La tutela dell’ambiente in Italia
Quaderni del Circolo Rosselli
Giunti, 1996
Paolo Baratta
È stato un lavoro molto utile quello svolto questa mattina; ci avviamo a una serie di argomenti di primaria importanza. La Comunità si avvia ad affrontare due grandi aree di problemi: una concerne il settore dell’acqua, l’altra concerne il settore dei combustibili e degli autoveicoli. Si tratta di aree vaste: non si tratta di una sola direttiva, ma di direttive-quadro e di direttive che potranno da queste discendere. Vi sono molti problemi che stiamo esaminando, tra cui una nuova direttiva di modifica sull’impatto ambientale. Abbiamo anche affrontato alcuni temi di respiro più ampio perché ci sono appuntamenti importanti nel corso dei prossimi mesi. Vi sono appuntamenti rilevanti per quanto riguarda la convenzione di Montreal sull’ozono; vi è un importantissimo impegno che riguarda la seconda conferenza delle parti sui cambiamenti climatici. Il tema dell’emissione di CO2 sta diventando uno dei più importanti argomenti intorno ai quali possono manifestarsi profondi dissidi tra continenti sviluppati e continenti in via di sviluppo.
È un tema che dovremo affrontare, tra l’altro, in connessione con lo sviluppo degli accordi sul WTO, sulla liberalizzazione dei commerci, da rendere compatibili con le convenzioni internazionali e con gli impegni internazionali di libero scambio, nei limiti accettabili sul piano politico dai vari paesi delle limitazioni o degli impegni di tipo ambientale. Alcuni impegni di tipo ambientale non riguardano, come è ovvio, soltanto il paese entro il quale si sviluppano le attività. Il tipico caso del CO2 è un fatto che riguarda l’intero orbe terracqueo. Discutere su questo argomento vuol dire affrontare con i paesi che sono sulla via dello sviluppo alcuni temi molto delicati che riguardano le loro tecnologie, le loro possibilità di coniugare sviluppo e tutela ambientale, e naturalmente noi siamo convinti che il problema sia proprio quello di raggiungere un equilibrato punto di conciliazione.
Non siamo qui a chiedere a due miliardi di cinesi o a un miliardo di indiani di sospendere la loro crescita. Noi siamo qui per favorire la loro crescita e cercheremo di affrontare la compatibilità nei termini in cui questa non riduce le loro potenzialità di sviluppo. Un argomento estremamente delicato, come potete immaginare, perché tocca nel vivo i temi della concorrenza internazionale in una fase in cui il balzo delle tecnologie è molto forte e i divari tra i livelli tecnologici si vanno, in qualche misura, amplificando, perché gran parte dello sviluppo dei paesi in crescita fa riferimento anche a tecnologie precedenti quelle in vigore o in uso attuale. Ho voluto citare questo problema perché sarà argomento di particolare conversazione e discussione continua con i commissari e, in particolare, con il commissario Ritt Bjerregaard, che ha su questo argomento una sensibilità del tutto particolare. E anche in questa sede, come in altre sedi, ho già rappresentato ancora una volta che l’Italia su questi temi si presenta con dei punti di eccellenza.
Abbiamo, non c’è dubbio, dei punti di eccellenza: non c’è dubbio che il recente nostro decreto sul benzene e sul contenuto di benzene nelle benzine è, credo, il più avanzato, certamente il più avanzato d’Europa. I vincoli che ci siamo dati e i risultati in termini di tecnologie che abbiamo raggiunto nella produzione, nei consumi di energia, nella produzione di veleni connessi di varia natura, nell’uso e nella produzione di gas che possono danneggiare l’ozono, sono tali che possiamo vantare certamente un primato.
E non ho nessuna difficoltà a riconoscere quanto indietro siamo invece nel settore dei rifiuti. Indietro in parte con la legge ma, mi sia consentito, anche qui c’è uno sforzo: il Governo sta dedicando molto tempo sia alla nuova legge sull’impatto ambientale sia alla legislazione sui rifiuti. Qui più che di leggi c’è bisogno proprio di buona amministrazione. Si tratta, a questo punto, di scegliere, di superare i vincoli di natura politica e le dispute. Si tratta di sensibilizzare le amministrazioni ad affrontare i problemi in senso pratico. La legge, a questo punto, può anche bastare: il problema è essenzialmente amministrativo. Ho anche detto come ci stiamo appunto attrezzando con alcuni nuovi interventi legislativi in più ampio senso: io considero la nuova legge sugli appalti, la 216, un’importantissima legge di tutela ambientale e la presento come una delle conquiste personali, in collaborazione con il Parlamento naturalmente, che vi lavora. E la definizione e i contenuti di cosa sia un progetto finalmente nella legislazione italiana danno a quella legge una caratura importante ai fini della tutela di territorio e ambiente.
A questo riguardo, nel collegato alla Finanziaria c’era l’accenno a una possibile azione di accorpamento dei settori ambiente e territorio, e da tempo vado sostenendo con forza la necessità di dare finalmente alla nostra amministrazione una chiara attività di tutela al contempo del territorio e dell’ambiente. Mentre l’accorpamento del Ministero dell’Industria e del Commercio Estero è un fatto che era già studiato e acquisito, lavorare intorno a questo tema è qualcosa di più complicato, e forse metterlo in un collegato dove si giustifica una misura per il solo fatto che si risparmiano dei quattrini, in un articolo di una legge che tratta decine di argomenti, una questione di questa importanza presentava i suoi pericoli e questi si sono, in qualche misura, concretizzati. Vi è stato un momento in cui, invece di procedere verso la costruzione di un equilibrato Ministero della Tutela del Territorio e dell’Ambiente, si stava andando verso una ancora più tradizionale divaricazione tra il classicissimo ministero che fa il cemento e l’altro ministero che si presume sia soltanto tutore e giudice. Ancora una volta, a questo punto, ho preferito suggerire la sospensione della discussione sull’argomento, perché avremmo fatto dei passi indietro e non dei passi avanti.
Quello che l’esperienza ci ha insegnato in tutti questi anni è che questo modo di ragionare antico fa sì che si hanno delle leggi severissime ma poi, al dunque, in mezzo, sta un territorio nel quale l’abusivismo dilaga, i fiumi sono abbandonati, le coste sono abbandonate, le acque sono lasciate alla non-amministrazione. Il territorio di fatto non ha un tutore. Il tutore non può essere che un tutore attivo, poiché la tutela passiva è una visione arcaica e obsoleta della gestione dell’ambiente e del territorio. Il territorio deve avere una tutela attiva perché il territorio e l’ambiente devono trovare rappresentazione istituzionale e amministrativa. Chi mai rappresenta l’interesse del territorio se non vi sono organismi dedicati? Chi mai rappresenta l’esigenza degli investimenti e delle spese correnti per la manutenzione del territorio se non vi è una rappresentazione permanente, sistematica, della tutela attiva che sa poi progettare e gestire? Abbiamo dato molta importanza alle autorità di bacino in un paese che, finalmente, in questi mesi sta sviluppando e maturando una cultura della manutenzione del proprio territorio come non si faceva da decenni.
Diamo importanza a tutti gli organi intermedi che curano le aree protette proprio perché abbiamo bisogno di un’amministrazione attiva di tutela. Il territorio e la difesa del suolo, il territorio e la difesa delle città, la politica urbana: è tutta un’area le cui competenze sono di fatto passate agli enti locali. Allo Stato rimangono poche funzioni fondamentali di legislazione generale e funzioni di promozione attraverso fondi speciali dedicati. Non può questo, a mio avviso, essere svolto se non con una visione unitaria degli interi problemi della riqualificazione urbana, del territorio e dell’ambiente. Non vedo differenze tra un depuratore e uno scavo per organizzare la laminazione o l’esondazione di un fiume. Sono entrambi atti d’amore verso il territorio, atti che ci portano a proporre misure e interventi per contrastare il degrado ambientale. Il territorio è un luogo nel quale i danni, se si compiono, sono permanenti. Non si può lasciare la tutela del territorio e dell’ambiente alla gestione ordinaria, che potrebbe subire danni irreparabili.
La politica del territorio e dell’ambiente non può essere lasciata alle vicissitudini politiche di un’amministrazione, centrale o periferica. Bisogna che ci sia sempre qualcuno che rappresenti questo interesse generale, che è anche un interesse delle generazioni future. La battaglia per formare un Ministero del Territorio e dell’Ambiente, per quanto mi riguarda, continua.
Paolo Baratta è stato ministro dell’Ambiente e dei Lavori Pubblici nel governo Dini.