di azioni al pubblico ai fini della quotazione siano guidate con una precisa responsabilità da parte di un istituto di credito nella redazione del prospetto e nella presentazione. Non esiste un organo di controllo centrale sul mercato azionario. Una legge nazionale consente a ogni borsa la propria autonomia amministrativa con un regolamento espresso dal governo regionale: Non c’è obbligo di trasmettere via borsa gli ordini di acquisto. Recenti consistenti innovazioni normative riguardano essenzialmente lo snellimento delle procedure, l’istituzione di nuovi mercati (futures, options, ecc.), nonché l’introduzione di nuove tecnologie. Dominante, anche in questo caso, una funzione centrale delle banche fondata su rapporti fiduciari riservati, essendo la tutela del risparmiatore sostanzialmente fondata sulla disciplina di diritto comune.

In Germania molto consistente è il mercato dei titoli a reddito fisso, costituito prevalentemente da titoli emessi da banche e soprattutto da istituti di credito; di recente è aumentata la quantità di titoli pubblici emessi dalle autorità locali e centrali.

Anche in Germania, come in Italia, le emissioni dirette delle imprese costituiscono una quota molto modesta. Come già ricordato, infatti, la cartolarizzazione del credito in tutti e due i paesi tradizionalmente avviene per il tramite di intermediari specializzati (cfr. tabella 7 alla pagina seguente).

Per quanto riguarda i trattamenti fiscali, dopo la parentesi del 1989 che ha visto l’introduzione temporanea di una ritenuta d’acconto sugli interessi delle obbligazioni, abolita dopo pochi mesi data la reazione fortemente negativa del mercato, è stato recentemente definito un quadro di insieme, in linea anche con l’indirizzo di vedere sviluppato il mercato secondario. Attualmente in Germania non vi è, a differenza dell’Italia, alcuna ritenuta alla fonte sugli interessi di conti correnti, depositi, certificati di deposito e obbligazioni. Vi è, come in Italia, una ritenuta d’acconto sui dividendi azionari. Le imposte sulle negoziazioni di titoli sono state recentemente azzerate. I divari nei trattamenti fiscali rappresentano uno dei capitoli più importanti nei con­ fronti tra paesi europei. Senza poter entrare nel merito, in questa sede diremo solo che la Germania si qualifica per una tendenza a contenere la pressione fiscale sui redditi finanziari.

Tabella 7

Titoli per emittente e debitore

Gli importi sono espressi in migliaia di miliardi di lire.
Gli importi in DM sono convertiti in lire in base al rapporto 1.000 lire = 1,33651 DM.

GERMANIA 1989                                                               Detenuti da:
Titoli di cui: Totale Famiglie Imprese Assicurazioni Banche Altri
1080 340 54 132 374 180
·         Governo centrale e locale 302          
·         imprese 45          
·         banche 560          
·         casse di risparmio per l’edilizia 1          
·         estero 172          
ITALIA 1989                                                                       Detenuti da:
Titoli di cui: Totale Famiglie Imprese Assicurazioni Banche Altri
1126 601 118 40 302 66
·         settore pubblico 909 506 96 24 230 53
·         imprese 34 15 3 4 9 3
·         ICS (*) 183 80 18 12 62 11

(*) Compresi CD ICS.

 

Se la liberalizzazione del mercato azionario e obbligazionario all’interno è completa, è tuttora sottoposta a precise norme l’emissione in DM ai soggetti esteri. Il lead-manager del consorzio di collocamento deve essere una banca tedesca.

Anche sul mercato obbligazionario è presente una forte componente di investitori stranieri. E nel corso degli ultimi anni, in occasione di oscillazioni del mercato azionario e obbligazionario, è stato sottolineato come gli investitori esteri abbiano tenuto un comportamento assai più erratico di quanto tradizionalmente non facessero gli investitori interni e non soltanto gli investitori istituzionali. Ad ulteriore conferma del particolare comportamento degli investitori ricordiamo che la Germania è uno dei pochi paesi nei quali i fondi di investimento registrano un afflusso netto di risorse nei momenti in cui il valore dei titoli scende, ed un deflusso di risorse nel momento in cui le quotazioni salgono e i tassi di interesse diminuiscono.

A questo sembrano contrapporsi sistematicamente i comportamenti degli investitori esteri tendenzialmente assai più «speculativi» nel breve periodo.

L’apertura verso i mercati internazionali e l’ampliamento del ruolo di centro finanziario sono perseguiti con costanza e gradualità. Vale la pena richiamare un passo della Relazione della Bundesbank del 1988: «Non deve essere dimenticato che l’attrattiva e la concorrenzialità del “centro finanziario Germania” sono in ultima istanza radicati nella stabilità del marco e nella solidità del sistema finanziario tedesco. Ciò comporta una sfida costante ai responsabili della politica monetaria e della supervisione finanziaria nel conservare stabili condizioni monetarie e finanziarie nel mercato domestico dei capitali e nel valutare, caso per caso, fino a che punto le innovazioni nel settore finanziario sono coerenti con queste esigenze economiche di ordine generale».

* * *

Al termine di questa breve sintesi farei solo alcune osservazioni finali ancorché certamente non conclusive.

Una breve annotazione mi pare indispensabile circa il possibile impatto delle norme comunitarie approvate o in via di approvazione: quelle relative al settore creditizio sembrano tener conto in larga misura della specificità del sistema bancario tedesco. In particolare la specializzazione tra credito e credito ipotecario alle abitazioni trova riscontro nel riconoscimento a quest’ultimo di una particolare ponderazione nel calcolo dei ratio di solvibilità, trattamento non esteso al di là del credito edilizio alle abitazioni, come la specializzazione propria del sistema italiano avrebbe invece richiesto. Un particolare trattamento hanno ricevuto anche le «obbligazioni ipotecarie».

Non sembra porre problemi per il sistema bancario tedesco l’adozione del massimale di fi­ do pari al 25% dei tondi propri della banca, previsto nella direttiva in corso di elaborazione sui grandi rischi, che trova invece il sistema italiano esposto ad alcuni seri problemi di aggiusta­ mento. Per contro la Bundesbank sottolinea la preoccupazione che dalle direttive sugli intermediari finanziari possano emergere vincoli patrimoniali meno stringenti di quelli imposti alle banche, che, come si è visto, sono in Germania i principali operatori del mercato finanziario.

Ben più complesso è il quesito sulla misura in cui l’apertura dei mercati potrà indurre muta­ menti nei comportamenti dei vari soggetti coinvolti ed eventualmente, come ricaduta, nelle normative specifiche e generali.

Sempre sullo stesso tema, non posso concludere senza una breve annotazione sulla situa­ zione del nostro sistema, che nel rapido risanamento della finanza pubblica deve ritrovare anche la necessaria coerenza tra una crescente legislazione sui mercati finanziari e sulle banche – ispirata ai principi della trasparenza, della separazione delle responsabilità della stretta corrispondenza tra ruoli svolti e mandati ricevuti – e la gestione della finanza pubblica che ha rappresentato negli anni passati una delle più serie lacerazioni dei principi ora ricordati. Dal raffronto effettuato risulta confermato come l’Italia debba poi accelerare rapidamente un pro­ cesso di ricomposizione del risparmio contrattuale di tipo assicurativo-previdenziale, pilastro essenziale di un sistema finanziario compiuto, strumento indispensabile perché in un’economia di mercato possano essere realizzati obiettivi di lungo periodo e di pubblico interesse, senza dover coinvolgere eccessivamente, in via diretta, lo Stato e il legislatore.

Un’ultima annotazione pratica: le difficoltà incontrate nell’effettuare il raffronto tra i due paesi mi inducono a sollecitare calorosamente l’accelerazione dell’unificazione dell’Europa delle statistiche: la tuttora notevole differenza nelle classificazioni (riguardanti categorie come titoli, depositi, azioni e alcuni aspetti delle varie definizioni di moneta) rappresenta un serio ostacolo all’approfondimento di molte questioni.

Una più diffusa conoscenza e comprensione dei diversi sistemi appare necessaria. A tal fine ci sembra utile richiamare una piccola frase di Goethe che ci suggerisce lo spirito più opportuno. Scrive Goethe nelle Affinità elettive: «Der Verständige findet fast alles lächerlich, der Vernünftige fast nichts», che con una libera interpretazione può leggersi: «Quando ci avviciniamo con l’intelletto ad una realtà diversa, quasi tutto ci fa sorridere, quando con la ragione ne approfondiamo la conoscenza di ridicolo non resta quasi più nulla». Crediamo che a questo spirito debbano ispirarsi gli europei negli anni del loro incontro.

 


Note

(1) I rapporti interbancari rappresentano circa il 24% del passivo delle banche, per il 46% costituito da operazioni a medio termine (oltre I 4 anni) e ciò senza contare le obbligazioni bancarie che hanno una notevole incidenza sull’attivo del sistema.

(2) Si consideri ad esempio come le prime tre banche rappresentino non più del 10% dell’attivo bancario totale, contro un valore di circa il 14% per l’Italia, circa il 30% per la Francia e per 11 Regno Unito. Il dato si modifica non sostanzialmente se invece dei singoli istituti si considerano i gruppi bancari.

(3) Si tratta di dati che non tengono conto di possibili plusvalenze latenti. Va poi detto che il 75% è rappresentalo da partecipazioni nel settore bancario-finanziario il che è in parte dovuto al fatto che le banche hanno riorganizzato le loro partecipa­ zioni industriali in società di partecipazione controllate; ciò conferma comunque la diffusione della forma del gruppo.

(4) Innovazioni normative sono annunciate al momento dell’andata in stampa del presente testo (gennaio 1992): in particolare, nel campo dell’insider trading, delle informative societarie, della formazione di un unico mercato azionario nazionale, quale parte di una politica volta a promuovere lo sviluppo del mercato finanziario tedesco.

 

 

 

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