INTERVENTO DEL MINISTRO DEI LAVORI PUBBLICI E DELL’AMBIENTE, PAOLO BARATTA
al convegno organizzato da CONFINDUSTRIA – Unione Industriali di Como
Villa Erba – Cernobbio (Como) – 26 marzo 1996
Desidero innanzitutto ringraziare il Presidente dell’Unione Industriali di Como per avermi invitato a questo incontro e per avere organizzato questo dibattito.
E proprio per dovere di ospitalità inizierò ad affrontare i temi contenuti nella relazione del Presidente, che gentilmente mi ha fatto pervenire in anticipo.
Si evince dalla sua relazione l’orgoglio locale per aver affrontato in tempi adeguati e in modo corretto il problema della gestione idrica nonché della depurazione, e per le soluzioni che ci si accinge a dare alla distribuzione, al riutilizzo dell’acqua depurata, ecc., con programmi che ammontano a 130 miliardi complessivi.
Il Presidente crede nella sua relazione, a nome di un’esperienza locale che funziona e che opera, che l’evoluzione della legislazione e delle pratiche amministrative non solo non debba intralciare o penalizzare quanti sono avanti nell’esperienza favorevole, ma semmai li assecondi.
In sostanza chiede che emerga un sistema che sia incentivante e disincentivante nella giusta direzione e cioè che nell’azione politica e amministrativa non ci si regoli sui soggetti in ritardo finendo col danneggiare chi procede a velocità più spedita. Su questo, signor Presidente, sono del tutto d’accordo con Lei.
Il sistema delle norme e la varietà delle realtà locali nel campo della gestione delle risorse idriche è di tale complessità, e così forte la stratificazione delle consuetudini sedimentate, da rendere le trasformazioni qualche volta faticose e complesse. Ma non è mia consuetudine la pratica dello scarica barile delle responsabilità, né quella di trarre vantaggio dalle difficoltà altrui.
Parlerò dunque di quel che per parte nostra abbiamo fatto, lo spirito col quale lo abbiamo fatto e le finalità che si sono intese perseguire proprio nel senso della costruzione di un adeguato sistema di incentivazioni e disincentivazioni non distorto ma coerente con gli obiettivi di miglioramento.
In tal senso si muove la legge n. 172 del 1995, all’articolo 2, che impone a tutti i comuni di realizzare il sistema depurativo e di attivare comunque entro il 31.12.1996 la fase di pre-trattamento delle acque.
Si è fissato per la prima volta, in modo preciso e cogente, un canone (L. 400 al m³) per gli utenti da commisurarsi sulla base dei volumi di acqua prelevata e da corrispondersi anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi.
Si è con ciò posto fine in modo preciso, dando così attuazione anche a quanto già la legge Galli prevedeva, a quel distorto privilegio che consentiva un risparmio economico proprio a coloro che inquinavano.
Gli interessati sono molti. Si tratta di una cifra dell’ordine di 18 milioni di italiani, abitanti sia di valli da tempo riconosciute aree di crisi sia di grandi città, per i quali non è operativa la depurazione.
Si aggiunga che si è previsto, come certamente Le è noto, che il ricavato di questo canone avrà destinazione vincolata alla costruzione dei depuratori negli stessi ambiti ove essi sono assenti o non funzionano.
Da una valutazione preliminare, le nuove entrate derivanti da questo canone possono assommare a 1.000 miliardi l’anno; risorse addizionali che, opportunamente gestite, ad esempio per far fronte a mutui, possono consentire assai consistenti investimenti nella depurazione nell’immediato futuro.
Con questa iniziativa si è voluto operare nello spirito e nella direzione della legge Galli, essendo previsto che siffatto canone rientrerà nel momento in cui diventerà operativa, ambito per ambito, la nuova tariffa relativa al servizio integrato.
Si è assunta anche una delibera CIPE relativa al canone di fognatura che conferma le 170 lire per m³ per le utenze civili. Non si è in alcun modo penalizzato il sistema delle industrie che depuravano. Sia il canone di depurazione che quello di fognatura non hanno subito incrementi.
Anche in questo caso si è cercato di introdurre un elemento di correzione di una possibile scorretta concorrenza, prevedendosi l’applicazione del canone anche per le aziende che usano fognature pubbliche e che quindi fino a ieri non pagavano di fatto il servizio di depurazione.
Vorrei ricordare inoltre alcune importanti novità. Vi è noto che la legge finanziaria ultima ha previsto l’istituzione di un fondo per la progettazione: fondo per anticipazioni agli enti pubblici. Con soddisfazione possiamo sottolineare che nella circolare di applicazione troviamo i progetti per il settore idrico al primo posto tra quelli identificati come possibili destinatari di questa misura di sostegno.
Il Ministero dei lavori pubblici, in questi giorni, è fortemente impegnato nell’avvio del piano operativo risorse idriche previsto nel Quadro Comunitario di Sostegno per le aree dell’obiettivo 1. Si tratta di un complesso di iniziative pari a circa 4.000/4.500 miliardi per un quadriennio, da finanziarsi per metà a carico dello Stato italiano e per metà a carico dell’Unione Europea, nelle zone particolarmente depresse, nelle quali – come è noto – il problema dell’acqua si presenta in modo particolarmente forte, dovendosi provvedere a infrastrutture rilevanti di base per gli approvvigionamenti.
Problema che è tipico del nostro Mezzogiorno, a differenza delle aree del centro-nord. La responsabilità degli interventi è degli Enti gestori o delle Regioni per le opere di carattere maggiore. Anche qui, il lavoro più intenso che ci compete in questo momento è quello di sollecitare un più intenso lavoro di progettazione e il completamento dei progetti.
Colgo anche per questo l’occasione per riconfermare che forse uno dei più seri problemi della gestione del nostro territorio è la lentezza con la quale si assumono decisioni e si fanno progetti. Molte opere di cui si parla, di cui si crede nell’attivazione, ancora non hanno progettazione adeguata.
Sempre soffermandoci sulla mobilitazione delle risorse disponibili, mi preme richiamare la vostra attenzione sul fatto che proprio nel corso del 1995 si è provveduto a mobilitare una consistente somma di risorse pubbliche già stanziate nei passati bilanci dello Stato, che per vari motivi si trovava incagliata. Faccio riferimento in particolare a circa 1.000 miliardi di interventi rientranti nel Piano triennale dell’ambiente, rappresentati essenzialmente da interventi di depurazione in aree dichiarate a rischio.
Si sono rivisti progetti, si sono sollecitate le Regioni ad abbandonare i progetti che apparivano infondati e, riqualificando quindi il programma, si sono create le condizioni perché queste risorse siano spese. Abbiamo al riguardo qualche conferma positiva sull’attivazione di queste iniziative così ridefinite.
Altri 1.000 miliardi di risorse, sempre appartenenti al Piano triennale dell’ambiente, destinate prevalentemente anch’esse alla depurazione – delle quali 430 miliardi destinate al bacino del Po e che venivano riportati a nuovo negli aggiornamenti formali del Piano triennale fin dal 1991 – hanno trovato allocazione nei confronti di progetti individuati dalle Regioni. Sono stati avviati i primi trasferimenti nella forma di anticipazioni alle Regioni per questi interventi.
Qualche ulteriore iniziativa di accelerazione di spesa è stata sostenuta nel caso di interventi diversi cofinanziati dalla Comunità, per un totale di 700 miliardi tra Envireg e Quadro Comunitario di Sostegno.
In un momento nel quale dobbiamo fare i conti con difficoltà nel reperimento di risorse finanziarie nuove per un intervento pubblico di sostegno a queste iniziative, è stata cura particolare del Ministro dei lavori pubblici e dell’ambiente apportare modifiche ai programmi, rivedere le destinazioni, ridefinire accordi con gli Enti locali che consentissero la mobilitazione delle notevoli risorse disponibili, non spese e non impegnate, che ancora abbiamo ereditato dal passato.
Cito solo di passaggio le azioni straordinarie che si sono messe in atto nei casi dove il problema dell’acqua è emergenza. Sicilia, Sardegna, Puglia, aree del Sannio, ecc. hanno posto, se pur in diverso grado e misura, problemi di emergenza idrica. In queste realtà è operante un commissario avente poteri eccezionali.
Non posso non concordare sul fatto che la legislazione, in particolare quella ambientale in merito alle acque, presenti tuttora le caratteristiche di una legislazione che si è venuta formando per strati successivi, e che sia giunta l’ora di un ordinamento più chiaro e netto. Ed è proprio in questo senso che al Ministero dell’ambiente si sta operando alla predisposizione del decreto legislativo, volendo avvalersi della delega prevista nella legge comunitaria del 1994.
Con questo decreto legislativo sistemeremo l’intero complesso delle norme ambientali sull’acqua, in particolare sulla qualità e sulla depurazione. Mi auguro che con questi provvedimenti si possa pervenire a una disciplina coerente, e come per le altre materie sarà nostra cura consultare anche gli operatori, soprattutto quelli ben operanti, per volerne trarre opportuni suggerimenti. Sarà nostra cura proporre un decreto legislativo, in coerenza con il restante sistema di leggi relativo al settore idrico.
Non posso infine non richiamare in questo momento l’impegno che, come Presidente di turno del Consiglio Europeo, stiamo affrontando nella sede dell’Unione.
Proprio nel settore delle acque siamo partecipi e stiamo pilotando un passaggio di primaria importanza. Di fronte al numero rilevante di direttive emesse in passato nel settore delle acque, si è assunta la decisione assai significativa per la storia stessa della Comunità di sospendere la moltiplicazione di direttive, di fare un punto fermo, di puntare a una direttiva-quadro che possa costituire un momento di coerenza di tutto il sistema normativo.
Allo scopo di avviare la redazione della direttiva-quadro, si è chiesto alla Commissione di stilare un documento preliminare che la Commissione ha consegnato e di cui è stata data informazione nel Consiglio dei Ministri del 4 marzo scorso a Bruxelles. Su questa relazione sarà avviata la discussione nel prossimo Consiglio dei Ministri di giugno, sempre a Bruxelles.
Per quanto riguarda la legge Galli, ho ritenuto utile allegare a questo mio intervento una breve nota riassuntiva dello stato di attuazione in relazione sia agli adempimenti spettanti al Ministero sia a quelli, di ben maggiore portata operativa, spettanti alle Regioni e alle autonomie locali.
Come vi è noto, la legge Galli è essenzialmente una legge di decentramento nel settore delle acque. Potete trarre da questa informazione anche alcuni elementi circa la lentezza delle procedure che la stessa legge prevede, dovendosi spesso, a volte inevitabilmente, procedere con una serie di consultazioni multiple prima che un provvedimento sia varato definitivamente.
Stupisce solo in parte dunque il fatto che, avendo il Ministro varato il 2 agosto 1995 ben nove tra decreti e direttive previsti dall’articolo 4 della legge Galli, essi siano comparsi nella Gazzetta Ufficiale solo dieci giorni fa.
Lo stesso dicasi per quanto riguarda il metodo relativo alla tariffa. Il Comitato di vigilanza consegnò il suo lavoro alla fine di luglio 1995. Su di esso si è dovuto acquisire il parere delle sei autorità di bacino di rilievo nazionale (organismi a loro volta di natura collegiale tra diversi Enti locali). I pareri sono stati forniti nel corso degli ultimi mesi e siamo ora in attesa che le riunioni tecniche, che si tengono presso la Conferenza Stato-Regioni, possano concludersi e che la Conferenza Stato-Regioni stessa proceda alla necessaria valutazione.
Abbiamo pronta la bozza del decreto sulle concessioni di servizio previste dall’articolo 20, che anch’esso attende – per ovvii motivi di completezza – la definitiva presa di posizione sulle modalità di determinazione delle tariffe e del loro aggiornamento, ovvia parte integrante di un decreto che tratta delle concessioni.
Per contro, l’allegato dà un resoconto delle attività delle Regioni, dal quale si può trarre un quadro della situazione nonché delle diverse soluzioni date dalle singole Regioni a problemi importanti, quali la definizione dell’ambito, l’identificazione dei soggetti responsabili, l’identificazione delle forme attraverso le quali gli Enti locali partecipano all’ambito stesso, nonché le forme istituzionali che si sono create.
L’evoluzione delle norme è in atto. Non basta certamente però guardare all’evoluzione delle norme. Occorre anche che vi siano delle precise volontà di procedere nella direzione che è tracciata dalla legge Galli con azioni conseguenti anche se non imposte dalla stessa legge.
Mi permetto di richiamare alcuni punti principali:
- Occorre essere chiari nel formare l’ambito, che si deve definire un soggetto istituzionale che dovrà svolgere funzione di concedente e dovrà essere attrezzato per svolgere pienamente questa funzione.
- Dovrà essere chiaro che i gestori dovranno essere imprese. Tale è indirettamente il requisito della legge nel momento in cui si definisce un sistema di concessione e di controllo tariffario fondato sull’economicità della gestione e quindi sulla possibilità di disporre di un sistema governato da bilanci civilistici e da obiettivi di efficienza.
È, a mio avviso, implicito nella legge che i gestori debbano assumere la forma della società per azioni. Ritengo utile una innovazione legislativa con la quale si prevedano adeguati incentivi per chi, adottando la forma della società per azioni, dia corso a successive fusioni o accorpamenti (analogamente a quanto si fece per il sistema bancario).
È preferenza di chi parla che queste società per azioni si aprano nella compagine azionaria al mercato, elemento importante perché possa funzionare più compiutamente la dialettica tra concedente, concessionario e regolatore, che può operare con efficacia solo se gli interessi dell’efficienza sono compiutamente rappresentati. - Per quanto riguarda il sistema tariffario, esso deve ovviamente mirare a dare elementi di riferimento utili nel momento in cui si abbiano a fare gare per le concessioni e nel momento in cui nelle concessioni si stabiliscono gli impegni reciproci tra concessionario e concedente.
Non posso poi non esprimere l’esigenza che, per quanto riguarda il sistema tariffario, si abbia a confermare nel nostro Paese compiutamente una cultura di chiarezza e trasparenza, con la quale si offra al cittadino la possibilità di verificare la rispondenza di una tariffa ai costi di produzione e di identificare chiaramente il rapporto tra aumento tariffario e investimento.
Occorre che, senza fughe all’indietro, si dia un più preciso contenuto alle pattuizioni sulla politica dei redditi e sul sistema tariffario, onde rendere chiara la finalità di contemperare in ogni momento l’utile del consumatore di oggi, l’utile del consumatore di domani, la necessità di introdurre tecnologie e di fare investimenti. Conciliazione che solo un sistema tariffario moderno sviluppa nel tempo con adeguati consensi.