Roma, 7 luglio 1993

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Grazie Presidente, vorrei anch’io premettere un cenno di saluto e di stima personale al direttore che lascia e un cenno di augurio a chi subentra. Vorrei anche riaffermare il riconoscimento per l’attività dell’Associazione e sul ruolo che anche in futuro essa potrò svolgere. Un’Associazione come la vostra può infatti rappresentare un punto di riferimento importante in considerazione delle trasformazioni in corso nella nostra società nella vita del nostro sistema economico.

In tal senso mi permetto avanzare alcune riflessioni.

Il vostro statuto vi candida ad essere come siete stati in passato luogo ideale per queste riflessioni.

L’anno che si è chiuso, è stato un anno di straordinari cambiamenti nel nostro ordinamento. La legge sulle privatizzazioni è stata innanzitutto una legge di trasformazione in società per azioni di soggetti pubblici, Dopo le banche anche una vasto parte del sistemo degli enti pubblici economici è stato trasformato in società per azioni.

Il fenomeno si è svolto con gradualità nel caso delle banche, si è trottato di un lungo svolgimento, parte di un processo di trasformazioni sviluppato nel tempo.

Nel caso delle imprese pubbliche si è trattato di un provvedimento repentino.

Si è quasi approfittato di uno spiraglio nelle condizioni politiche di Governo per introdurre modificazioni che invero sono modificazioni profonde con vaste implicazioni. Tali implicazioni non sono ancoro tutte chiare.

Si inizia un processo di privatizzazione, si va cioè verso assetti proprietari diversi si pongono con ciò problemi sull’ordinamento verso il quale andiamo. In effetti il nostro ordinamento, ha subito due fondamentali modifiche, sottolineo due, perché la seconda viene spesso sottovalutata; la prima ha riguardato di fatto la scomparsa della figura dell’ente pubblico economico come soggetto figura giuridico-istituzionale alla quale lo Stato affida lo svolgimento di particolari attività; dopo quella legge ne restano pochi. E l’affermazione della società per azioni con formo paradigmatico anche per le imprese che gestiscono attività affidate in precedenza a enti pubblici pone problemi piuttosto significativi; che al momento attuale non sono ancora pienamente chiari, ma sono semmai lo voluti dalla circostanza che lo Stato possiede pur sempre lo totalità delle azioni.

Molti problemi emergeranno nel momento in cui lo Stato diventerò solo uno degli azionisti di soggetti che devono esercitare funzioni o comunque la cui attività riveste in qualche misura interesse pubblico.

Si tratterò di problemi giuridici e pratici ad un tempo.

Dicevo di una seconda fondamentale trasformazione che non viene sufficientemente sottolineata. Mentre si sono trasformati enti pubblici economici in società per azioni si è realizzata anche una situazione nuova.

Lo Stato possiede direttamente le azioni delle società per azioni, Nuova, in quanto il nostro ordinamento precedente era fondato sul principio eh lo Stato non dovesse possedere direttamente partecipazioni ma per il tramite di un soggetto avente le caratteristiche di ente pubblico economico.

Di un soggetto cioè separato dallo Pubblica Amministrazione, autonomo, operante secondo criteri privatistici, a cui veniva affidato proprio il compito specifico di gestire le partecipazioni in società per azioni detenute dallo Stato. Questo a me sembra un mutamento assai rilevante: anche qui sorgono problemi di ordine pratico e giuridico e sorge la necessità di procedere a chiarimenti su molti aspetti.

Si tratta dei minori problemi che possono sorgere nel momento in cui lo Stato direttamente con procedure di tipo amministrativo pubblico procede al compimento di numerosi atti di rappresentanza e di negozio su titoli che la forma della S.p.A. premettono per così dire nelle sue premesse che vengono svolti da interessi operanti con scelte modalità operative private.

Penso alle implicazioni di una gestione da parte dell’amministrazione diretta d i titoli azionari di società quotate in borsa nell’ambito della legislazione speciale che regola i mercati borsistici e penso ai problemi del rapporto tra Amministrazione e Consob.

Penso poi ai numerosi problemi relativi allo svolgimento della funzione di azionisti a fianco di altri azionisti.

Penso al Ministro del Tesoro o od un suo dirigente che sottoscrive patti parasociali con privati.

In breve mi pare vi siano molte questioni sulle quali mi permetto di richiamare la vostra attenzione.

Andiamo verso un ordinamento nuovo e questo ordinamento in realtà dobbiamo ancora metterlo a punto.

L’inizio delle privatizzazioni evidenzierà la presenza e l’intensità e l’entità di questi problemi che mi pare di dover sin da ora segnalare e sui quali dovremo dare le risposte anche per poter rappresentare con chiarezza al mondo esterno il quadro entro cui opereranno le società per le quali invitiamo i mercati finanziari internazionali a sottoscrivere capitale di rischio.

Dobbiamo esser chiari non soltanto sull’ordinamento nel senso delle norme formali ma anche su quelle che possono essere le regole comportamentali e quella parte dell’ordinamento che normalmente viene chiamato “materiale”. Pensavamo, sempre su questa linea, al fatto che lo stato afferma di ritirarsi e di trasformare i soggetti che operano nel settore delle pubbliche utilità. Ciò dovrebbe costituire subito un segnale sullo relativa diversa importanza di certi criteri di gestione rispetto agli altri. Ma ciò pone a sua volta il problema di come sarà gestito l’interesse pubblico.

Il ritiro dello Stato dà una presenza di retta di controllo in questa Società non può significare un allontanamento ed una separazione. Restano mille e un problema, posti dal carattere monopolistico di queste aree di attività, agli interessi dell’utenza, alla formazione delle tariffe, alla regolamentazione delle nuove entrate. Che lo Stato si ritiri dal controllo diretto di queste imprese significa superare una fase, una cultura, un’epoca nella quale si era ritenuto che il controllo diretto da parte dello Stato, esaurisse in qualche misura tutti i problemi posti dai numerosi e contraddittori interessi pubblici in gioco; lo Stato proprietari o si riteneva potesse rappresentare e gli interessi dello Stato sociale egli interessi dello Stato che promuove lo sviluppo e gli interessi degli utenti e quant’altro. Nel momento in cui lo Stato si ritira fa emergere invece proprio la complessità dei numerosi interessi in gioco. Si pensi all’interesse dell’utente nei confronti di quello degli azionisti delle pubblic utility o al divario fra l’interesse dell’utente nell’immediato in una situazione data e l’interesse dell’utenza nel medio termine che chiede di essere rappresentato nello promozione di crescente efficacia ed efficienza delle imprese.

Altri Paesi sono già andati avanti nell’introdurre elementi concorrenza ove è conveniente e possibile e hanno sviluppato tentativi di costruzione di organismi regolatori esterni, Si tratta di organismi operanti in funzione della tutelo di breve termine dell’utenza, ma anche in condizione di sollecitare la concorrenza all’adozione di standard di servizi e di costi allineati con le migliori condizioni offerte dalle possibilità tecnologiche e di organizzazione.

Considero l’introduzione di amministrazioni straordinarie o vere e proprie authorities di settore, per regolare alcuni specifici settori di pubblico utilità, una improrogabile esigenza in quanto complementare alla e scelta del ritiro dello Stato da funzioni di diretto controllore. Anche questo, Presidente, è un temo di grande interesse sul quale spero di avere con lo vostra associazione ulteriori scambi di idee e riflessioni.

Mi potete chiedere J ha questo attinenza con il nostro interscambio con l’estero – lo risposta è positiva.

La creazione di un nuovo ordinamento che solleciti competitività nei settori di pubblica utilità può costituire uno dei punti più importanti dell’azione do svolgere per promuovere lo capacità concorrenziale del nostro Paese nel resto del mondo. Mi permetto di insistere su questo punto perché proprio       ci offre in qualche misura l’idea della realtà nella quale viviamo e dei mutamenti coi quali dobbiamo fare i conti. Il mondo intero è fatto di una gran parte di aree non sviluppate o scarsamente sviluppate o in via di sviluppo. Si tratta di aree di economie assolutissimamente carenti di infrastrutture e di servizi. Non si può immaginare uno sviluppo a livello delle tecnologie moderne in un paese arretrato dal punto di vista delle infrastrutture e dei servizi delle pubbliche utilità.

La crescita di queste aree risulterà impedita se non si procederà all’ammodernamento o alla realizzazione di nuove infrastrutture e servizi.

L’Italia  possiede soggetti importantissimi che sono  in condizione di progettare, realizzare e gestire sistemi di pubblica utilità. Laddove si potranno creare condizioni adeguate dal punto di vista dei sistemi tariffari e degli strumenti negoziali, si può presentare come uno dei più importanti candidati ad intrattenere rapporti nuovi di interscambi e di interrelazione economico-produttiva per il tramite delle proprie imprese di pubblico utilità. Ma per far questo bisogna che queste imprese siano sollecitate a comportamenti d’impresa competitivi.

Questo richiamo mi consente di ricordare a tutti le buone notizie che in questo periodo vengono continuamente confermate sull’andamento delle nostre esportazioni.

Il fatto che le nostre imprese abbiano dimostrato gronde capacità, grande elasticità rende possibile oggi il mantenimento di un livello di attività interno che ci consente di proseguire nella manovro di risanamento finanziario pur in situazioni di bassissima congiuntura internazionale.

Manovra che altrimenti, forse, saremo stati costretti a riconsiderare o rinviare.

Il mercato internazionale e la capacità di risposta delle imprese italiane stanno dando un contributo notevolissimo al sostegno dell’economia e, indirettamente al processo di risanamento della finanza pubblico.

Da questo andamento vengono anche indicazioni circa le politiche industriali per il futuro.

E al riguardo non possiamo non richiamare i limiti alla nostra azione dati dalle regole del mercato unico europeo.

Cadono molti strumenti dell’intervento pubblico per gli incentivi, sono definiti su scala europea i massimali concedibili; non possiamo più agire con la stessa autonomia nel tutelare questo o quel settore o questa o quella parte del nostro territorio; non disponiamo più di strumenti autonomi di controllo degli scambi.

Emergono alloro in primo piano ai fini della determinazione della competitività relativo del nostro paese e delle nostre imprese) ai fini stessi della ubicazione delle attività produttive in ambito europeo, i vari costi relativi incontrati nello svolgimento delle attività industriali.

Non vi è dubbio che per l’avvenire si porrà con evidenza il problema della parificazione dei trattamenti fiscali (diretti o parafiscali) delle attività produttive.

Grazie.

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