Intervento presso l’Osservatorio Astronomico di Roma in occasione dell’inaugurazione del telescopio. 10 Aprile 1996
in Atti dell’ Osservatorio- e dattiloscritto – pagg.1-4

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OSSERVATORIO ASTRONOMICO
10 APRILE 1996 INTERVENTO DEL MINISTRO

1. La consistenza e la persistenza della fascia di ozono stratosferico condizionano la qualità e le possibilità della vita su molte ed estese aree del nostro pianeta.
La fascia protettiva di ozono stratosferico riduce l’intensità della radiazione solare ultravioletta, che – se non “filtrata” ha effetti gravi sulla salute e sull’ecosistema.
All’aumento delle radiazioni ultraviolette sono infatti attribuiti sia molti tumori della pelle, malattie degli occhi e deficit immunitari, sia alterazioni strutturali degli ecosistemi naturali.

La distruzione della fascia di ozono risente della combinazione ai fattori “naturali” quali le radiazioni solari e le eruzioni vulcaniche e di fattori “antropici” connessi all’impiego di sostanze chimiche a base di cloro, fluoro e bromo.

Le prime osservazioni sul “buco dell’ozono” facevano ritenere che il fenomeno fosse circoscritto all’estremo emisfero meridionale, dove più evidenti e misurabili erano stati riscontrati i danni alla salute ed all’ambiente prodotti dall’aumento delle radiazioni ultraviolette.

Ma i controlli scientifici ed il monitoraggio sempre più accurato hanno messo in evidenza l’estensione del fenomeno prima alla regione artica, e successivamente anche a vaste zone temperate dell’emisfero nord.

La distruzione della fascia di ozono ha assunto dunque in modo sempre più chiaro la caratteristica di un fenomeno globale con importanti riflessi locali: e l’ultimo report scientifico della Organizzazione Metereologica Mondiale non lascia margini di dubbio sulla estensione del fenomeno e sui rischi per la salute delle popolazioni e gli ecosistemi.

2. I rischi globali per la salute e per l’ambiente hanno determinato fin dal 1985, con la Conferenza di Vienna, l’assunzione dell’obiettivo – a livello mondiale della protezione della fascia di ozono.
Gli impegni per raggiungere questo obiettivo sono stati fissati con il Protocollo di Montreal del 1987, emendato a Londra nel 1990, a Copenaghen nel 1992 e a Vienna nel 1995.
Il Protocollo individua tre grandi linee di azione a livello globale e locale:
lo sviluppo della ricerca scientifica sulle cause, e del monitoraggio sulla estensione della distruzione della fascia di ozono;
la limitazione progressiva, fino alla eliminazione, delle sostanze pericolose per la fascia di ozono;
l’informazione alle popolazioni sui rischi e sulle misure di prevenzione.

3. Il progressivo accertamento della estensione e della gravità del buco dell’ozono ha determinato, con gli emendamenti al Protocollo di Montreal, l’adozione di impegni sempre più stringenti s.i.a a livello scientifico che industriale.
Mentre da un lato sono state rafforzate le iniziative e la funzione dei panels scientifici e delle reti di monitoraggio, dall’altro sono diventati vincolanti per tutti i paesi industrializzati gli obblighi relativi alla cessazione degli usi dei clorofluorocarburi ed alla limitazione del bromuro di metile e degli idroclorofluorocarburi.

Nel corso dell’ultima Conferenza delle Parti di Vienna, grazie soprattutto al lavoro dell’Italia e della Germania, sono stati assunti nuovi impegni per la riduzione dell’uso degli halons, che rappresentano in assoluto i prodotti più pericolosi per la fascia di ozono.

Gli obiettivi e gli impegni internazionali sono stati ripresi – in modo generalmente più severo – dal regolamento europeo 3093 del 1994, che peraltro dovrà essere modificato entro il 1996 per adeguarsi ai nuovi obiettivi fissati dalla Conferenza di Vienna del 1995.

La modifica del Regolamento Europeo è stata preparata in questi mesi dalla Presidenza italiana, e nello scorso Consiglio dei Ministri dell’Ambiente del 4 marzo sono state approvate le linee cui dovrà tenersi la Commissione Europea per predisporre il nuovo Regolamento.
A queste stesse linee si è ispirato il Governo con il decreto legge del 10 febbraio 1996, che aggiorna la normativa italiana approvata con la legge
549 del 28 dicembre 1993 ed impegna l’Italia a regolamentare prima in Europa la riduzione progressiva dell’uso degli halons e la loro sostituzione con prodotti meno pericolosi.

4. L’impegno dell’Italia non si è limitato ai soli aspetti industriali ma si è orientato anche sulle questioni relative al monitoraggio e all’informazione alle popolazioni.
I1 Ministero de11 ‘ Ambiente ne1 1995 ha attivato cinque linee di lavoro: che proseguiranno e si estenderanno nei prossimi anni:

  • coordinamento delle attività di monitoraggio dell’ozono stratosferico realizzate in Italia e costruzione di una stazione di rilevamento chimico nell’isola di Lampedusa, affidata all’Enea;
  • partecipazione dell’Italia al RADIATIVE INPUTS OF THE SUNTO EARTH PROGRAM, mediante la realizzazione presso l’Osservatorio Astronomico di Roma di un telescopio PSTT per monitorare l’attività solare e acquisire informazioni indirette sullo strato di ozono;
  • definizione dei modelli relativi al rapporto tra condizioni meteoclimatiche e intensità delle radiazioni ultraviolette, con la messa a punto di previsioni a medio periodo, affidate al CNR di Modena;
  • realizzazioni di ricerche e applicazioni sperimentali sui sostituti del bromuro di metile e degli halons affidate alla Facoltà di Agraria dell’Università di Torino e ad un Consorzio Interuniversitario;
  • organizzazione delle informazioni scientifiche da diffondere al pubblico e a settori della popolazione (scuole, università, operatori) sulla struttura e sui rischi della fascia di ozono stratosferico affidata al Centro Italiano di Ricerche ed Educazione Ambientale dell’Università di Parma.

Nel contesto di questo impegno e di questi programmi, sono lieto di inaugurare il telescopio realizzato presso l’Osservatorio di Roma, che diventa “focal point” europeo della ricerca e del monitoraggio sulle attività solari.