25-26-27 ottobre 1990
Sono grato per l’invito a parlare all’inizio di questo convegno che si annuncia ricco di spunti di riflessione e di autorevoli contributi.
Mi pare sia stata un’ottima idea quella di porre sul tappeto congiuntamente numerosi problemi, tutti tra loro collegati, il che riflette il desiderio diffuso di fare il punto sulla situazione in tutti i suoi complessi aspetti.
Quando rivolgiamo la nostra attenzione allo stato delle cose e consideriamo le realizzazioni portate a termine nel nostro Paese, per non parlare delle mancate realizzazioni, e gli eventi di questi nostri anni, concludiamo con la sensazione che ci troviamo di fronte a un sistema decisionale che appare bloccato.
Sembra cioè che nei processi decisionali, i vari soggetti coinvolti, sia che si tratti di individuare, progettare, finanziare, autorizzare, tendano sistematicamente a incontrare ostacoli che impediscono il realizzarsi in misura adeguata di progetti, di opere, di interventi urbani, che soddisfino le esigenze e le aspirazioni di qualità, che soddisfino gli obiettivi di razionalizzazione delle città, che rappresentino segni tangibili di una civiltà urbana.
Un certo senso di frustrazione sembra colpire alcune professioni quali quella dell’architetto, il che rende ancora più fortemente avvertita la tradizionale tensione tra i due poli di riferimento dei contenuti professionali: creatività – managerialità, contenuti artistici – contenuti tecnici. Il sistema acuisce queste tensioni per la minore possibilità che esso offre di risolverle in una diffusa alta qualità degli interventi.
Forte sembra la tentazione all’autocommiserazione, alla quale questo convegno mi sembra voler reagire, impostando sulla scala adeguata i problemi più acuti.
La realtà che ci circonda si caratterizza per alcune potenzialità, che vanno tenute presenti quali punti di riferimento. Consideriamo ad esempio la domanda potenziale o esplicita sia per quanto riguarda la residenza abitativa che per quanto riguarda l’edilizia di servizio, le infrastrutture e i servizi pubblici. La domanda si va sempre più qualificando al diffondersi di un reddito pro capite crescente e al continuo ammodernamento dell’organizzazione, delle attività economiche, all’introduzione di nuove tecnologie nelle attività di servizio.
Una domanda di sempre migliore qualità per quanto riguarda le caratteristiche delle unità abitative si accompagna a un crescente desiderio di una migliore qualità della vita per ciò che riguarda la civiltà urbana.
La sempre più diffusa sensibilità per l’ambiente è un aspetto importante della nostra società e dell’evoluzione della nostra cultura. Sarebbe riduttivo ridurre il problema a quello della salvaguardia dell’ambiente naturale. Tale esigenza riflette infatti, innanzi tutto, l’insoddisfazione per il modo come è organizzata la vita dell’uomo nelle città e manifesta quindi in primo luogo indirettamente una domanda di più qualificata organizzazione delle città stesse.
Inutile intrattenersi sulla più alta qualità delle strutture che viene richiesta in relazione col progresso tecnico nel campo delle attività produttive e dei servizi pubblici e privati. Si chiede una più alta qualità di progetti e di realizzazioni sia per quanto riguarda i singoli edifici che gli interventi urbanistici.
Un progetto è comunque il risultato di una serie di scelte e di decisioni. Al riguardo vanno fatte due considerazioni: in primo luogo va osservato che qualsiasi iniziativa, soprattutto quando il progetto è innovativo, tende a incontrare forti ostacoli rappresentati dai molteplici piccoli interessi che ad esso si oppongono.
In secondo luogo ogni progetto richiede un contestuale convergere di decisioni da parte di soggetti ed organismi di varia natura, da chi esprime la domanda e quindi dall’utenza a chi svolge le azioni di sviluppo, dall’autorità pubblica e dall’amministrazione locale, alle società di costruzione e, ovviamente, ai progettisti.
Da questi due ordini di problemi emergono due necessità. Innanzi tutto che vi siano le condizioni che consentano l’affermazione di un interesse più generale sui piccoli interessi particolari, disponendosi al riguardo anche possibilità di compensazione, al fine di ridurre la capacità paralizzante di questi ultimi.
La possibilità di realizzare progetti qualitativamente significativi pone poi il problema di una sintonia nell’operato dei numerosi soggetti che devono concorrere alla stessa concezione ed esecuzione.
Si devono poter trovare nelle leggi, nelle procedure, le possibilità di conciliare interessi individuali e interessi più generali. In tal senso ci interessano alcune leggi già approvate recentemente e alcune proposte di legge attualmente in discussione.
Penso ad esempio alla nuova legge sulle autonomie locali approvata a metà di questo 1990, legge profondamente innovativa per quanto riguarda numerose funzioni e modalità operative delle autonomie locali.
Si pensi tra l’altro all’istituzione delle aree metropolitane che offre una occasione importante per riorganizzare i maggiori enti territoriali, per introdurre procedimenti decisionali nuovi, strumenti nuovi.
Si pensi ad esempio alla possibilità introdotta sempre per gli enti locali di gestire attività tramite imprese. Si tratta di un passo importante perché si possano esprimere gestioni economiche nelle amministrazioni e maggior dinamismo ed efficienza.
È augurabile ad esempio che da queste innovazioni possa emergere un diverso modo di gestire il patrimonio degli enti locali. Di questo patrimonio delle amministrazioni pubbliche locali si parla molto per eventuali cessioni al fine di generare incassi addizionali per la finanza pubblica in notorie difficili condizioni.
Questo problema ci interessa, invero, nella misura in cui la sollecitazione a vendere si traduce, innanzitutto, in una sollecitazione a gestire in modo più razionale ed efficiente il patrimonio delle amministrazioni pubbliche e a un suo utilizzo più proficuo ai fini di una politica urbana più qualificata.
Di notevole interesse è la legge attualmente in discussione sul regime di esproprio dei suoli. L’idea finalmente di collegare un’autorizzazione con una imposizione fiscale sul potenziale plusvalore che tale concessione determina, sembra risolvere positivamente un antico nodo, che nel nostro paese ha tenuto bloccata ogni innovazione nella gestione del territorio urbano, nel continuo oscillare tra ipotesi estreme di esproprio e atteggiamenti di acquiescenza e rinuncia.
Si è detto poi della necessità di riconoscere che, se un progetto si realizza, è il risultato del concorso di molti diversi soggetti che devono operare allo stesso “livello”.
Da qui una serie di considerazioni. La pubblica amministrazione deve essere in condizioni di esprimere una qualificata capacità di iniziativa e orientamento. Vi è quindi un problema di responsabilità e qualità professionale degli addetti alle pubbliche amministrazioni, ciò diversamente dai criteri che sembrano condizionare i comportamenti tradizionali, in base ai quali si tende ad attribuire alla pubblica amministrazione un ruolo di esclusivo accertamento formale.
Dubito che si possano realizzare interventi significativi di alta qualità senza una vivace capacità promozionale espressa dalla pubblica amministrazione.
Vanno poi seguiti con particolare attenzione i mutamenti che hanno luogo nel settore delle imprese di costruzione.
La nuova concorrenza europea, l’emergere di nuova imprenditorialità stanno introducendo notevoli mutamenti nell’industria delle costruzioni verso forme organizzate su base più moderna.
Emerge in particolare come anche l’economicità della produzione dipende sempre più dalla possibilità di operare su scala adeguata e su livelli qualitativi elevati.
Sta diffondendosi in misura più significativa la figura dello “sviluppatore”, quale soggetto organizzatore di un intervento, momento di coordinamento di vari interessi, di organizzazione dell'”economia” del progetto stesso.
La diffusione di questa funzione è stata un aspetto essenziale dell’evoluzione di altri paesi, verso l’ampliamento del “respiro” dimensionale e territoriale dei progetti.
Di pari passo si può evolvere la finanza. La maggiore articolazione degli interventi e la migliore organizzazione dei programmi di attuazione e vendita inducono una più appropriata articolazione degli interventi finanziari di supporto nelle diverse forme del finanziamento della partecipazione al rischio.
Ho cercato di riassumere brevemente aspetti delle evoluzioni in corso dai quali non può certo prescindere l’architetto come universitario o come professionista.
La stessa Università può con riferimento a queste evoluzioni trovare gli spunti per quegli ulteriori perfezionamenti da introdurre nella formazione dell’architetto, che di questi mutamenti deve essere cosciente e verso di essi aperto.
L’Istituto Nazionale di Architettura, che qui rappresento, si offre quale uno dei punti più significativi per queste riflessioni sul rapporto tra le diverse componenti e i vari soggetti, la cui azione convergente può assicurare qualità ed efficacia all’azione progettuale e all’efficiente realizzazione.