in “Il Sole-24 Ore”, 18 luglio 1991

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Mentre l’Italia si accinge a costruire gruppi polifunzionali, è interessante analizzare il caso tedesco, dove sono già presenti tali forme articolate di organizzazione. La forma consortile, che prevede la partecipazione di più banche in un unico soggetto, è parzialmente diffusa in Germania nel caso di alcune funzioni molto specializzate, banche di deposito di titoli, banche che danno garanzie, venture capital, gestioni immobiliari e leasing immobiliare, società di partecipazione. Il diretto controllo, nell’ambito di un gruppo bancario, si ha in particolare nel caso di banche ipotecarie, di società di partecipazione, di società di gestione patrimoniale, di alcune attività del parabancario.

Tendenzialmente all’ interno della banca è mantenuta invece l’attività di intermediazione in titoli; quando però si è deciso di operare su altri mercati, si è preferito procedere ad acquisizioni di società specializzate. La formazione del gruppo sembrerebbe dunque, in ogni caso, la forma necessaria alla internazionalizzazione.

Negli ultimi anni si è assistito alla creazione da parte di banche di società di assicurazioni, alla partecipazione di banche in società di assicurazioni esistenti, a un crescente interesse del sistema assicurativo ad acquisire partecipazioni in banche.

La crescita del risparmio previdenziale e contrattuale ne è la facile spiegazione. L’Allfinanz è vista come una ulteriore evoluzione di un sistema che mira a dare forme stabili al risparmio: esso rappresenta il cambiamento strutturale più rilevante in atto e in prospettiva. Come evidenzia il nostro studio, sono numerosi i problemi che potranno emergere in un sistema nel quale partecipazioni incrociate tradizionalmente coesistevano con un principio di separazione di aree di influenza.

Per quanto riguarda la proprietà bancaria, va rilevata anche per la Germania una elevata quota di proprietà pubblica che essenzialmente è costituita da casse di risparmio e istituti fondiari e speciali pubblici nonché da società private controllate da banche pubbliche, per un totale di circa il 50% dell’attivo del sistema bancario, Alla cooperazione fa parte un ulteriore 16% dell’attivo bancario totale. Se in Italia solo di recente sono state introdotte norme e limiti alle possibilità di partecipazione e controllo di banche, la legge bancaria tedesca non stabilisce nessun limite al riguardo. In alcuni casi sono le regole interne statutarie a limitare la quota in possesso di un solo soggetto.

In ogni caso nessuna società o gruppo industriale è presente nell’ azionariato delle banche in misura degna di nota.

Dai conti economici delle banche, in sintesi, si evince che mentre è venuto assumendo, soprattutto in alcune di esse, crescente peso la quota delle entrate derivante da attività di intermediazione e di servizio, la componente di gran lunga dominante del margine bancario è costituita dal margine di interessi.

Giova richiamare che in Germania, come in Italia, il sistema sia riuscito a contenere i costi della provvista, anche se la diminuzione delle forme tradizionali di raccolta conduce a una crescente pressione sui margini. Il fenomeno è graduale, anche perché non sono diffuse, né certamente incoraggiate, forme di money market funds.

Se rivolgiamo l’attenzione al restante attivo bancario, osserviamo come le obbligazioni, in particolare le obbligazioni bancarie, ne costituiscano una importane quota, a conferma ulteriore degli intensi rapporti interbancari di cui si è detto.

Per quanto riguarda le partecipazioni in portafoglio, ancora oggi appare difficile darne una compiuta rappresentazione, non essendo previsto per i bilanci delle banche tedesche lo stesso tipo di pubblicità in materia che la normativa italiana impone alle banche del nostro Paese.

Il complesso delle partecipazioni detenute dalle banche sembra allinearsi su un livello non superiore mediamente all’ 1,1% del loro attivo, con una punta del 5% nel caso delle tre grandi banche che detengono il 40% di tutte le partecipazioni possedute da istituti di credito.

Per i motivi già richiamati sarebbe insufficiente valutare il rapporto esistente tra banche e industria in Germania solo dall’ entità delle partecipazioni detenute.

Esso, come è noto, si sviluppa attraverso l’esercizio, per delega, del diritto di voto nelle assemblee per le azioni detenute in deposito, per la presenza di esponenti bancari nei consigli di sorveglianza e di amministrazione, nonché per il ruolo che le banche esercitano nel mercato primario e secondario dei titoli azionari.

Alle ricorrenti osservazioni circa i pericoli di collusioni e conflitti di interesse, puntualmente riemerge la risposta sull’ importanza che questo sistema rappresenta ai fini della stabilità e della programmazione dello sviluppo delle grandi e medie industrie. Anche le modifiche suggerite dal rapporto Weigel del 1989 informazioni complete sulla presenza dei rappresentanti bancari nei consigli di amministrazione, con possibilità di intervento degli uffici federali antimonopolio nei casi di conflitto di interesse; riduzione della possibilità delle banche di utilizzare il diritto di voto nelle assemblee delle società; fissazione di un limite massimo alle partecipazioni bancarie in imprese industriali sono state accantonate.

Tra i più importanti aspetti del rapporto banca-industria va poi segnalato il modo con cui sono finanziate le medie industrie, che in Germania costituiscono una componente di primaria importanza nel sistema produttivo, e che per lo più sono organizzate secondo forme societarie diverse dalla società per azioni.

Nei confronti soprattutto della media industria ciascuna banca opera essenzialmente secondo il principio della Hausbank, provvedendo a una quota importante del fabbisogno della singola impresa, fornendole una ampia gamma di servizi; conciò si viene a stabilire un rapporto di quasi-partnership, che per sua natura rappresenta un impegno durevole. In ciò sta una delle principali differenze nell’ operare rispetto al sistema italiano che tende a finanziare anche l’industria minore con un alto grado di riparto di rischio e quindi di impegno.

Una breve annotazione mi pare indispensabile circa il possibile impatto delle norme comunitarie approvate o in via di approvazione: quelle relative al settore creditizio sembrano tener conto in larga misura della specificità del sistema bancario tedesco. In particolare la specializzazione tra credito e credito ipotecario alle abitazioni trova riscontro nel riconoscimento a quest’ultimo di una particolare ponderazione nel calcolo dei ratio di solvibilità, trattamento non esteso al di là del credito edilizio alle abitazioni, come la specializzazione propria del sistema italiano avrebbe invece richiesto. Un particolare trattamento hanno ricevuto anche le “obbligazioni ipotecarie”.

Non sembra porre problemi per il sistema bancario tedesco l’adozione del massimale di fido pari al 25% dei fondi propri della banca, previsto nella direttiva in corso di elaborazione sui grandi rischi, che trova invece il sistema italiano esposto ad alcuni seri problemi di aggiustamento.

Per contro la Bundesbank sottolinea la preoccupazione che dalle direttive sugli intermediari finanziari possano emergere vincoli patrimoniali meno stringenti di quelli imposti alle banche, che, come si è visto, sono in Germania i principali operatori del mercato finanziario.

Ben più complesso è il quesito sulla misura in cui l’apertura dei mercati potrà indurre mutamenti nei comportamenti dei vari soggetti coinvolti ed eventualmente, come ricaduta, nelle normative specifiche e generali.

Sempre in questo terna, al termine di questo raffronto non posso concludere senza una breve annotazione sulla situazione del nostro sistema, che nel rapido risanamento della finanza pubblica deve ritrovare anche la necessaria coerenza tra una crescente legislazione sui mercati finanziari e le banche ispirata al principio della trasparenza, alla separazione delle responsabilità e alla stretta corrispondenza tra ruoli svolti e mandati ricevuti, e la gestione della finanza pubblica che ha rappresentato negli anni passati una delle più serie lacerazioni di questo stesso principio.

Dal raffronto effettuato risulta confermato come l’Italia debba poi accelerare rapidamente un processo di ricomposizione del risparmio contrattuale di tipo assicurativo-previdenziale, pilastro essenziale di un sistema finanziario compiuto, strumento indispensabile perché in una economia di mercato possano essere realizzati obiettivi di lungo periodo e di pubblico interesse, senza dover coinvolgere eccessivamente, in via diretta, lo Stato e il legislatore.

IL MERCATO TEDESCO

Volume d’ affari del sistema bancario tedesco. Valori in milioni di marchi:

1982    2.709.658

1983    2.881.292

1984    3.087.499

1985    3.328.482

1986    3.551.121

1987    3.748.796

1988    3.984.157

1989    4.277.444

1990    5.243.842

Fonte: Bundesbank

LE QUOTE DI CREDITO

Quote di mercato in termini di volume di affari per singole categorie di Istituti di credito (anno 1989, valori percentuali sul totale):

Istituti Centrali Casse di Risparmio 15,5%
Casse di risparmio 21,4%
Istituti Centrali delle Cooperative 4,3%
Cooperative 12,2%
Istituti di Credito Fondiario 13,5%
Istituti di Credito con compiti speciali 6,8%
Uffici Postali 1,40%
Banche di Credito 24,9%

 

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