in “Il Sole 24 Ore”, 2 agosto 1993
La privatizzazione dei servizi pubblici è parte di un disegno che mira a rendere più efficienti le imprese che lo gestiscono, con benefici effetti su tutta l’economia.
La perdita del controllo da parte dello Stato sulle imprese che gestiscono servizi di pubblica utilità, non risolve però tutti i problemi.
Avere un azionariato privato (diffuso o meno che sia) è importante, quale elemento di stimolo all’efficienza; ma non dobbiamo dimenticarci che si tratta di imprese che operano in regime di monopolio o quasi monopolio. In tali casi, pur avendo un azionariato privato, lo scopo sarà raggiunto solo se a queste imprese sarà impedito di abusare di tale situazione.
Ciò si dovrà ottenere in vari modi. Si dovrà assecondare l’ingresso di nuovi operatori, laddove si dimostrerà possibile e utile creare condizioni di competitività. Si dovranno definire politiche e metodi per la determinazione delle tariffe, concepiti in modo da sollecitare aumenti di produttività ed efficienza nelle imprese. Si dovranno tutelare gli utenti, attraverso definizioni di standard qualitativi nei servizi prestati e di effettuazione di controlli e verifiche eccetera. Tutto ciò pone il problema della istituzionalizzazione di una funzione regolatrice. Da qui la necessità di dar vita ad organismi pubblici (Authorities) sufficientemente autonomi, in quanto devono saper esprimere autonomia di giudizio. Essi debbono aver piccole strutture altamente qualificate nel settore specifico (da qui la preferenza per singole Authorities per settore, piuttosto che di un singola authority). È un problema che altri Paesi hanno già da tempo affrontato. Dalla loro esperienza possiamo trarre molto. Occorre, infatti, realizzare una condizione di eccellenza anche nei sistemi di regolamentazione, adottando soluzioni equilibrate, che li rendano efficaci, senza farli divenire burocraticamente paralizzanti.
Nei Paesi che ci hanno preceduto, si sono ottenuti casi di notevole sviluppo di comportamenti imprenditoriali nelle tradizionali imprese di pubblica utilità. Questo ci porta a sottolineare un altro particolare aspetto degli obiettivi che occorre perseguire. Nel nuovo ordine economico mondiale, lo sviluppo si sta affacciando in aree della dimensione di interi continenti; questi sviluppi evidenziano grande carenze nei servizi e nelle infrastrutture. Alcuni dei Paesi interessati, pressati dall’impeto della crescita, si dichiarano disponibili a stipulare nuove forme di convenzioni e contratti con i quali affidare progettazione, costruzione e gestione di servizi di pubblica utilità a imprese estere. In tal modo essi offrono anche al capitale estero la possibilità di un investimento diretto.
Ebbene, il nostro Paese dispone di imprese di pubblica utilità dotate di una grande capacità di progettare, costruire e gestire impianti, reti e servizi.
Più in generale, per il nostro Paese è sempre più necessario essere in grado di competere su scala internazionale nella progettazione e gestione dei servizi, anche a fronte della domanda che gli stessi Paesi sviluppati esprimono. Tra le novità che ci attendono v’è dunque anche quella di una nuova dimensione internazionale delle imprese di pubblica utilità.
Privatizzazioni nei comportamenti e nei sistemi proprietari da un lato, adeguati sistemi di regolamentazione capaci di stimolare l’efficienza e l’affidabilità, dall’altro, sono, dunque, due inscindibili facce di un progetto che mira oltre all’utilità dell’utenza locale e che interessa per molti diversi motivi le prospettive future delle nostre economie.