Economia Pubblica, mensile di studi e d’informazione a cura del Ciriec
Franco Angeli Editore, settembre 1981, n.9
Il problema dei trasferimenti di risorse e la sua connessione con la questione del bilancio pubblico sono stati al centro dell’intervento dell’ing. Paolo Baratta, presidente del Consorzio di credito per le opere pubbliche. Rifacendosi ai dati statistici forniti dallo Iasm, egli ha fotto notare che, sommando le cifre relative, per il 1979, ai consumi privati (44 mila 900 miliardi), ai consumi pubblici (14 mila 200) e agli investimenti lordi (15 mila 600), si ottiene una grandezza (circa 74.000 miliardi) che può dare un’idea della massa monetaria spendibile nel Mezzogiorno. Questa cifra va raffrontata con quella di 62 mila miliardi, che rappresenta il valore aggiunto prodotto nell’area: la differenza. di circa 12 mila miliardi (pari a circa il 16% del totale del reddito disponibile), è un indice abbastanza esatto del fabbisogno netto di importazione di risorse, cioè una misura con la quale si può valutare, per così dire, di quanto l’area del Mezzogiorno vive al di sopra dei propri mezzi. Considerando che oltre tutto questa cifra sottostima notevolmente l’effetto complessivo dei trasferimenti, in quanto nel valore aggiunto è computata anche l’attività della pubblica amministrazione, che comporta di per sé un trasferimento di risorse, è evidente che il fenomeno dei trasferimenti è ormai un fatto organico, che non è possibile liquidare come l’effetto di disfunzioni e di clientelismi.
In passato, tutt’e due le politiche possibili sono state condotte: quella che potremmo definire di tipo keynesiano, dei trasferimenti di ricchezza destinati a sostenere i livelli di reddito e di domanda, e quella delle politiche di incentivazione miranti a creare la capacità di pro durre reddito. Il primo tipo di politica redistributiva ha prodotto certamente importanti effetti di miglioramento del livello di vita, ma non ha conseguito alcun apprezza bile risultato come fattore di induzione dello sviluppo. Tanto più indispensabile appare dunque per il futuro la prosecuzione delle politiche di incentivazione alla produzione. Ma questa necessità viene a scontrarci con un problema che appare di giorno in giorno più grave: quello del bilancio pubblico. Se si tiene anche conto di eventuali fenomeni di deindustrializzazione e degli interventi di risanamento e di ristrutturazione che si renderanno necessari per l’industria meridionale, l’entità del fabbisogno di risorse da gestire tramite il bilancio dello Stato per sostenere almeno l’attuale situazione del Mezzogiorno assume proporzioni veramente critiche.
Il problema del controllo del bilancio pubblico si pone dunque in termini seri e non più dilazionabili e dovrebbe segnare una profonda svolta nella politica meridionalista. Infatti non c’è più spazio per politiche d’investimento che determinino aumenti di produttività molto differiti: le risorse limitate su cui si potrà realisticamente fare affidamento dovranno essere impiegate in investimenti a redditività avvicinata. Ci0 implica una modifica della strumentazione dell’intervento straordinario, certamente non più indirizzato a grandi opere pubbliche, ma al risparmio delle risorse e alla loro destinazione molto puntuale a situazioni dove in un breve arco di tempo si possano conseguire rilevanti aumenti della produttività.
Un altro aspetto che non va sottovalutato è che l’attuale sistema di industrializzazione del Mezzogiorno è largamente basato su impianti decentrati. Ora, non bisogna dimenticare che, se tali impianti e tali attività han potuto essere decentrati nel Mezzogiorno, è per che si tratta per l’appunto di attività e di impianti che possono essere facilmente spostati. Dunque un sistema basato su questo tipo di impianti è inevitabilmente un sistema sempre sull’orlo della trasformazione, fragile, precario, che ha bisogno continuamente di nuovi investimenti per mutare la produzione, riapprontare gli impianti, modificare l’attività. Il che comporta nuovi trasferimenti di risorse e nuovi carichi per il bilancio statale.
In conclusione, tutte le vie per l’industrializzazione e lo sviluppo del Mezzogiorno passano attraverso la questione del bilancio dello Stato. Le scelte strategiche per un’area vasta come il Mezzogiorno sono molto limitate. La stessa politica degli incentivi è ormai uno strumento usato in tutta Europa, uno strumento così diffuso da essere diventato per ciò stesso poco efficace. La politica industriale si fa con strumenti amministrativi, fa capo al governo centrale. E il problema del bilancio pubblico va quindi affrontato e chiarito prioritariamente, prima ancora di fare le leggi e di predisporre gli strumenti d’intervento.